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Moglie incapiente: tasse e spese mediche

2 giugno 2018


Moglie incapiente: tasse e spese mediche

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2018



La sentenza della Cassazione n. 8533 dell’aprile 2016 che decideva che le spese mediche del coniuge non a carico, incapiente, potessero essere detratte dalle tasse del marito che ha capienza, ha avuto un seguito? Le procedure e la modulistica dell’Agenzia delle Entrate sono state modificate coerentemente?

La sentenza della Corte di Cassazione n. 8533 del 2016 si occupò di una dichiarazione dei redditi congiunta (presentata da coniugi non legalmente separati) affermando che doveva essere consentito al dichiarante compensare il proprio debito di imposta con il credito Irpef della moglie incapiente con specifico riferimento alle ritenute d’acconto relative ai compensi per il lavoro svolto da quest’ultima nell’impresa del dichiarante e al contributo per il servizio sanitario nazionale.

La stessa sentenza, poi, affermava che doveva considerarsi possibile per il dichiarante effettuare la stessa operazione (cioè la compensazione dei propri debiti di imposta con i crediti del coniuge incapiente) anche con riferimento, in generale, alle detrazioni, ritenute e crediti di imposta.

Veniva, perciò, sostanzialmente annullato dalla Corte di Cassazione l’accertamento in rettifica operato dall’Agenzia delle Entrate in danno del contribuente (accertamento che aveva disconosciuto e non accettato la compensazione effettuata dal contribuente stesso).

Detto questo, occorre dire che l’Agenzia delle Entrate non si è uniformata a questa sentenza: infatti le istruzioni operative per la compilazione del modello 730 non ne tengono conto.

In dettaglio, a pagina 80 delle Istruzioni per la compilazione del modello 730/2018 (nella sezione III, punto 12 Quadro I, dedicato alle imposte da compensare) viene chiaramente ed espressamente detto che: “in caso di presentazione della dichiarazione in forma congiunta, i coniugi possono scegliere autonomamente se e in quale misura utilizzare il credito che risulta dalla liquidazione della propria dichiarazione per il pagamento delle imposte dovute da ciascuno di essi. Pertanto, non è consentito utilizzare il credito di un coniuge per il pagamento delle imposte dovute dall’altro coniuge”

Non è pertanto consentito, secondo l’Agenzia delle Entrate, compensare il credito Irpef di un coniuge con il debito di imposta dell’altro.

Così stando le cose, al contribuente non resta che:

– o adeguarsi alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (non operando la compensazione);

– oppure effettuare comunque la compensazione ed attendere poi il molto più che probabile avviso di accertamento in rettifica dell’Agenzia delle Entrate per impugnarlo davanti alla Commissione tributaria competente invocando a proprio favore il favorevole precedente della sentenza della Corte di Cassazione n. 8533 del 2016 (sperando che la Corte di Cassazione non muti orientamento e tenendo presente che, in ogni caso, nel nostro sistema le sentenze non hanno forza di legge, ma solo di precedente dal quale il giudice può anche discostarsi fornendo adeguata motivazione).

Si aggiunga, infine, che le istruzioni per la compilazione del modello 730/2018 sono scaricabili in rete anche dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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1 Commento

  1. Vorrei sapere se cio’ è valido anche se la coniuge è a carico del marito dichiarante. La sentenza mi sembrava considerare il caso di coniugi non a carico dell’altro.
    Grazie
    Gianandrea

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