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Far girare gli screenshot della chat privata è reato?

2 giugno 2018


Far girare gli screenshot della chat privata è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2018



In una chat privata di WhatsApp, con 7 membri tutti militanti di partito sono stati spesso esternati nostri pareri negativi (non minacce di morte ma solo esternazioni ingiuriose) su 2 segretari di partito locali. Questi venuti a conoscenza della chat hanno traviato uno dei 7, costringendolo a nostra insaputa, ad inviargli gli screenshot delle nostre conversazioni senza coprire i nostri profili. I segretari hanno poi provveduto a far girare gli screenshot ad altri membri di partito sia locali che fuori Regione per screditarci. Il direttivo ha preso provvedimenti disciplinari nei nostri confronti. Non ha potuto querelarci essendo passati più di 90 giorni dall’ultima esternazione sulla chat. Così facendo però, siamo noi ad essere stati calunniati e diffamati? Chi ha divulgato non ha commesso reato? Noi ne siamo venuti a conoscenza da circa un mese. 

In via generale bisogna premettere che la Costituzione (art. 15) tutela la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione e stabilisce che la loro limitazione possa avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie previste dalla legge. 

In ossequio a questo principio il legislatore ha previsto alcune ipotesi di reato. 

1. Il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (art 616 c.p.). 

Tale delitto prevede che chiunque: 

– prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta; 

– ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione; 

– ovvero, in tutto o in parte la distrugge o sopprime; 

è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 a 516 euro. 

Se, poi, il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito con la reclusione fino a tre anni. Si noti che per corrispondenza si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza e che il delitto sopra descritto è punibile a querela della persona offesa. 

2. Il reato di rivelazione di corrispondenza (art. 618 c.p.) che punisce la rivelazione del contenuto di corrispondenza (che doveva rimanere segreta) di cui un soggetto sia venuto a conoscenza abusivamente. Tale reato prevede la pena della reclusione fino a sei mesi o della multa da 103 a 526 euro ed è, al pari del precedente, punibile a querela della persona offesa. 

3. Il delitto di diffamazione (art 595 c.p.) che si configura nel caso in cui la diffusione delle conversazioni sia fatta allo scopo di offendere l’altrui reputazione. Se l’offesa è recata con il mezzo della stampa, o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa non inferiore a 516 euro ed il reato è procedibile di ufficio (non vincolato, dunque, al termine di 3 mesi).

4. Infine, se la pubblicazione è diretta a far conoscere a terzi fatti o dati personali di un soggetto, siamo nell’ambito del trattamento illecito dei dati personali che viola la legge sulla privacy (d.lgs. n. 196/2003). 

Dopo avere chiarito, in via astratta, quali sono le ipotesi di reato che potrebbero configurarsi nel caso di pubblicazione di una conversazione privata (alla quale, come si è detto, è stata equiparata anche la chat privata), può analizzarsi la questione in esame. 

Si tratta di una chat privata (dunque non accessibile a terzi) nella quale il lettore e gli altri membri della chat hanno riferito cose spiacevoli su due segretari di partito. La notizia è trapelata attraverso uno di loro che aveva partecipato alla chat che, a sua volta, lo ha divulgato. 

a) Il termine per presentare querela è di 3 mesi e non, come erroneamente scrivono molti, di 90 giorni; 

b) I consiglieri di cui si è parlato male non avrebbero potuto presentare alcuna querela, considerato che il ‘parere negativo’ espresso in una conversazione privata (e, dunque, non divulgato) non costituisce reato. Diverso sarebbe stato il caso in cui il lettore e gli altri membri della chat non si fossero limitati ad un commento negativo ma aveste comunicato a terzi (anche privatamente) una falsa diceria tesa a screditare i due consiglieri locali: in tale ultima ipotesi effettivamente ci sarebbero stati gli estremi per la diffamazione (ma il termine è scaduto per cui inutile parlarne ancora). 

c) Far girare la notizia (in particolare la fotografia della comunicazione) senza cancellare i nomi degli autori non integra il reato di calunnia che sussiste quando si accusa ingiustamente qualcuno di un reato che si sa non abbia commesso. In questo caso nei confronti del lettore e degli altri membri della chat non è stata mossa alcuna accusa ma è stato divulgato ciò che hanno effettivamente scritto. 

d) Esclusa la calunnia va esclusa anche la diffamazione sempre perché ha parlato, per il lettore e gli altri membri della chat, la foto fedele della loro conversazione. Quindi non è stato detto di loro il falso al fine di diffamarli. 

e) Escluse le fattispecie che il lettore aveva ipotizzato restano quelle elencate in premessa che lo stesso e gli altri membri della chat potranno sottoporre al Pubblico Ministero con un atto di querela e che lui valuterà. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola 

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