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Lo sai che? Con la separazione spetta il risarcimento del danno?

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2018

Separazione e divorzio tra marito e moglie: l’addebito non comporta il diritto al risarcimento del danno salvo in casi eccezionali. Ecco quali.

Ti stai per separare da tuo marito (o da tua moglie). Ritieni che la colpa per la rottura del matrimonio sia tutta sua: si è comportato/a male, è cambiato/a rispetto agli inizi in cui eravate fidanzati e non ha mai fatto un passo per venirti incontro. Anzi, dinanzi alla tua richiesta di separazione, ha preso atto della decisione senza combattere o proporti soluzioni. Insomma è chiaro che, tra i due, chi ha tenuto di più al matrimonio sei stata/o tu. Ora però ti chiedi se con la separazione ti spetta il risarcimento del danno. Vorresti infatti essere indennizzata/o per tutte le spese che hai sostenuto in favore della famiglia, famiglia in cui hai da sola/o creduto: dalle spese per la celebrazione delle nozze a quelle per la casa o l’affitto, dall’arredo alle ristrutturazioni, dal mutuo a quelle per le bollette. Se non c’è un risarcimento vorresti almeno il rimborso per tutti i soldi che gli hai regalato in questi ultimi mesi: dai sostegni economici alle donazioni. Esiste un modo per ottenere giustizia? Se questo è il tuo problema, sei capitato nella pagina giusta. In questo articolo ti spiegheremo quello che spetta al coniuge (marito o moglie che sia) dopo la separazione quando la causa dello scioglimento dell’unione è da attribuire all’ex.

Chi è responsabile per la separazione?

Per spiegare se con la separazione spetta il risarcimento del danno, dobbiamo introdurre alcuni concetti fondamentali sulla responsabilità dei coniugi in caso di crisi. 

Come ben saprai, il matrimonio è fondato su quattro doveri fondamentali. Questi sono:

  1. la fedeltà;
  2. la convivenza sotto lo stesso tetto;
  3. l’assistenza morale;
  4. l’assistenza materiale.

Solo violando uno di questi quattro doveri si può essere ritenuti responsabili per la separazione e il divorzio. In caso contrario, è ugualmente possibile chiedere la separazione, con o senza l’accordo del coniuge, ma non vi sarà un responsabile e un “non responsabile”. Ad esempio:

  • è responsabile chi tradisce il marito o la moglie, ma non è responsabile chi gli dice semplicemente che non lo ama più. “Disinnamorarsi” è un diritto di chiunque e non comporta alcuna responsabilità;
  • è responsabile chi se ne va via di casa per sempre, ma non chi si prende quattro o cinque giorni per “riflettere” in caso di lite;
  • è responsabile chi non si prende cura del coniuge malato o non gli dà i soldi necessari per vivere se ne ha le disponibilità economiche;
  • è responsabile chi non si prende cura della famiglia, né con il proprio lavoro domestico né con il proprio reddito. 

Per separarsi bisogna che vi sia una responsabilità?

Spesso si crede che la separazione possa scaturire solo dalla responsabilità di un coniuge. Non è detto. Si può chiedere la separazione semplicemente perché la «convivenza è divenuta intollerabile», il che succede anche solo per il fatto di non provare più alcun sentimento per il coniuge. Quindi, anche in assenza di responsabilità si può procedere alla separazione e poi al divorzio. Non è necessario che l’altro (o l’altra) sia d’accordo. Se c’è l’intesa, infatti, si procede a una separazione consensuale; se invece non c’è si va ugualmente dal giudice e, proponendo una causa contro l’ex, si ottiene ugualmente la separazione. Il fatto di “non voler dare la separazione” non può essere considerato una responsabilità. Tuttavia il giudice può condannare la parte soccombente alle spese processuali.

Quali sono le conseguenze per chi è responsabile della separazione?

A questo punto, prima di arrivare a dire se, con la separazione, spetta il risarcimento del danno, dobbiamo introdurre il concetto del cosiddetto addebito. Te lo spiegheremo con parole molto semplici, in modo da fugare tutti i possibili dubbi e le incertezze che probabilmente ti sarai fatto leggendo qua e là sul web. 

Se il giudice rileva che la separazione è stata chiesta a seguito di un comportamento illecito di uno dei due coniugi (ossia per violazione del dovere di fedeltà, coabitazione, assistenza morale e materiale), attribuisce a quest’ultimo il cosiddetto addebito: dichiara cioè in capo a lui la responsabilità per la fine del matrimonio.

Cosa comporta l’addebito? Al contrario di quanto puoi pensare l’addebito non implica alcun risarcimento del danno, né il diritto al mantenimento. L’addebito comporta, al contrario, la perdita di diritti in capo a colui cui viene attribuito. In particolare, chi subisce l’addebito non può:

  • chiedere il mantenimento, anche se ha un reddito più basso;
  • diventare erede dell’ex se questo muore prima del divorzio.

Il mantenimento non è una forma di risarcimento del danno ma solo un metodo per consentire a chi guadagna di meno di continuare a mantenere un tenore di vita simile a quello che aveva durante il matrimonio. Ecco perché, sia che abbia o che non abbia l’addebito, il coniuge più “ricco” deve ugualmente versare l’assegno mensile di mantenimento all’ex, a meno che riesca a dimostrare che la separazione è avvenuta per causa di quest’ultimo e quindi a imputargli l’addebito. 

Con la separazione spetta il risarcimento? 

La violazione di uno dei quattro doveri del matrimonio comporta, come unica e naturale conseguenza, solo l’addebito. Non è quindi dovuto alcun risarcimento del danno. 

Quindi, se un coniuge tradisce l’altro, se va via di casa, se non contribuisce alle spese o al ménage domestico non deve risarcire l’ex per il suo comportamento colpevole e per la sofferenza causata dalla separazione.

L’unico caso – in realtà molto raro – in cui è riconosciuto un risarcimento del danno in caso di separazione è quando si sia violato un diritto fondamentale della persona dell’ex coniuge come il diritto alla reputazione o all’integrità fisica. Si pensi, ad esempio, al coniuge che tradisce l’ex e lo fa in pubblico, in modo che tutti lo sappiano, così ledendo la sua reputazione. O a chi picchia violentemente la moglie procurandole delle lesioni (in quest’ultimo caso ci saranno anche gli estremi del reato di lesioni). Leggi anche Quando chiedere i danni al marito o alla moglie.

Il coniuge può quindi agire contro l’altro, colpevole della violazione dei doveri matrimoniali, se tale violazione si traduce nell’aggressione a diritti fondamentali della persona per chiedere un risarcimento dei danni subiti. Ma attenzione, secondo la giurisprudenza, la richiesta di risarcimento del danno va fatta in una causa diversa da quella relativa alla separazione. Infatti si tratta di due oggetti e procedure differenti. È quanto chiarito più volte dalla Cassazione [1]. Sul punto leggi No causa di separazione e risarcimento del danno insieme.

Nelle rare ipotesi in cui è ammesso il risarcimento, si possono chiedere sia i danni patrimoniali che quelli non patrimoniali.

La richiesta di risarcimento in caso di separazione è affrontata in relazione a tre ipotesi principali: 

  • violazioni dell’obbligo di fedeltà: per valutare l’ingiustizia del danno si valuta soprattutto l’offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge. Non rileva cioè il fatto della relazione extraconiugale di per sé considerata; per configurare gli estremi del danno ingiusto rilevano invece gli aspetti esteriori dell’adulterio (magari particolarmente offensivi e oltraggiosi), come ad esempio il discredito determinato dall’adulterio sull’attività lavorativa del coniuge;
  • violazione del diritto di assistenza tra coniugi: ad esempio la moglie fa mancare per lungo tempo ogni assistenza al marito, malato di mente; il marito, con comportamenti protratti per mesi, fa esplicite affermazioni di aperto disinteresse per le sorti ed i bisogni della moglie e del figlio nascituro, con modalità sprezzanti, dichiarando apertamente e platealmente di volere abbandonare la moglie in condizione di particolare fragilità e bisognosa di assistenza e sostegno morale e affettivo per via del suo stato di gravidanza. In tal caso la moglie ha visto pregiudicata la qualità complessiva del proprio stato di vita in un periodo particolarmente delicato sul piano emotivo, affettivo, relazionale e progettuale quale è quello della gestazione [2]
  • mancata informazione sulle proprie condizioni psicofisiche e sessuali: ad esempio il coniuge che si sposa tacendo di essere impotente o di non poter avere figli.   

Con la separazione spettano i rimborsi spesa?

Con la separazione non spettano i rimborsi per i normali regali e sostegni fatti in costanza del matrimonio in quanto si tratta di obbligazioni naturali nell’ambito del normale rapporto di assistenza reciproca. Solo dimostrando di aver sostenuto delle spese ingenti, come la manutenzione della casa, si può ottenere il rimborso delle stesse.

La separazione legale e il divorzio non producono effetti su eventuali donazioni effettuate dai coniugi durante il matrimonio. Il donante può chiedere la revocazione della donazione solo se il comportamento del donatario costituisce ingiuria grave o in caso di sopravvenienza di figli. Se però durante la convivenza un coniuge assegna all’altro beni mobili di sua proprietà (ad esempio gioielli di famiglia non particolarmente preziosi, ma di valore affettivo) è necessario individuare se ricorre una donazione o un prestito (contratto di comodato senza termine): se dalla natura del bene è possibile dedurre l’esistenza di un comodato, dopo la separazione bisogna restituire il bene.

note

[1] Cass. sent. n. 18870/2014.

[2] Trib. Milano, sent. del 7.03.2002.


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