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Divieto retribuzione in contanti

15 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



Se il datore di lavoro paga la retribuzione con bonifico ma non va a buon fine: quali sanzioni?

Il tuo datore di lavoro si è adeguato alle nuove norme che prevedono il divieto di corresponsione della retribuzione in contanti. Dato che la retribuzione deve essere tracciabile, ha disposto il bonifico a tuo favore ma, credendosi astuto, ha revocato l’ordine di bonifico prima che la banca lo autorizzasse; di fatto, dunque, anche se ha esibito la contabile del pagamento, nessuna somma è mai pervenuta sul tuo conto corrente. E’ legittima una condotta simile? A quali sanzioni va incontro il datore di lavoro?

La risposta è contenuta in un recente parere dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro [1]. Vediamo come funziona il divieto di retribuzione in contanti e cosa succede se il bonifico del datore di lavoro non va a buon fine.

Divieto contanti: come deve essere pagata la retribuzione

A partire dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti non possono più corrispondere ai lavoratori la retribuzione, né ogni anticipo di essa, in denaro contante. La retribuzione deve essere obbligatoriamente versata attraverso una banca o un ufficio postale con una delle seguenti modalità tracciabili:

  1. bonifico sul conto identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore;
  2.  strumenti di pagamento elettronico;
  3. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Divieto di retribuzione in contanti: a chi si applica

Il divieto di retribuzione in denaro contante si applica ad ogni rapporto di lavoro subordinato, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Il divieto dei contanti non si applica:

  • ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni;
  • ai rapporti di lavoro domestico;
  • ai compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale

Divieto di retribuzione in contanti: sanzioni

Al datore di lavoro o committente che viola il divieto di retribuzione in contanti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

Il divieto si intende violato quando:

  • la corresponsione delle somme avviene con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore;
  • nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato.

La contestazione dell’illecito avviene secondo la legge sulle sanzioni amministrative [2]. La sanzione sarà determinata nella misura ridotta e, in caso di mancato versamento delle somme sul cod. tributo 741T, l’autorità competente a ricevere il rapporto, è da individuare nell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Il verbale di contestazione e notificazione adottato dagli organi di vigilanza può essere impugnato con ricorso amministrativo al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro entro trenta giorni dalla notifica.

Retribuzione non pagata: bonifico revocato

Secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, il divieto di contanti e l’obbligo di pagamento mediante sistemi tracciabili, si intendono violati anche nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato o l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso. In questi casi è infatti evidente uno scopo elusivo del datore di lavoro.

Dunque, è necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti dalla legge ma che lo stesso sia andato a buon fine. Se il bonifico è stato revocato o l’assegno annullato, al datore di lavoro si applica la sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro.

note

[1] Nota n. 4538 del 22.05.2018.

[2] L. 689/1981.

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