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Fotografie: valgono come prova in un processo?

28 Maggio 2018


Fotografie: valgono come prova in un processo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Maggio 2018



Prove e documenti nelle cause civili e penali: le fotografie e gli screenshot possono servire come prova nei confronti dell’avversario?

Hai in corso una questione legale con il tuo vicino di casa. Negli ultimi giorni hai scattato numerose fotografie ai lavori che questi ha eseguito sul confine: le immagini dimostrerebbero, con estrema evidenza ed in modo inequivocabile, gli illeciti da questi realizzati. Si tratta di comportamenti che, se da un lato, vanno a ledere il tuo diritto di proprietà (e quindi hanno un risvolto di carattere civilistico), dall’altro lato costituiscono veri e propri reati (con conseguenti risvolti penali). C’è però un problema: gli scatti raccolti sono l’unico documento che hai per dimostrare i fatti in contestazione. Pertanto ti chiedi se le fotografie valgono come prova in un processo. Qui di seguito cercheremo di fornirti la spiegazione pratica a questo legittimo interrogativo, tenendo presente che la risposta è diversa a seconda che si tratti di un processo civile o penale. In verità per il tecnico del diritto si tratta di un quesito semplice da risolvere, ma non a tutti è dato sapere cosa prevedono i codici in materia di immagini acquisite come documentazione in una causa. Ecco perché è necessario procedere con ordine.

Le prove in un processo

Prima di spiegare se le fotografie hanno valore di prova in un processo, bisogna stabilire a cosa servono le prove e quali sono.

In una causa, civile o penale che sia, non conta chi ha ragione, ma chi riesce a dimostrare la propria ragione. “Carta canta” recita un detto popolare che riassume, con incredibile precisione, l’essenza stessa dei processi: ogni procedimento davanti a un giudice non può che essere fondato sulla prova e non sulle dichiarazioni delle parti. Se c’è la prova di un diritto, quel diritto esiste; se invece non c’è, quel diritto è come se non esistesse e, di conseguenza, non può neanche essere tutelato (nonostante il magistrato lo ritenga ingiusto). Per vincere un processo, quindi, non è necessario affannarsi a convincere “a parole” il tribunale, ma bisogna andare “ai fatti”.  Ma quali sono le prove?

Anche se molte cause vengono definite grazie ai testimoni, indubbiamente la prova regina del processo sono i documenti. I contratti, le fatture, lo scambio di corrispondenza, la documentazione medica, le dichiarazioni sottoscritte dal debitore rappresentano, spesso e volentieri, fatti oggettivi non legati a ricordi o valutazioni di tipo personale.

Facciamo un esempio pratico: un conto è dimostrare attraverso testimoni che in un incidente stradale l’urto dei veicoli è avvenuto a causa dell’invasione di corsia da parte di una vettura proveniente dal senso opposto, un altro è invece dimostrare l’accaduto attraverso alcune foto effettuate con il proprio smartphone nell’immediatezza dei fatti in base alla posizione dei veicoli dopo la collisione. La fotografia si presta a ben poche incertezze, mentre la testimonianza, soprattutto se sono trascorsi molti anni dai fatti, può essere sempre imprecisa e offuscata dal passare del tempo. 

Tuttavia, c’è anche un discorso pratico: la fotografia è una prova che viene acquisita non in presenza del giudice (quindi senza alcuna garanzia legale); peraltro, rimanendo nella disponibilità di chi l’ha eseguita, essa si può prestare ad alterazioni o “falsificazioni”. Non è solo il caso del photoediting che, con l’ausilio di particolari software, oggi può essere riconosciuto, ma del fatto che la foto non dice con esattezza il momento o il luogo in cui è stata scattata. Per esempio: se una foto vuol dimostrare l’avvio di alcuni lavori edili non è in grado di consegnare la prova del giorno esatto in cui questi sono partiti; se un datore di lavoro ha scattato le foto di un dipendente che, durante la malattia, è uscito con gli amici come può provare che dette foto si riferiscono proprio a quel periodo e non a un altro?

Proprio per questo le fotografie, al pari dei testimoni, vengono guardate con una certa prudenza. Prudenza che, tuttavia, è differente a seconda che si tratti di una causa civile o penale. Vediamo le due ipotesi qui di seguito.

Che valore hanno le fotografie in un processo civile

Nel processo civile la fotografia viene equipara alle riproduzioni meccaniche come lo sono, ad esempio, le fotocopie, le registrazioni, le riprese video, gli screenshot (ossia la stampa del video del computer e delle finestre aperte in un determinato momento). Il codice afferma che le riproduzioni meccaniche hanno valore documentale solo se non contestate, in causa, dall’avversario. Cosa significa? Non certo che la controparte può, genericamente e in modo semplicistico, affermare di “opporsi” all’esibizione del documento per togliere a questo ogni valore di prova, ma che deve anche suggerire al giudice le ragioni per cui detta riproduzione meccanica non può ritenersi autentica o tale da dimostrare con certezza i fatti rappresentati. Si pensi proprio al caso di una fotografia scattata alle spalle dei protagonisti che, pertanto, non sono facilmente riconoscibili o che vorrebbe dimostrare un determinato fatto ma è priva di elementi che consentano di risalire al momento in cui è stata eseguita.  

Ad esempio, la foto di un investigatore privato potrebbe non essere sufficiente a dimostrare l’inadempimento di un lavoratore a meno che quest’ultimo, in causa, ammetta che l’immagine corrisponde a verità; anzi, basterebbe non dire nulla per far sì che la foto acquisisca il valore di prova (secondo il principio secondo cui tutto ciò che non è espressamente contestato si considera ammesso). In presenza di una contestazione è possibile “supportare” la foto con delle dichiarazioni testimoniali, quelle ad esempio dello stesso soggetto che l’ha effettuata (sempre a patto che non sia una delle parti in causa). Facciamo un esempio: un detective scatta una foto a un marito mentre tradisce la moglie; in giudizio questi si difende sostenendo che l’immagine si riferisce a cinque anni prima, quando la coppia non era ancora sposata, sicché non si potrebbe parlare di tradimento. A quel punto il detective potrebbe essere chiamato a testimoniare per riferire in che giorno ha visto la scena che poi ha immortalato.

Che valore hanno le fotografie in un processo penale

Nel processo penale la giurisprudenza della Cassazione è stata più permissiva, affermando il valore di prova della fotografia. Si legge ad esempio in alcune sentenze che i rilievi fotografici rappresentativi dello stato dei luoghi rientrano a pieno titolo nelle prove documentali. Essi, avendo contenuto figurativo, fatto cioè non da scrittura bensì da immagini, costituiscono di per sé piena prova che può essere sempre acquisita e sulla quale il giudice può validamente fondare il proprio convincimento [1]. 

In un’altra recente sentenza la Suprema Corte ha detto che anche gli screenshot possono valere come prova benché eseguiti non in contraddittorio con la controparte e senza la presenza del giudice. In particolare la Corte ha ritenuto assolutamente valida come prova documentale la copia cartacea dello screenshot. I giudici hanno precisato che «i dati di carattere informatico contenuti in un computer rientrano tra le prove documentali e per l’estrazione di questi dati non occorre alcuna particolare garanzia; di conseguenza ogni documento acquisito liberamente ha valore di prova, anche se privo di certificazione, sarà poi il giudice a valutarne liberamente l’attendibilità» [2]. Le fotografie sono documenti acquisibili al fascicolo per il dibattimento, e non invece accertamenti tecnici irripetibili da compiere nel rispetto delle garanzie difensive [3].

Sebbene il codice di procedura penale [4] sancisce l’inutilizzabilità dei documenti anonimi, esso si riferisce solo ai documenti rappresentativi di dichiarazioni, mentre non si estende alle fotografie [5].

I documenti fotografici costituiscono prove documentali la cui provenienza, non richiedendo alcuna sottoscrizione a differenza dei documenti dichiarativi, può essere fatta risalire alla stessa parte che le produce [6]. 

Anche in tema di reati edilizi, le fotografie o i rilievi fotografici, che rappresentano fatti, persone o cose, costituiscono prova documentale. Tale carattere hanno anche quando rappresentano lo stato dei luoghi. Ne deriva che i rilievi fotografici aerei integrano piena prova, che può essere sempre acquisita, e sulla medesima il giudice può validamente fondare il proprio convincimento [7].

note

[1] Cass. sent. n. 19139/2018.

[2] Cass. sent. n. 8736/2018.

[3] Cass. sent. n. 27118/2015.

[4] Art. 240 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 42130/2012.

[6] Cass. sent. n. 19139/2018.

[7] Cass. sent. n. 19968/2008.


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