Diritto e Fisco | Editoriale

Se un bambino picchia mio figlio cosa posso fare?

28 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2018



Quante volte è capitato che tuo figlio venisse colpito o venisse graffiato da un altro bambino? Ecco cosa puoi fare in questi casi.

Al parco giochi, ad una festa di compleanno o, comunque, in qualsiasi luogo in cui sono presenti bambini, può capitare che ci sia quello più manesco, che tende ad alzare le mani verso gli altri. Se avete un figlio o, semplicemente, siete babysitter o nonni, vi sarà sicuramente capitato di vedere episodi in cui alcuni bimbi, anche piccolini, di 5/6 anni, graffiano, mordono o addirittura prendono a calci o schiaffi gli altri.

In questi casi, sicuramente, ti sarai chiesto Se un bambino picchia mio figlio cosa posso fare?, soprattutto se quell’episodio violento ha causato ferite, magari anche di una certa gravità.

Il comportamento del bambino aggressivo, infatti, potrebbe addirittura configurare un reato.

In particolare, si può parlare di reato di percosse [1] alla presenza di un semplice schiaffo, di strattonamenti o anche solo di uno spintone.

Nei casi più gravi, invece, si configura il reato di lesioni personali [2]. Quest’ultimo, a differenza delle percosse, comporta una malattia (fisica o mentale) che può avere diversa durata e da tale durata dipende la quantità di pena irrogata. Per esempio, se il bambino manesco ha spintonato vostro figlio, procurandogli una lieve storta alla caviglia, guaribile in trenta giorni, rientrerete nell’ipotesi di “lesioni lievi” poiché guaribili in meno di quaranta giorni. Per capire la durata della malattia, dovrete visionare il referto medico eventualmente rilasciato dal Pronto Soccorso in cui vi sarete recati: nella parte finale, troverete il riferimento alla durata della prognosi.

Se vostro figlio è stato vittima di percosse o di lesioni lievissime (guaribili, cioè, in meno di venti giorni), potrete proporre querela nei confronti di chi ha posto in essere il comportamento aggressivo. Se, invece, è stato vittima di lesioni lievi, gravi o gravissime, la procedibilità è d’ufficio. Ciò significa che non è necessaria la presentazione della querela perché, grazie al solo referto del Pronto Soccorso, le indagini inizieranno comunque.

Tutto ciò, tuttavia, vale solo quando il minore ha compiuto i 14 anni e, dunque, può dirsi imputabile.

Se il colpevole ha meno di 14 anni?

In questi casi, il soggetto è non imputabile quindi non può essere sottoposto ad un procedimento penale. Ciò non significa, però, che debba rimanere impunito. Nei casi più gravi, infatti, gli può essere comminata una misura di sicurezza (per esempio, il divieto di recarsi in un determinato luogo).

Al di là dell’aspetto penalistico, comunque, potrete avere una tutela dal punto di vista civilistico. Se, infatti, un bambino manesco se la prende con vostro figlio, recandogli lividi, ecchimosi o qualsivoglia ferita, la responsabilità passa ai genitori dello stesso. La legge [3], infatti, impone ai genitori di risarcire il danno causato dal comportamento illecito del figlio minore. La mamma ed il papà, secondo giurisprudenza costante, sono infatti tenuti ad esercitare una corretta sorveglianza sul proprio figlio anche quando questi sia con gli amichetti nel cortile di casa o in un parco giochi. Anche se non è fisicamente sotto la loro stretta sorveglianza, difatti, la responsabilità sussiste per non aver impartito al minore una corretta educazione [4].

Se il bambino manesco è accompagnato dalla babysitter o dai nonni?

Può senz’altro capitare che il bambino che ha alzato le mani su vostro figlio non sia accompagnato da mamma o papà ma dai nonni o dalla babysitter o, ancora, dal genitore di un suo amichetto. In tutti questi casi, la legge [5] prevede che il risarcimento del danno sia dovuto da chi, in quel momento, era tenuto alla sorveglianza del minore. Ne risulta che, nell’esempio, la responsabilità cadrà sulla babysitter, sul genitore dell’amichetto o sui nonni a cui era stato affidato il bimbo.

Attenzione a ciò che dici

Sarete sicuramente furiosi, è normale. Vostro figlio piange, ha un grosso livido o un grosso graffio e avete voglia di scambiare due chiacchiere con la mamma/nonna/babysitter che, magari, seduta sulla panchina, sta guardando il suo cellulare e non si è accorta di nulla? Fatelo, ma con garbo.

Se, infatti, utilizzate espressioni come: “Tuo figlio è un maleducato” oppure “Non sei stata capace di insegnare l’educazione a tuo figlio” sappiate che il/la destinataria della frase potrà chiedere il risarcimento del danno per le offese ricevute. Se è vero, infatti, che il reato di ingiuria [6] è stata depenalizzato, è vero anche che, oggi, è un illecito civile, con conseguente possibilità, appunto, di chiedere il risarcimento del danno.

Se mio figlio viene picchiato da un altro bambino a scuola?

Valgono le stesse regole sopra esposte: se l’aggressore ha più di 14 anni (quindi, imputabile), sarà sottoposto a procedimento penale qualora ricorra il reato di percosse o lesioni personali.

Se, invece, il bambino manesco ha meno di 14 anni, potrà essere chiesto il risarcimento del danno all’asilo o scuola frequentata da vostro figlio. Il rapporto contrattuale in base al quale nasce il dovere di sorveglianza, infatti, sussiste tra scuola ed alunno. Tuttavia, è possibile chiedere il risarcimento anche alla maestra nel caso abbia tenuto un comportamento scorretto, non diligente ossia in caso di omesso controllo.

Un bimbo ha preso di mira tuo figlio, lo bullizza, lo picchia, ma la maestra non fa nulla?

Il costante comportamento violento nei confronti di vostro figlio, dovrebbe condurre la maestra a denunciare questi episodi. Le continue vessazioni, umiliazioni e violenze, danno vita, infatti, al reato di maltrattamenti in famiglia [7].

Secondo la giurisprudenza, la maestra (o professoressa) che assiste inerme ai predetti comportamenti violenti, può essere a sua volta perseguita per il reato di maltrattamenti in famiglia che, infatti, può essere realizzato anche attraverso condotte omissive [8]. In altre parole, cioè, la maestra, omettendo di denunciare il reato, finisce per concorrere nello stesso.

Potrete, dunque, proporre querela nei confronti della maestra (o professoressa) che nulla ha fatto per tutelare vostro figlio dalle violenze del bullo.

Inoltre, se il bullo ha più di 14 anni (quindi, imputabile), potrete denunciare il suo comportamento alle Autorità competenti. Se, invece, è minore dei 14 anni, come sopra esposto, potrà comunque essere destinatario di una misura di sicurezza.

Bullismo, cyberbullismo e nuove applicazioni utili per combatterli.

Gli episodi di bullismo e cyberbullismo, purtroppo, sono all’ordine del giorno.

Per combattere questi nuovi fenomeni, oltre al ruolo fondamentale degli insegnanti e dei genitori, sono state ideate alcune applicazioni idonee a tutelare la vittima di tali soprusi: Youpol e Mytutela.

Yuopol è un’applicazione che permette di inviare immagini, video, segnalazioni scritte, link a siti web, in tempo reale alle sale operative della Polizia di Stato per denunciare episodi di bullismo (e anche di spaccio). Tra le possibilità messe a disposizione dell’applicazione c’è anche la chiamata di emergenza: un pulsante rosso con la scritta “chiamata di emergenza” metterà in contatto direttamente l’utente con la sala operativa della Questura in cui si trova il dispositivo. Può essere utilizzata da vostro figlio ma anche da voi genitori qualora notiate, per esempio sui social network, qualche comportamento anomalo a suo danno.

Mytutela è un’applicazione che permette alle vittime di bullismo (ma anche di stalking e molestie) di raccogliere le prove digitali di tali reati. Permette di stampare dei report da poter portare direttamente alle Autorità in fase di denuncia. L’applicazione, inoltre, applicando determinati algoritmi di calcolo, riesce a garantire l’autenticità e la provenienza delle fonti di prova, con conseguente possibilità di utilizzarle nel processo penale senza alcuna possibilità di eccezione. Anche in tal caso, l’applicazione può essere utilizzata direttamente da vostro figlio ma anche da voi genitori.

note

[1] Art. 581 c.p.: “Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro. Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato”.

[2] Art. 582 c.p.: “Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dagli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa”.

[3] Art. 2048 c.c.: “Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto”.

[4] Ord. Cass. n. 13412/2017 del 26/05/2017.

[5] Art. 2047 c.c.: “In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l’autore del danno a un’equa indennità”.

[6] Art. 594 c.p.: “Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a cinquecentosedici euro. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a milletrentadue euro, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone”. Articolo abrogato per effetto del D. Lgs. 7/2016.

[7] Art. 572 c.p.: “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni
”.

[8] Cass. sent. n. 10763/2018 del 09.03.2018.


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