Diritto e Fisco | Editoriale

Riscatto della laurea nella gestione separata

18 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 giugno 2018



È possibile riscattare i periodi di studi universitari per collaboratori e professionisti iscritti alla gestione separata Inps?

Sei un professionista o un collaboratore (co.co.co., o lavoratore parasubordinato) laureato, e ti mancano alcuni anni di contributi per arrivare alla pensione anticipata? Forse non sai che puoi riscattare, a determinate condizioni, il corso di studi universitario: in pratica, puoi recuperare gli anni di laurea ai fini della pensione anche presso la gestione separata, pagando un costo.

Non tutti gli anni di università, però, possono essere riscattati presso la gestione separata: non è possibile riscattare, difatti, le annualità precedenti al 1996, in quanto precedenti all’introduzione dell’obbligo contributivo presso la gestione separata, ad opera della Riforma Dini del 1995.

Non si possono riscattare, inoltre, gli anni fuori corso e gli anni relativi ai corsi di studio non conclusi: queste preclusioni valgono, comunque, non solo per il riscatto della laurea nella gestione separata, ma per il riscatto degli anni di laurea in qualsiasi gestione previdenziale.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi è possibile il riscatto della laurea nella gestione separata.

Quali periodi del corso di studi si possono riscattare nella gestione separata?

Come osservato, non tutti i periodi del corso di studi universitario del lavoratore possono essere riscattati, ma soltanto quelli successivi al 1° gennaio 1996, in quanto successivi all’entrata in vigore dell’obbligo di iscrizione alla gestione separata per i professionisti ed i collaboratori.

Bisogna poi sottolineare che questi periodi non devono risultare già coperti da altro tipo di contribuzione: niente riscatto, dunque, se vi sono dei periodi lavorati durante il corso di laurea, oppure dei periodi di malattia, infortunio, o ancora periodi di disoccupazione indennizzata (Ds o Ds a requisiti ridotti, Aspi, Mini Aspi, Naspi, mobilità…), in quanto per questi periodi l’Inps accredita i contributi figurativi.

È ammesso, comunque, il riscatto parziale del corso di laurea: se il percorso di studi concluso, ad esempio, aveva la durata legale di 4 anni, e durante questi 4 anni l’interessato ha lavorato per 2 anni, questi ha la possibilità di riscattare 2 anni di laurea. Non è invece possibile riscattare gli anni fuori corso.

È importante anche tener presente che il corso di studi, per poter essere riscattato, deve concludersi con la laurea, o con un titolo equivalente: non possono essere riscattati i periodi di studi non conclusi.

Quali corsi di studi universitari si possono riscattare?

Possono essere riscattati i corsi legali di studio universitario al termine dei quali siano stati conseguiti i titoli di:

  • diploma universitario di durata pari a tre anni;
  • diploma di laurea;
  • diploma di specializzazione (che si conseguono successivamente alla laurea) di durata non inferiore a due anni;
  • dottorato di ricerca;
  • laurea al termine di un corso di durata triennale e laurea specialistica al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea.

Chi può riscattare gli anni di laurea nella gestione separata?

Possono riscattare i periodi non lavorati tutti i lavoratori parasubordinati (co.co.co.) ed i liberi professionisti “senza cassa” (cioè privi di una gestione previdenziale di categoria) iscritti alla gestione separata, senza che sia necessario un periodo di iscrizione minimo. Deve comunque risultare accreditato almeno un contributo nella gestione previdenziale.

Come si calcola il costo del riscatto

Considerando che i periodi da riscattare devono essere calcolati secondo il sistema di calcolo contributivo, il costo del riscatto, nella gestione separata, si determina in questo modo:

  • si deve prendere come riferimento la retribuzione pensionabile, o imponibile contributivo, degli ultimi 12 mesi precedenti la data della domanda di riscatto;
  • si deve poi moltiplicare la retribuzione per il numero di anni da riscattare e per l’aliquota contributiva vigente al momento della domanda per la categoria di appartenenza del lavoratore; nel caso in cui i periodi siano più brevi, o non risultino annualità intere, si deve rapportare l’imponibile dell’ultimo anno al mese.

Quanto si paga nella gestione separata?

Vediamo ora, in base agli ultimi aumenti, a quanto ammontano le aliquote contributive da applicare per ogni categoria di iscritti alla gestione separata nel 2018, cioè qual è la percentuale di contributi da pagare, per ciascuna categoria di lavoratori:

  • collaboratori, assegnisti e dottorandi titolari di borse di studio: 34,23%;
  • amministratori, sindaci o revisori di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica: 34,23%;
  • componenti di collegi e commissioni: 33,72%;
  • venditori porta a porta e lavoratori autonomi occasionali con reddito oltre 5milaeuro: 33,72%;
  • associati in partecipazione (con contratti ancora in essere) e medici in formazione specialistica: 33,72%;
  • lavoratori autonomi: 25,72%;
  • lavoratori pensionati o iscritti ad altre gestioni previdenziali: 24%.

Non è previsto il versamento di un minimale contributivo: ciò vuol dire che i contributi alla gestione separata si pagano solo se viene prodotto un reddito, mentre nulla è dovuto in assenza di reddito. Tuttavia, si tiene conto del minimale valido nella gestione artigiani e commercianti Inps (pari a 15.710 euro per il 2018) per calcolare il raggiungimento dei requisiti contributivi utili a ottenere determinate prestazioni, come la disoccupazione e la pensione.

I contributi da riscatto si possono dedurre dalle tasse?

Per quanto riguarda gli oneri di riscatto, in tutti i casi i costi possono essere dedotti fiscalmente dal reddito dell’interessato, come avviene normalmente per i contributi previdenziali obbligatori. Quanto pagato, cioè, può essere sottratto dal reddito da sottoporre a tassazione.

Se l’interessato non ha reddito, il familiare che lo ha fiscalmente a carico può detrarre il 19% dell’onere di riscatto dalle imposte.

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