Diritto e Fisco | Editoriale

Ritardo al lavoro: scuse legali per giustificarsi

29 Maggio 2018


Ritardo al lavoro: scuse legali per giustificarsi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Maggio 2018



Si può licenziare un dipendente per una serie di ritardi non preceduti da alcuna sanzione?

La Cassazione ha di recente affermato che, se il dipendente arriva anche solo tre volte tardi al lavoro nell’arco dello stesso anno solare, può essere licenziato. Il licenziamento è illegittimo, tuttavia, se i singoli episodi di ritardo del dipendente non sono stati contestati espressamente [1]. In buona sostanza, intanto il datore di lavoro può far valere la recidiva come autonoma sanzione in quanto abbia però dato luogo al procedimento disciplinare per tutti i precedenti comportamenti. La pronuncia ha creato, per come c’era da attendersi, un serio allarme nei ritardatari cronici che ora paventano un atteggiamento più formale e rigoroso da parte del datore di lavoro. Viene allora spontaneo chiedersi quali sono le scuse legali per giustificare il ritardo al lavoro? Prima di allarmarsi è tuttavia necessario leggere il proprio contratto collettivo nazionale per capire quanta tolleranza viene riservata al ritardo (nel caso deciso dalla Cassazione, era stato applicato il Ccnl commercio terziario).

Come abbiamo infatti spiegato nell’articolo Ritardo: quali conseguenze per il lavoratore, il licenziamento è solo l’ultima spiaggia. Il datore di lavoro potrebbe anche comminare sanzioni più lievi come la lettera di ammonizione, la multa, la sospensione.

Per difendersi dalle sanzioni disciplinari, il dipendente deve giustificare le ragioni che lo hanno portato a fare ritardo: ragioni che devono essere “oggettive” ossia avrebbero ostacolato chiunque, anche un nuovo accordo. Se infatti è vero che compito del dipendente è di arrivare puntuale in azienda, tenendo conto anche dei normali imprevisti quotidiani (un traffico più intenso, un’urgenza fisiologica, lo smarrimento delle chiavi dell’auto, il normale ritardo del pullman, ecc.), è anche vero che ci sono eventi impossibili da prevenire e di portata tale che anche con la più accorta prudenza è impossibile neutralizzare.

Chi si chiede quali sono le scuse legali per giustificare il ritardo al lavoro deve infine tenere conto che non bastano le parole: se il datore di lavoro dovesse avviare comunque un procedimento disciplinare sarà necessario dimostrare quanto asserito. La prova, tuttavia, può essere data con qualsiasi mezzo, anche con testimonianze.

Ritardo per malore improvviso: mi sono sentito male

Diciamo la verità: quante volte, arrivato tardi sul lavoro, ti sei giustificato addossando la colpa a un malore improvviso. Per rendere credibile la tua affermazione avrai anche ingigantito i sintomi. Qui però le questioni sono due ed è facile cadere in contraddizione: se si è trattato di un problema serio dovrai giustificarlo con un certificato medico; se invece non è stato tale (ad esempio un semplice mal di pancia) sarà più difficile spiegare perché ti ha rallentato.

Ci sono però dei malori che non possono essere diagnosticati né accertati con indagini strumentali. Un tipico esempio sono i capogiri, il dolore alla sciatica e la diarrea improvvisa. Proprio alla diarrea abbiamo dedicato una guida (Diarrea prima di andare al lavoro: che fare?). Se però la dissenteria diventa una scusa sistematica, bisognerà presentare un certificato medico che dimostri la presenza di una patologia come ad esempio la sindrome del colon irritabile. E qui, senza certificato, si rischia di incorrere nelle sanzioni.

Quando il malore è particolarmente grave (si pensi a una tachicardia scambiata per un principio di infarto) da far temere problemi più seri è verosimile che il dipendente si rechi al pronto soccorso. Sicché sarà necessario dimostrarlo con la relativa documentazione.

Ritardo per una ruota forata o perché la macchina non partiva

Se una volta ti è capitato di recarti in ritardo al lavoro e di dover fornire spiegazioni avrai probabilmente pensato a un’altra tipica scusa: quella della ruota dell’auto forata. La scusa però non regge per ritardi brevi visto che, per ripristinare una ruota sgonfia, è necessario cambiare il copertone o recarsi in un’officina, operazioni che – come noto – possono richiedere anche un’ora. Senza contare che il datore potrebbe richiedere una documentazione fotografica.

C’è poi chi si scusa dicendo che “la macchina non partiva”. Qui però rientriamo in quelle cause del ritardo che rientrano nel normale rischio giornaliero (specie nel periodo invernale) e che devono essere previste in anticipo dal dipendente. Se però questi ha dovuto prendere il mezzo o un altro veicolo dovrà poi fornire la fattura dell’officina che ha fatto la revisione all’auto bloccata.

Peraltro la scusa della ruota bucata può essere utilizzata non poi così spesso.

Ritardo al lavoro per maltempo

Altra scusa ricorrente, almeno nel periodo invernale, è quella relativa al maltempo (leggi la guida Assenza dal lavoro per maltempo). In questo caso non ci sarà bisogno di fornire prove particolarmente articolate visto che le condizioni climatiche sono un fatto notorio, visibile anche allo stesso datore di lavoro. Tuttavia, si deve trattare di un evento atmosferico di particolare intensità, tale da non consentire di guidare o da aver comportato il blocco dei mezzi pubblici. Quindi una pioggia più intensa non è sufficiente, specie se già presente prima di uscire di casa (in tale ipotesi è il dipendente a dover anticipare i tempi per poter essere puntuale). La neve o la grandine invece possono essere valide giustificazioni.

Ritardo al lavoro per traffico

Altra giustificazione per il ritardo al lavoro è il traffico. Il traffico è diventato però una componente costante delle vie cittadine, per cui è difficile parlare di un evento eccezionale e imprevedibile. Il dipendente deve poter prevenire anche eventuali ingorghi che, seppur non giornalieri, rientrano nei normali rischi.

Ci sono però delle ipotesi in cui il ritardo per traffico è giustificato: si pensi a una manifestazione cittadina che abbia comportato la chiusura di alcune strade o a un grave incidente stradale che abbia paralizzato la circolazione urbana.

La prova può essere fornita procurandosi le notizie riguardanti la viabilità urbana che, di solito, specie nei quotidiani locali o sulle testate online, riportano eventuali blocchi di traffico.

Invece se il ritardo è stato fatto da un mezzo pubblico, si può fornire la stampa del tabulato con gli orari del mezzo, di solito reperibili dal sito internet della società di trasporto. In caso contrario c’è sempre la prova testimoniale di chi ha preso lo stesso mezzo.

Nel caso di ritardo del treno, il dipendente si può giustificare provando lo spostamento dell’orario del treno o del mezzo pubblico, anche in questo caso attraverso i tabulati.

Non ha suonato la sveglia

Da un punto di vista legale, non è plausibile la scusa – anche questa abbastanza ricorrente – del “non ho sentito la sveglia” oppure “non è suonata la sveglia”. Spetta al dipendente prevenire anche questi rischi, eventualmente dotandosi di più sveglie. Chi fornisce una giustificazione del genere non potrà che subire le sanzioni disciplinari.

Obbligo di comunicare immediatamente il ritardo

In caso di ritardo sul lavoro, per evitare le sanzioni non si può dimenticare un adempimento fondamentale: quello di dare una immediata comunicazione di ciò al datore di lavoro. Il dipendente non può giustificarsi solo all’ultimo minuto, una volta arrivato in azienda, ma dovrà telefonare ai propri superiori non appena si verifica la causa del ritardo.

Il semplice fatto di non aver fornito una tempestiva informazione può essere causa di sanzione disciplinare, a prescindere dall’effettività o meno della causa del ritardo.

Si può recuperare il ritardo uscendo più tardi dal lavoro?

Anche se l’azienda non prevede l’elasticità dell’orario, oppure se il ritardo determina l’ingresso oltre la fascia consentita, il lavoratore può chiedere al datore di lavoro di recuperare l’attività non prestata, nella stessa giornata o in una giornata differente. Attenzione, però: è sempre necessario che esista un’apposita previsione aziendale o un accordo tra dipendente e datore in tal senso, in quanto il lavoratore non può, unilateralmente, decidere di recuperare il ritardo. Se recupera il ritardo senza un’apposita previsione o un accordo col datore, può essere ugualmente sanzionato [2].

note

[1] Cass. sent. n. 13265/2018.

[2] Cass. sent. 18462/2014.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI