Diritto e Fisco | Editoriale

Il lavoratore deve comunicare l’adesione allo sciopero?

19 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 giugno 2018



Hai deciso di aderire all’astensione collettiva da lavoro organizzata nella tua azienda. Sei obbligato ad informare il tuo datore?

Straordinari che non vi sono pagati da molti mesi ormai; rinnovi contrattuali attesi da anni e mai avvenuti; mancanza di sicurezza e organizzazione sul lavoro; esuberi. Sono davvero tante le motivazioni che possono portare te e i tuoi colleghi a organizzare uno sciopero collettivo. Vi sentite inascoltati e non trovate altro mezzo per potere far sentire la vostra voce, se non quello di organizzare una gigantesca astensione di massa da lavoro. Ci sono diverse modalità per far valere questo diritto e, anche se non esiste una normativa organica, completa specifica in merito (a parte paletti normativi per alcune tipologie di lavoro che riguardano i servizi pubblici essenziali per la comunità), potete comunque contare su questo diritto garantito. Ti chiedi ora come comportarti concretamente in caso di sciopero. Come organizzarlo e, soprattutto, per non rischiare sanzioni disciplinari, ti chiedi: il lavoratore deve comunicare l’adesione allo sciopero? Rispondiamo a questo quesito.

Cos’è il diritto di sciopero?

La nostra Costituzione [1] garantisce a noi cittadini il diritto di alzare la testa e chiedere alle Istituzioni o al nostro datore di lavoro di ascoltare le nostre rivendicazioni. Quando ci sentiamo inascoltati e lesi nei nostri diritti di lavoratori e cittadini, possiamo organizzarci collettivamente e intraprendere una serie di azioni, tra cui proprio lo sciopero: un’astensione collettiva e organizzata da lavoro, con lo scopo di creare un disservizio. È solitamente la parte più debole di un contratto a poter usufruire di questo diritto. In un rapporto di lavoro dipendente ad esempio, il datore è la parte forte e il dipendente assunto, è colui che ha poche armi in mano per protestare, se non questa. C’è un chiaro squilibrio di potere tra i due contraenti, e il diritto di sciopero è una forma di tutela che l’ordinamento garantisce al dipendente.

Ecco quindi che lo sciopero diventa l’arma con cui qualsiasi lavoratore – pubblico o privato – può astenersi collettivamente dalle prestazioni di lavoro (in varie forme e modalità), per un certo periodo di tempo (possono essere ore, giornate, settimane, ecc), al fine di essere ascoltati e ottenere tutti assieme un obiettivo comune.

Le rivendicazioni possono essere di vario tipo: troppi straordinari non pagati, minaccia di licenziamenti collettivi, stipendi non percepiti, mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro, ecc.

Come aderire allo sciopero?

Ci sono procedure particolari in materia di sciopero? O meglio, si devono prendere particolari precauzioni o seguire iter prestabiliti nel momento in cui si decide di mettere in piedi uno sciopero contro l’azienda?

In linea di massima, gli scioperi vengono organizzati in mancanza di una normativa precisa, a meno che non parliamo dei dipendenti che lavorano nell’ambito dei servizi pubblici essenziali. Loro si che devono stare un po’ più attenti quando organizzano un’astensione collettiva dalle prestazioni, proprio per la “delicatezza” del lavoro che svolgono.

Di norma quindi i comuni lavoratori sono abbastanza liberi nel loro diritto a scioperare: non hanno l’obbligo di chiedere autorizzazioni, di effettuare comunicazioni particolari, possono organizzare uno sciopero anche senza il cappello dei sindacati (che semmai possono servire a dare maggiore risalto e risonanza alla protesta).

Diverso è il discorso per chi lavora nei servizi pubblici essenziali [2]: ospedali, scuole, trasporto pubblico, protezione civile, raccolta rifiuti, giustizia, Poste, ecc. Questi dipendenti, quando organizzano uno sciopero hanno l’obbligo di darne comunicazione con un preavviso minimo di 10 giorni. E devono farlo per iscritto, spiegando la durata, le motivazioni e le modalità di svolgimento. Il preavviso va inviato sia all’azienda coinvolta, sia all’ufficio competente ad emanare l’eventuale ordinanza di precettazione.

Nei prossimi paragrafi analizziamo invece che ne è del diritto individuale ad aderire ad una forma di protesta. In pratica vediamo se il lavoratore debba comunicare l’adesione allo sciopero.

Chi può aderire a uno sciopero?

Chiunque può scioperare. E per quanto riguarda i lavoratori, lo possono fare sia quelli del settore pubblico sia del settore privato. Uno sciopero può essere organizzato dai sindacati, ma non è un obbligo di legge. Qualunque comitato o gruppo organizzato di dipendenti può mettere in piedi e partecipare a una forma collettiva di protesta per fare pressioni sul datore di lavoro.

Quando comunicare l’adesione allo sciopero?

Dando per assodato che chiunque può scioperare, parliamo ora di obbligo di comunicazione dello sciopero. Ribadiamo che:

  • Nel settore privato e fuori dai servizi pubblici essenziali, non vi è alcun obbligo di comunicazione o preavviso. L’astensione collettiva si organizza all’istante, come forma di protesta, senza obbligo di preventiva comunicazione al datore. Si può quindi organizzare nella giornata stessa in cui si vuole scioperare. A stabilirlo è stata la Cassazione [3].
  • Nel settore dei servizi pubblici essenziali, deve essere dato un preavviso di sciopero di almeno 10 giorni (sia all’azienda o ente coinvolti sia all’ufficio incaricato di emanare eventualmente l’ordinanza di precettazione, Prefettura o Ministero competente).

Il lavoratore deve comunicare l’adesione allo sciopero?

E che ne è invece del diritto individuale del dipendente di aderire allo sciopero? Il lavoratore deve comunicare l’adesione allo sciopero organizzato? Assolutamente no.

Il lavoratore può prendersi la libertà di rifiutarsi di comunicare la propria adesione a uno sciopero organizzato. E questo avviene sia nel settore privato sia in quello dei servizi pubblici essenziali. Il datore di lavoro non può imporre l’obbligo di comunicazione dell’adesione individuale allo sciopero.

A sciopero indetto, e questo soprattutto nei servizi pubblici essenziali (come la scuola), il dirigente può chiedere ai lavoratori di comunicare volontariamente se aderiranno o meno, ma non può obbligarli a farlo. Può chiedere solo collaborazione.

Ad esempio nella scuola, il dirigente d’istituto, presa visione del preavviso di sciopero, ne dà comunicazione a tutti i dipendenti, chiedendo loro la disponibilità a comunicare all’istituto l’eventuale adesione. I docenti e o gli altri dipendenti interessati possono comunque rifiutarsi di farlo.

A legittimare questa posizione è intervenuta recentemente anche la Corte d’appello di Milano [4], che si è pronunciata sul caso di un’azienda che aveva licenziato, contestando l’assenza ingiustificata sul lavoro, proprio a causa di uno sciopero per il quale i dipendenti non avevano comunicato l’adesione. L’azienda riteneva che i lavoratori avessero violato gli obblighi di correttezza e buona fede, perché di fronte alla richiesta di specificazione dei motivi dell’assenza, i lavoratori si erano rifiutati di comunicarli, non dichiarando l’adesione allo sciopero. Male ha fatto l’azienda secondo la Corte, ribadendo che lo sciopero non deve giustificazioni. In pratica, non si può essere licenziati per aver partecipato a uno sciopero e non averne comunicato l’adesione.

note

[1] Art. 40 Cost.

[2] L. n. 146/90 del 12 giugno 1990.

[3] Cass. sent. n. 23552/04 del 17 dicembre 2004.

[4] CDA sent. n. 447/16 del 30 marzo 2016.

Autore immagine: Pixabay 

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