Diritto e Fisco | Editoriale

Cos’è lo spread?

30 Mag 2018


Cos’è lo spread?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Mag 2018



A che serve lo spread e perché sale o scende? Quali sono i riflessi sull’economia dell’Italia da uno Spread molto alto? Chi decide di far salire lo spread? Ecco le risposte a tutti i tuoi quesiti.

Avrai certamente sentito parlare dello spread che si alza e che si abbassa; di quanto lo spread possa influenzare la politica e le sorti dei nostri governi. Qualcuno ti avrà anche detto che lo spread non esiste e che è solo un’invenzione dell’Europa per controllare il nostro Paese. Per evitare che tu ti faccia delle idee sbagliate, vogliamo spiegarti in modo semplice e lineare cos’è lo spread e perché è così importante. In questo articolo cercheremo di fare ricorso il meno possibile a nozioni tecniche ed economiche che, di solito, non consentono all’uomo medio di comprendere questo delicato meccanismo.

Immagina di dover acquistare delle obbligazioni e di dover scegliere tra due banche. La banca A ti offre un tasso di interesse del 2%, mentre la banca B del 10%. Lì per lì pensi che sia più conveniente acquistare i titoli della banca B. Ma poi, con maggiore ponderazione, ti chiedi: «Come mai questo rendimento così elevato?». Qualcuno ti viene a dire che la banca B sta per fallire e che, avendo bisogno di soldi, è costretta ad offrire ai propri clienti degli interessi molto più alti della concorrenza. A questo punto, quale delle due banche sceglieresti per il tuo investimento? Probabilmente, andrai dalla banca A. Se tutti facessero come te, probabilmente la banca B chiuderebbe. Nello stesso tempo, darle dei soldi significa anche prolungare la sua agonia e consentirle di “tirare a campare”, salvo che, internamente, non ristrutturi la sua organizzazione e riduca le perdite (magari ricorrendo ai licenziamenti).

Immagina che la banca A sia la Germania e la banca B sia l’Italia. Lo spread indica, con un solo numero, il rapporto che c’è tra il rendimento dei titoli di uno Stato rispetto all’altro. Usciamo fuori dalla metafora e cerchiamo di capire meglio cos’è lo spread.

La parola spread significa proprio questo: divario. In senso strettamente tecnico lo spread è la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani a 10 anni (i Btp) e i Bund tedeschi (Buoni del Tesoro).

Si usa a metro di riferimento la Germania perché attualmente è lo Stato economicamente più solido in Europa, tanto è vero che non ha bisogno di prestiti per finanziare la propria spesa pubblica (anzi, per i soldi investiti in Bund, non sono previsti interessi). Maggiore è il tasso di interesse dei titoli di Stato italiano, più alto è lo spread. Si tratta di un dato negativo e allarmante perché costringe lo Stato italiano a spendere più di quello che incassa. Perché? Come mai lo spread sale? E chi lo decide? Cercheremo di spiegarlo qui di seguito.

Cos’è lo spread e perché si alza?

Per comprendere meglio cos’è lo spread è opportuno fare un passo indietro e chiarire il concetto di Buoni del Tesoro.

I buoni del tesoro (comunemente noti con le sigle Bot, Btp, Cct) sono dei titoli che l’investitore acquista dallo Stato italiano a fronte dei quali riceve un tasso di interesse annuo. Sono, in buona sostanza, dei prestiti richiesti a cittadini, banche, Stati stranieri e istituzioni. Si tratta, né più né meno, di una forma di investimento: investimento che però è caratterizzato da una remunerazione più bassa rispetto a quella riconosciuta dalle obbligazioni di società private per via del fatto che il “rischio” è ridotto.

Ma perché mai lo Stato deve obbligarsi con gli investitori e chiedere dei prestiti? La riposta è semplice: per finanziare l’annuale spesa pubblica. Ogni Stato, compresa l’Italia, programma le proprie uscite sulla base delle entrate che verosimilmente riceverà attraverso imposte e tributi. Ciò viene eseguito con due atti: il Def (documento di programmazione economica e finanziaria) e la legge di bilancio.

Gli introiti che lo Stato riceve dalle imposte sui redditi e da quelle sull’acquisto di beni tassati (imposte indirette) servono per pagare i dipendenti della pubblica amministrazione (magistrati, forze dell’ordine, pubblici dipendenti), le pensioni, la sanità, la difesa, ecc.

Come tutte le buone famiglie, una nazione dovrebbe spendere tanto quanto incassa. Lo Stato italiano, invece, come molti altri Stati sociali poco attenti ai conti di casa propria, spende più di quello che guadagna. In particolare, la spesa annua del nostro Paese supera del 30% l’incassato. Non disponendo di tali risorse, l’erario chiede prestiti ai privati e alle istituzioni. Si indebita, in buona sostanza, così come fa un consumatore che accede a una finanziaria. A fronte di tali prestiti, lo Stato rilascia dei certificati che si chiamano appunto certificati del tesoro.

Quando lo Stato mette all’asta i propri certificati del tesoro non sempre riesce a piazzarli tutti: una percentuale rimane quasi sempre invenduta. Dunque, poiché la spesa è rigida, per finanziarsi, lo Stato spinge le banche ad acquistare la differenza di buoni non sottoscritti.

Può succedere che l’affidabilità dello Stato e la sua solvibilità calino. L’investimento in buoni del tesoro diventa quindi più rischioso. A questo punto, per attrarre gli investitori e invogliarli ad acquistare i nostri titoli, lo Stato è obbligato ad alzarne il rendimento, ossia il saggio di interesse (anche del doppio e del triplo rispetto ai tempi normali). Ecco allora cosa significa che lo spread si alza: aumenta il saggio degli interessi dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi. Il che non significa che investire nello Stato italiano è più conveniente, ma al contrario è più rischioso. E ciò porta l’Italia a indebitarsi ulteriormente per pagare di più gli investitori.

Il rendimento dei titoli di Stato è un ottima cartina di tornasole che serve a indicare la salute dell’economia di un Paese: più il sistema è solido, meno i titoli sono rischiosi e offrono quindi agli investitori rendimenti più bassi.

In altre parole, lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi indica quanto sia più rischioso prestare i soldi all’Italia rispetto alla Germania, considerata particolarmente affidabile grazie all’eccezionale solidità della sua economia.

Che succede se lo spread è alto? 

gli effetti di uno spread alto sono due. Da un lato lo Stato si indebita di più perché deve pagare interessi superiori: quindi cresce il debito pubblico. Dall’altro lato lo Stato stesso potrebbe non avere le risorse economiche da cui attingere per restituire i prestiti stessi. In casi estremi si va al default.

Le istituzioni e i gruppi politici saggi non devono mai creare allarme minacciando di non restituire i capitali investiti. In situazioni di allarme sociale, si potrebbe innescare una serie di “azioni non virtuose” per cui la finanza pubblica, e quindi l’economia degli stessi cittadini, non è più governabile.

Dinanzi a una situazione in cui le banche hanno acquistato molti titoli di Stato, ma non riescono a ottenere la restituzione del capitale, queste non hanno più la possibilità di restituire i soldi ai propri correntisti andando quindi in fallimento. È quanto del resto è successo in Grecia.



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