HOME Articoli

Lo sai che? Come togliersi un debito: 5 scorciatoie

Lo sai che? Pubblicato il 30 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 30 maggio 2018

Cancellare i debiti e continuare a fare la vita di sempre è possibile: ecco i mezzi più di frequente usati da chi non paga i creditori.

Quante volte hai visto un negozio chiudere e poi riaprire sotto diverso nome ma con all’interno lo stesso titolare. E quante altre hai notato circolare in Mercedes un imprenditore fallito. Sicuramente ti sarai chiesto come sia possibile che un soggetto formalmente nullatenente possa passare le vacanze nella casa al mare o, addirittura, possedere uno yotch. O un evasore fiscale, che ha ricevuto centinaia di cartelle esattoriali, non subire alcun tipo di pignoramento. Piacerebbe a tutti non pagare il condominio e passarla liscia o fare acquisti senza utilizzare il proprio conto. Ma è davvero possibile tutto ciò?

Se è vero che ciascuno di noi, nel momento in cui ha un debito, ne risponde con tutto il proprio patrimonio e anche coi beni di cui in futuro dovesse divenire titolare, è anche vero che un debito, molto spesso, non è “a vita”. Esistono delle scorciatoie per togliersi un debito, alcune delle quali sono spesso adottate da chi non ha la possibilità di pagare, altre da chi non ne ha voglia. Non si tratta però di metodi illegali ma, a tutto voler concedere, di “espedienti” in un certo senso riconosciuti dalla legge e che, talvolta, riescono anche a incontrare il favore del creditore.

Vediamoli qui di seguito.

Come non pagare i debiti ereditati

Spesso i debiti derivano da una eredità. Chi muore, infatti, lascia ai cari sia crediti che debiti. Chi vuol accettare l’eredità deve prendersi entrambi. Chi invece ci rinuncia, perde gli uni e gli altri, salvo la pensione di reversibilità che spetta comunque. C’è però un sistema per evitare di pagare i debiti del defunto. Lo potremmo chiamare “il giochetto dell’eredità”. L’erede può prima rifiutare l’eredità, e così rispedire al mittente tutte le richieste dei creditori, fisco compreso, e poi revocare la rinuncia (sempre che non siano passati 10 anni dal decesso). A detta infatti della giurisprudenza, il meccanismo non solo è possibile ma anche lecito. Così il familiare di chi ha accumulato numerose cartelle di pagamento rinuncia all’eredità, impugna la cartella, la fa annullare e poi revoca la rinuncia, accettando di fatto l’eredità e così acquistando il diritto a diventare proprietario dei beni della successione (leggi Come non pagare la cartella esattoriale per debiti ereditati).

Decorso dei termini per pagare

I termini per pagare un debito hanno una data di scadenza, superata la quale non bisogna più pagare nulla, senza bisogno di avviare procedimenti o presentare istante. Nella peggiore delle ipotesi il termine più lungo è di 10 anni. Dopodiché il debito – si dice – “cade in prescrizione”. Per stabilire la prescrizione dei debiti bisogna contare dall’ultima lettera di sollecito ricevuta e calcolare i seguenti termini:

  • per fatture: 10 anni (se la fattura è emessa da un professionista: 3 anni);
  • per bollette di luce, acqua e gas: 2 anni;
  • per bollette del telefono: 5 anni;
  • per debiti condominiali: 5 anni (se però a doverli pagare è l’affittuario la prescrizione è di 2 anni);
  • canoni di affitto: 5 anni;
  • rate di mutuo: 5 anni;
  • risarcimenti del danno: 5 anni;
  • tasse dovute allo Stato (Irpef, Iva, Irap, ecc.): 10 anni, anche se è stata emessa la cartella di pagamento;
  • tasse dovute alle Regioni o ai Comuni (Imu, Tasi, Tari): 5 anni, anche se è stata emessa la cartella di pagamento;
  • multe stradali: 5 anni;
  • contributi all’Inps e Inail: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Indebitati cronici

L’indebitato cronico, quello che neanche lavorando un’intera vita riuscirà mai a ripianare gli insoluti, può chiedere al giudice di cancellare una buona parte dei propri debiti. Dovrà ovviamente dimostrare di poter pagare la residua parte, anche una minima percentuale come il 30 o il 20%. Lo potrà fare magari con l’intervento di un terzo, con la vendita di un bene (ad esempio una casa) o la cessione di una parte dello stipendio. È quello che si chiama piano del consumatore. Se i creditori non ci stanno, non fa nulla: è il giudice che decide. Se però i debiti derivano da attività commerciale è necessario il consenso del 60% dei crediti. Sul punto leggi Indebitati: cosa fare. Se uno dei creditori ha già un’ipoteca difficilmente offrirà il proprio consenso, potendosi soddisfare sul bene.

Resta comunque la possibilità di trovare un accordo con il creditore anche fuori il tribunale, il cosiddetto saldo e stralcio. Anzi, tanti più debiti ha una persona tanto più facile è che il creditore accetti un’offerta bonaria, divenendo più difficile per lui recuperare le proprie somme. Ecco perché si dice, in modo ironico, che se vuoi sfuggire ai debiti ne devi fare tanti!

Mettere all’asta l’immobile e aspettare

Quando le cose si mettono male e il debitore ha subito il pignoramento della casa, può sperare che nessuno la voglia acquistare. Difatti, se anche dopo il quarto ribasso non vengono avanzate offerte e il giudice ritiene che il prezzo di base d’asta sia insufficiente a soddisfare il creditore, può chiudere il pignoramento in via definitiva. L’abitazione ritorna al debitore mentre il creditore resta insoddisfatto.

Questo è l’effetto di una riforma entrata in vigore quest’anno che obbliga il giudice ad estinguere il procedimento esecutivo tutte le volte in cui “non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo”. Di tanto avevamo parlato nell’articolo: Novità pignoramento casa: se non si vende all’asta l’esecuzione termina.

È vero che il mercato delle aste giudiziarie è diventato più smaliziato di un tempo, ma è anche vero che ci sono alcuni immobili la cui vendita è molto difficile, specie quelli ristrutturare o con abusi.

Metodi per non pagare il fisco

Quando il creditore è il fisco, o meglio l’Agenzia Entrate Riscossione, sfuggire alla morsa è ancora più semplice. Ad esempio, per evitare il fermo dell’auto basta cointestare il veicolo a un’altra persona. Per evitare il pignoramento della casa basta non averne altre: in tal caso opera il cosiddetto divieto di pignoramento della prima casa. Quest’ultima deve però essere adibita a civile abitazione (non può essere ad esempio uno studio), vi deve essere fissata la residenza e non deve essere di lusso.

La prescrizione, poi, nei confronti del fisco è l’arma di solito più spesso sfoderata. Ci sono poi tutti i problemi di notifica: quando un singolo atto del procedimento non è consegnato al contribuente, tutti gli altri successivi sono nulli.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI