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Avvocati: per andare in pensione bisogna cancellarsi dall’albo?

30 maggio 2018 | Autore:


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Pensione presso la Cassa Forense di anzianità, vecchiaia, anticipata, cumulo e totalizzazione: quando si deve cessare l’attività?

Sei un avvocato e non sai se andare in pensione perché non vuoi cancellarti dall’albo? Devi sapere che non sempre è obbligatorio cessare l’attività per aver diritto alla pensione dalla Cassa Forense, ma l’obbligo di cancellarsi dall’albo dipende dal tipo di prestazione richiesta.

Gli avvocati hanno infatti diverse possibilità per pensionarsi: possono richiedere alla Cassa Forense la pensione di anzianità, la pensione di vecchiaia retributiva e quella di vecchiaia contributiva. A queste tre prestazioni si aggiungono la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata in regime di cumulo, assieme alla pensione di vecchiaia e di anzianità in regime di totalizzazione, per chi possiede contributi anche in gestioni diverse dalla Cassa Forense.

Vediamo allora, a seconda del tipo di pensione che può essere richiesta dagli avvocati, quando per andare in pensione bisogna cancellarsi dall’albo.

Pensione di anzianità avvocati e cancellazione dall’albo

Una delle prestazioni previdenziali che può essere richiesta dagli iscritti alla Cassa Forense è la pensione di anzianità.

Per ottenere la pensione di anzianità presso Cassa Forense, i requisiti sono:

  • nel biennio 2018-2019: 61 anni di età più un minimo di 39 anni di contribuzione;
  • dal 1 gennaio 2020: 62 anni di età con almeno 40 anni di contribuzione.

Il calcolo della pensione d’anzianità, a partire dalla riforma del 2010 della Cassa Forense, prevede la distinzione in più quote, che comunque compongono un unico trattamento e sono erogate in un unico assegno: la quota di base, che è calcolata con il criterio retributivo, o meglio reddituale (basato sui redditi migliori), e può comprendere diverse proquote, e la quota modulare, che invece è calcolata col sistema contributivo.

La corresponsione della pensione è in ogni caso subordinata alla cancellazione dall’albo degli avvocati e dall’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori.

La pensione è incompatibile con la reiscrizione a questi albi: se è verificata l’incompatibilità, la pensione di anzianità è sospesa sino all’eliminazione della causa d’incompatibilità, con diritto della Cassa a chiedere indietro i ratei di pensione corrisposti.

Pensione di vecchiaia retributiva avvocati e cancellazione dall’albo

Gli avvocati possono anche ottenere la pensione di vecchiaia retributiva presso Cassa Forense; i requisiti necessari sono i seguenti:

  • nel biennio 2017-2018: 68 anni di età più un minimo di 33 anni di contribuzione;
  • nel biennio 2019-2020: 69 anni di età più un minimo di 34 anni di contribuzione;
  • dal 1 gennaio 2021: 70 anni di età con almeno 35 anni di contribuzione.

Anche in questo caso la pensione è calcolata col sistema reddituale per la quota di base e col sistema contributivo per la modulare.

Per chi ha diritto alla pensione, però, non è necessaria la cancellazione dagli albi.

Pensione di vecchiaia anticipata avvocati e cancellazione dall’albo

L’avvocato può richiedere l’anticipo del pensionamento di vecchiaia sino a 65 anni di età [1], fermo restando i requisiti di contribuzione minima appena osservati: l’importo della quota di base, calcolata secondo il criterio retributivo, viene però ridotto dello 0,41% per ogni mese di anticipo rispetto al requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia. La riduzione non si applica se l’iscritto ha raggiunto 40 anni di contribuzione.

Nemmeno per questa pensione è richiesta la cancellazione dagli albi.

Pensione di vecchiaia contributiva avvocati e cancellazione dall’albo

Chi non possiede i requisiti contributivi minimi richiesti per la pensione di vecchiaia retributiva può ottenere la pensione di vecchiaia contributiva, con i seguenti requisiti:

  • biennio 2017-2018: 68 anni di età più un minimo di 5 anni ed un massimo di 32 anni di contribuzione;
  • biennio 2019-2020: 69 anni di età più un minimo di 5 anni ed un massimo di 33 anni di contribuzione;
  • dal 1° gennaio 2021: 70 anni di età con almeno 5 anni ed un massimo di 34 anni di contribuzione.

In questo caso, il calcolo della prestazione è interamente contributivo e non è richiesta la cancellazione dagli albi.

Pensione in totalizzazione avvocati e cancellazione dall’albo

Gli avvocati che possiedono contributi in gestioni diverse, oltreché nella Cassa Forense, possono ottenere la pensione in regime di totalizzazione dei contributi, cioè sommando i contributi presenti in fondi differenti per ottenere un’unica pensione.

La pensione in totalizzazione, nel dettaglio, può essere ottenuta, nel 2018:

  • con un minimo di 65 anni e 7 mesi di età e almeno 20 anni di contributi complessivi non coincidenti, tra tutte le casse, previa attesa di una finestra di 18 mesi che parte dalla maturazione dell’ultimo requisito (pensione di vecchiaia in totalizzazione);
  • con un minimo di 40 anni e 7 mesi di contributi complessivi, tra più gestioni, previa attesa di una finestra di 21 mesi; non è previsto alcun requisito di età (pensione di anzianità in totalizzazione).

Nella totalizzazione, la pensione è calcolata col sistema contributivo previsto per le Casse Professionali [2], con alcuni correttivi, a meno che il periodo di iscrizione alla Cassa stessa risulti uguale o superiore a quello minimo per il conseguimento della pensione di vecchiaia (33 anni, per il biennio 2017-2018).

La pensione di anzianità in totalizzazione obbliga alla cancellazione dall’albo: è stato chiarito da una recente sentenza della Cassazione [3], che assimila la pensione di anzianità in totalizzazione, da questo punto di vista, alla pensione di anzianità erogata dalla Cassa.

Pensione di vecchiaia in cumulo avvocati e cancellazione dall’albo

Se l’avvocato desidera sommare i contributi della Cassa Forense con quelli presenti in altre gestioni, può ottenere la pensione anche tramite il nuovo regime del cumulo [4]. In particolare, può conseguire la pensione di vecchiaia in regime di cumulo con 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età (requisito valido per tutti, uomini e donne, dal 2018), come confermato dalla recente circolare Inps sull’argomento [4].

Tuttavia, al perfezionamento di questi requisiti può ottenere la sola quota di pensione maturata presso le gestioni Inps: la quota di pensione di competenza della Cassa Forense, invece, sarà liquidata solamente al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia dal Regolamento per le prestazioni previdenziali della Cassa stessa. L’età per la pensione di vecchiaia nella Cassa Forense, come abbiamo visto, è pari a:

  • 68 anni di età sino al 31 dicembre 2018;
  • 69 anni di età dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020;
  • 70 anni dal 1° gennaio 2021.

Per ottenere la pensione di vecchiaia col cumulo nella Cassa Forense, nell’attesa di perfezionare il più elevato requisito di età, il richiedente non è obbligato a cancellarsi dall’albo. Al contrario, deve mantenere l’iscrizione all’albo e continuare a versare regolarmente i contributi con le aliquote ordinarie, indipendentemente dal fatto che l’Inps abbia già liquidato la propria quota di pensione.

Pensione anticipata in cumulo avvocati e cancellazione dall’albo

La Cassa Forense può inoltre riconoscere all’iscritto la pensione anticipata nel caso questi, tra tutte le gestioni previdenziali, possieda un minimo di 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi se donna, 41 anni di contributi se lavoratore precoce rientrante nel beneficio), relativi a periodi non coincidenti.

Per la pensione anticipata non è richiesto che l’iscritto si cancelli dagli albi professionali forensi.

Calcolo della pensione col cumulo avvocati

Per quanto riguarda il calcolo della quota di pensione in cumulo a carico della Cassa forense, viene applicato il sistema retributivo per chi ha già maturato, considerando l’anzianità presente in tutte le gestioni:

  • almeno 33 anni di contributi nel biennio 2017-2018;
  • almeno 34 anni di contributi nel biennio 2019-2020;
  • almeno 35 anni di contributi dal 2021.

Per chi non raggiunge queste soglie, invece, si applica il regime contributivo.

Per il calcolo della quota Inps valgono, invece, le regole illustrate dall’istituto nella recente circolare sull’argomento [5]: in particolare, ai fini del calcolo retributivo è considerata la sola contribuzione presente nelle gestioni facenti capo all’Inps e non quella presente nelle casse professionali.

Supplemento di pensione per l’avvocato che continua a lavorare

I pensionati di vecchiaia presso la Cassa Forense, iscritti in un albo forense e percettori di reddito da attività professionale, che hanno versato il contributo soggettivo dovuto, a partire dal reddito professionale dichiarato, hanno diritto ad una somma aggiuntiva, calcolata su una quota del reddito professionale dichiarato (sino a un tetto reddituale massimo).

La quota è pari al 2% sino all’anno 2016, al 2,25% sino all’anno 2020 e al 2,50% dall’anno 2021.

Questo importo extra è liquidato in un’unica soluzione, a domanda, solo se l’interessato si cancella da tutti gli aAlbi professionali; la quota è liquidata agli eredi in caso di decesso.

Alle pensioni con decorrenza successiva al 1° gennaio 2021 non sono liquidati supplementi. Per quanto riguarda le pensioni:

  • decorrenti dal 1° febbraio 2011 al 1° gennaio 2014, è liquidato un unico supplemento dopo quattro anni dal pensionamento;
  • decorrenti dal 1° febbraio 2014 al1° gennaio 2017, è liquidato un unico supplemento dopo tre anni dal pensionamento;
  • decorrenti dal 1° febbraio 2017 al 1° gennaio 2019, è liquidato un unico supplemento dopo due anni dal pensionamento;
  • decorrenti dal 1° febbraio 2019 al 1° gennaio 2021, è liquidato un unico supplemento dopo un anno dal pensionamento.

Il supplemento è comunque dovuto dal mese successivo alla cancellazione dagli albi, anche per causa di morte, se antecedente alla maturazione del diritto.

note

[1] Art. 2, Co. 2, Regolamento Cassa Forense.

[2] Art. 4, Co. 3 e 5, Dlgs.n.42/2006.

[3] Cass. Sent. n. 29780/2017

[4] L.232/2016.

[5] Inps Circ. n.140/2017.

[6] Cassa Forense Circ. n. 2/2018.

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