Diritto e Fisco | Editoriale

I figli rispondono dei debiti dei genitori in vita?

20 Agosto 2018
I figli rispondono dei debiti dei genitori in vita?

Quando le obbligazioni del padre e della madre si ripercuotono sul figlio: eredità, fideiussione e pignoramenti.

Tuo padre gestisce un’attività commerciale da diversi anni. In verità è già fallito un paio di volte e altrettante volte si è rialzato e ha ricominciato. Ciò, certamente, lo rende ai tuoi occhi meritevole di stima per aver dimostrato di non arrendersi e di saper trovare sempre una via d’uscita alle difficoltà economiche. Tuttavia ti poni anche un problema di carattere personale: i figli rispondono dei debiti dei genitori in vita? Non vorresti, infatti, che i creditori di tuo padre possano un giorno bussare alla tua porta, magari quando lui è in pensione, e pretendere da te le somme che lui non ha mai pagato. E siccome hai una casa e un conto corrente, in più hai uno stipendio e una famiglia da mandare avanti, non è un rischio che ti puoi permettere.

Esistono due casi in cui il figlio risponde dei debiti del genitore: di tanto parleremo in questo articolo.

Se è vero che i genitori rispondono dei debiti dei figli fino a quando questi sono incapaci (ossia fino a 18 anni), non è però vero il contrario: anche se il genitore è in pensione, invalido o nullatenente i suoi debiti ricadono solo su di lui, almeno fino a quando è in vita. Dopo la morte, i debiti passano agli eredi (non necessariamente solo i figli, dunque) a condizione che questi non abbiano rifiutato l’eredità. L’erede puro e semplice e l’erede con beneficio di inventario rispondono dei debiti del defunto nei limiti della rispettiva quota. Questa regola non vale però per le sanzioni che restano personali e non si trasmettono con la successione: multe e sanzioni fiscali quindi non passano agli eredi, neanche se accettano l’eredità.

Chi vive a casa di un genitore con debiti o, al contrario, ha accettato di ospitare in casa propria il genitore indebitato non rischia nulla nei confronti dei suoi creditori.

Abbiamo però detto che esistono due casi in cui il figlio risponde dei debiti del genitore. Li analizzeremo qui di seguito.

Il primo caso in cui il debito del genitore si ripercuote sul figlio è quando questi gli  fa da garante. La garanzia viene prestata con la stipula di un contratto chiamato “fideiussione”. Capita non di rado che le persone firmino in banca documenti e atti di cui non comprendono il contenuto, solo per accontentare le richieste di un familiare in difficoltà che ha bisogno di un prestito. Lo fanno però senza prestare attenzione al relativo contenuto. Per ignoranza o faciloneria si è portati a pensare che si tratti di carte senza valore; invece rappresentano la fonte di un’obbligazione vera e propria. In altre parole, così facendo consentono alla banca di pignorare anche il proprio patrimonio oltre a quello del debitore. Peraltro, una volta firmata la fideiussione è impossibile togliersi da garante di un prestito. Dunque, se sei stato in banca insieme al tuo genitore e, con lui, ti sono state fatte firmare delle “carte”, cerca di recuperarle e verifica di cosa si tratta: qualora dovessero essere delle fideiussioni tu avrai accettato di garantire con il tuo patrimonio il debito non corrisposto.

Il secondo caso in cui il figlio potrebbe rispondere del debito del genitore è quando vi sono situazioni di convivenza. Qualora infatti il creditore dovesse procedere con un pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario potrebbe recarsi nel luogo di residenza del debitore e prelevare quanto lì trova di valore. Se però tali beni appartengono a un’altra persona (ad esempio al figlio) sarà per questi necessario dimostrare la propria titolarità (con fatture o altri documenti aventi data certa). In caso contrario, egli subirà il pignoramento del proprio bene per quanto non sia il debitore effettivo. La legge prevede una presunzione di proprietà in capo al debitore di tutti i beni mobili rinvenuti all’atto del pignoramento presso la residenza di quest’ultimo, salvo prova contraria: prova che, se ritenuta insufficiente dall’ufficiale giudiziario, dovrà essere esibita davanti al giudice nel corso di un giudizio vero e proprio (l’opposizione di terzo all’esecuzione forzata).

Ciò succede, come detto, solo nel caso di pignoramento mobiliare e non anche per il pignoramento dello stipendio, del conto corrente o degli immobili. Non è possibile ad esempio rischiare un’ipoteca sulla propria casa o addirittura l’espropriazione solo perché vi si ospita all’interno il genitore debitore. E ciò in virtù del principio generale in forza del quale dei debiti risponde (solo) il debitore con tutti i propri beni presenti e futuri.



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