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Accettazione dell’eredità: termini per eredi entro il 6° grado

1 giugno 2018


Accettazione dell’eredità: termini per eredi entro il 6° grado

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2018



Si tratta di un caso di mancata accettazione della successione dell’unico figlio superstite e del coniuge (no ascendenti) del de cuius nel termine di prescrizione decennale dall’apertura della successione. Qual è il termine della possibile accettazione dell’eredità da parte degli eredi entro il 6^ grado (esistono un fratello, una sorella, con i rispettivi figli)? Sono trascorsi 11 anni dalla morte del de cuius e nessuno ha mai accettato l’eredità (sia accettazione espressa, sia tacita) e i beni non sono mai stati nel possesso degli eredi, neanche per quelli entro il 6^ grado. Cosa si può fare per sapere quando e se l’eredità possa considerarsi vacante con subentro nella successione dell’Agenzia del Demanio? Affinchè gli eredi entro il 6^ grado possano accettare l’eredità devono “prenotare” preventivamente con atto formale presso il tribunale l’accettazione subordinandolo alla mancata accettazione del coniuge/del figlio? Vale il termine dei 10 anni?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 16.426 del 27 settembre 2012, ha chiarito che la prescrizione del diritto di accettare l’eredità decorre, anche per i chiamati ulteriori (cioè per gli eredi che subentrerebbero se i primi chiamati non volessero o non potessero accettare), dal momento dell’apertura della successione, cioè dal momento della morte della persona della cui eredità si tratta. 

Questo vuol dire che nel caso di specie, se nessun erede abbia mai accettato espressamente o tacitamente l’eredità, il diritto di accettare l’eredità si è prescritto per tutti i possibili chiamati nel momento in cui sono passati dieci anni dall’apertura della successione, cioè dalla morte della persona della cui eredità si sta discutendo.
Se, pertanto, in questi undici anni non vi è mai stata accettazione espressa o tacita da parte di nessuno dei parenti entro il sesto grado, né possesso dei beni ereditari da parte di alcuno, oggi il diritto di accettare l’eredità è prescritto per tutti i possibili chiamati (per tutti i parenti fino al sesto grado). 

Per completezza, si precisa che questa decisione della Cassazione deriva dal fatto che i chiamati ulteriori (cioè i parenti che subentrerebbero se i primi chiamati rinunciassero) hanno la possibilità, prevista dall’articolo 481 del codice civile, di chiedere al giudice che fissi un termine ai primi chiamati perché dichiarino se accettare o rinunciare all’eredità: siccome i chiamati ulteriori hanno questa possibilità, è giusto che anche per loro il termine di dieci anni per accettare l’eredità decorra fin dal momento della morte della persona della cui eredità si tratta se non hanno voluto mai chiedere al giudice di fissare un termine ai primi chiamati perché dichiarassero se accettavano l’eredità o vi rinunciavano. 

Pertanto in presenza dei presupposti indicati, e cioè in mancanza di altri successibili (alla mancanza dei successibili è equiparato il caso di prescrizione del diritto di accettare l’eredità, come sancì la Corte di Cassazione con sentenza n. 5.082 del 2006), l’eredità è devoluta allo Stato ai sensi dell’articolo 586 del codice civile (Stato che non ha bisogno di accettare e non può rinunciare). 

La procedura consigliabile in questi casi è quella che porta ad aprire la fase di eredità giacente ai sensi  dell’articolo 528 del codice civile (eredità giacente che presuppone che il chiamato non abbia accettato e che nessuno sia nel possesso dei beni ereditari). 

La procedura per l’apertura dell’eredità giacente prevede che chiunque vi abbia interesse possa fare istanza al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione per la nomina di un curatore  dell’eredità giacente il quale, al termine della giacenza, provvederà a consegnare l’inventario dei beni e i beni stessi all’Agenzia del Demanio perché questa ne prenda possesso a titolo di eredità: della  consegna dei beni al Demanio verrà ovviamente redatto verbale che confluirà nel fascicolo in cancelleria. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte 

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