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Lo sai che? Coniuge contribuisce all’acquisto della casa: quale accordo?

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

Il mio nucleo familiare è costituito unicamente da mia moglie (no figli) con la quale sono in regime di separazione dei beni. Di recente ho venduto il mio appartamento, acquistato, ad uso esclusivo e prima del matrimonio, per 500mila euro. Ora ne vorremmo acquistare un altro del valore di 600mila euro. Mia moglie si è resa disponibile a versare, in contanti, i 100mila euro di differenza. Che tipo di contratto è bene stipulare per tutelare entrambi in funzione delle quote versate (es. comproprietà, nuda proprietà/usufrutto, altro…)?

La soluzione più precisa e immediata a livello giuridico, oltre che matematico, è quella della comproprietà.

Attraverso il rogito notarile, il lettore e sua moglie potranno infatti far dichiarare al Pubblico Ufficiale le rispettive quote di partecipazione all’interno dell’immobile, a seconda del tipo di apporto economico effettuato da entrambi.

Nel caso di specie, su un valore di 600 mila euro, il versamento di 500 mila euro corrisponderebbe nel registro immobiliare della Conservatoria ai 5/6 della proprietà del bene, mentre il versamento di 100 mila euro previsto dalla moglie del lettore raccoglierebbe solo l’1/6 della quota immobiliare.

Questa è la soluzione migliore anche nella denegata ipotesi in cui il matrimonio dovesse terminare un domani: in quel caso, essendo in regime di separazione dei beni, e in mancanza di figli, il lettore e sua moglie potrebbero ottenere l’assegnazione della casa familiare e, a conguaglio, si potrebbe riconoscere alla moglie la quota corrispondente in denaro (che a seconda del tempo trascorso dall’acquisto e del mercato immobiliare, potrebbe essere di molto scesa).

Tuttavia, in caso di separazione conflittuale, magari in presenza di figli, potrebbero esserci dei problemi se la moglie, al momento della cessazione del rapporto coniugale, fosse considerata indigente, rispetto al lettore, dal giudice adito.

In questo caso, il lettore potrebbe rischiare di non godere della casa familiare, in quanto il giudice potrebbe decidere di assegnarla alla moglie, alla luce della più debole situazione economica.

Per ovviare a tale inconveniente, il lettore potrebbe riservarsi l’usufrutto vita natural durante dell’immobile, garantendosi il godimento di quell’appartamento per sempre. Questo gli è permesso dall’art. 979 del codice civile secondo cui “la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario”.

Al contempo, la moglie del lettore non perderebbe le somme stanziate per l’acquisto dell’immobile, anche se di importo minore rispetto al contributo del lettore, poiché un domani potrebbe sempre vendere al marito o a terzi quella quota, monetizzando l’investimento fatto, senza danneggiare il lettore.

Diversamente, non sarebbe conveniente il riconoscimento dell’usufrutto in capo ad entrambi i coniugi, poiché il lettore – comproprietario con la quota più importante – rischierebbe un domani (in caso di separazione) di dover usufruire dell’immobile con lo stesso diritto della moglie in una situazione chiaramente conflittuale; e non potrebbe decidere autonomamente di farla andare via di casa, se non con il consenso di quest’ultima.

Tanto premesso, quello che si consiglia al lettore e a sua moglie, per tutelare le ragioni di entrambi (anche alla luce della differente contribuzione nell’acquisto dell’immobile) è di stipulare un contratto di compravendita che preveda l’acquisto dell’immobile in comproprietà. Nello stesso atto potranno far distinguere espressamente al notaio la somma versata dal lettore e quella versata da sua moglie, in modo da avere certezza un domani della differente contribuzione avvenuta per l’acquisto della casa.

Sempre nello stesso atto, il notaio potrà indicare, come da accordi interni, che le percentuali stabilite nei 5/6 per conto del lettore e nel 1/6 per conto di sua moglie riguarderanno la nuda proprietà dell’immobile e che, al contempo, è riconosciuto al lettore, in esclusiva, il diritto di usufrutto vita natural durante dell’immobile.

Se per la moglie del lettore tutto questo dovesse essere considerato come dannoso e poco conveniente, si ricorda che in caso di premorienza del lettore, le spetterebbe – in mancanza di figli – l’intera eredità la quale includerebbe la quota dell’immobile in oggetto.

E così, mentre da un lato il lettore si tutelerebbe da un eventuale separazione conflittuale, mantenendo il possesso dell’immobile, la moglie avrebbe, comunque, garantita – in caso di premorienza del lettore – la titolarità dell’intero immobile, così ricevendo in eredità i 5/6 di proprietà del marito.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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