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Lo sai che? Come sospendere una condanna in appello

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

Sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva: ma in appello si può chiedere la sospensione del titolo esecutivo. Ecco come fare. 

Hai appena ricevuto una brutta notizia: la causa che avevi in corso con un vicino è appena terminata e la sentenza ti dà torto. Dopo averne letto le motivazioni, però, ti accorgi che il giudice ha sbagliato: non ha tenuto conto di una serie di circostanze determinanti che erano emerse nel corso del processo. Non ti resta che fare appello. Nello stesso tempo devi valutare urgentemente come comportarti con l’avversario: la sentenza infatti ti condanna a pagargli subito una somma non di poco conto che, in questo momento, non hai. Così ti chiedi come sospendere una condanna in appello? 

Saprai di certo che la sentenza di primo grado, anche se impugnata, è provvisoriamente esecutiva: obbliga cioè la parte soccombente ad adempiere immediatamente, salvo poi chiedere la restituzione di quanto versato qualora il secondo grado gli dia ragione. In caso contrario, si può subire un pignoramento. L’unico modo per sottrarsi a questa ineluttabile sorte è quella di chiedere la “sospensiva” della sentenza di condanna di primo grado. Ma come si fa? In questo articolo ti spiegheremo, per filo e per segno, come procedere.

Se faccio appello devo pagare?

Eliminiamo subito un luogo comune. Chi fa appello deve comunque adempiere alla sentenza di primo grado e, se così deciso, pagare alla controparte le somme indicate dal giudice, anche quelle relative alla condanna alle spese processuali. La sentenza id primo grado infatti si dice “provvisoriamente esecutiva”:

  • esecutiva perché deve essere rispettata nonostante la sentenza non sia ancora definitiva; in caso contrario la stessa “esecutività” consente di avviare una esecuzione forzata (e quindi un pignoramento);
  • provvisoriamente perché la decisione potrebbe essere travolta dall’appello. In quel caso ciò che è stato pagato dovrà essere restituito.

L’unico modo per bloccare la provvisoria esecuzione è presentare al giudice d’appello, con lo stesso atto che impugna la sentenza di primo grado, una istanza di sospensione della provvisoria esecuzione.

Quando presentare l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione

Ciascuna delle parti (e quindi sia l’appellante che l’appellato), nel momento in cui deposita il proprio atto difensivo in appello, può fare richiesta di sospensione della sentenza di primo grado. L’eventuale accoglimento dell’istanza di sospensione fa sì che la condanna del primo grado non sia più provvisoriamente esecutiva e, anche se non rispettata, non consentirà di avviare un’esecuzione forzata.

L’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione può essere presentata solo in presenza di gravi e fondati motivi, tra cui anche la possibilità che il pagamento delle somme renda insolvente una delle parti. 

La richiesta deve essere fatta entro prefissati termini:

  • se presentata dall’appellante: con l’atto di citazione in appello;
  • se presentata dall’appellato: con l’atto di costrizione contenente l’appello incidentale (una difesa volta a contestare, a sua volta, altre parti della sentenza già impugnata dall’avversario).

Fuori da questi termini, la richiesta non può essere accolta. Non si può quindi presentare l’istanza di sospensione della sentenza di primo grado a processo già terminato o anche solo alla prima udienza inserendo la richiesta in verbale.

Che succede se la controparte ha già iniziato il pignoramento?

Potrebbe avvenire che, ancor prima dell’avvio del processo di appello, la parte che ha vinto il giudizio di primo grado non se lo sia fatto ripetere due volte e abbia già avviato il pignoramento contro l’avversario. Pignoramento che comunque è possibile solo previa notifica sia della sentenza che dell’atto di precetto (un avviso bonario a pagare entro massimo 10 giorni).

Se l’esecuzione forzata è già stata intrapresa dalla parte vittoriosa, l’istanza di sospensiva conterrà la richiesta di sospensione dell’esecuzione forzata già intrapresa. Diversamente, oggetto della richiesta è la sospensione (in tutto o in parte) dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, volta a impedire che in forza di essa la parte vittoriosa inizi l’esecuzione forzata.

Se il richiedente teme che l’esecuzione possa iniziare in pendenza del procedimento può proporre contemporaneamente le due richieste.

Come motivare l’istanza di sospensione della sentenza di primo grado?

Non si può chiedere la sospensiva della sentenza di primo grado senza motivarla. In particolare, a sostegno dell’istanza bisogna addurre «gravi e fondati motivi» come ad esempio l’impossibilità di pagare o il rischio che, pagando, la parte soccombente subisca un grave e irreparabile danno (ad esempio il rischio di fallimento di un’azienda o l’impossibilità, per una famiglia, di sopravvivere). I motivi della sospensiva non possono consistere nel semplice rischio di subire il pignoramento se questo non implica anche dei pregiudizi gravi e di tanto non si dà prova.

È inoltre necessario dimostrare la presumibile fondatezza dell’impugnazione che renda probabile l’annullamento della sentenza  di primo grado. Seppur infatti questa valutazione può essere fatta solo a seguito dell’analisi approfondita del giudizio di appello, e quindi con la sentenza che chiude il secondo grado, già “a naso” il giudice si deve rendere conto che l’impugnazione è tutt’altro che infondata ed appare verosimile l’accoglimento.

Se l’istanza è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, può condannare con ordinanza  non impugnabile (ma revocabile con la sentenza che definisce il giudizio) al pagamento di una pena pecuniaria da un minimo di 250 euro a un massimo di 10.000 euro (art. 283 c. 2 c.p.c.).

Quando viene decisa la sospensione della sentenza di primo grado?

Di solito la decisione del giudice di appello di sospendere la sentenza di primo grado viene data alla prima udienza o con un provvedimento successivo alla stessa. Tuttavia, se la parte che ha presentato l’istanza ha richiesto una decisione “con urgenza” (cosa che di solito succede quando l’esecuzione è già stata avviata), motivando la suddetta urgenza, il giudice può decidere anche prima: a tal fine fissa l’udienza per la sospensione e un’ulteriore udienza per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire.

Se sussistono i particolari motivi di urgenza, il giudice ordina con decreto l’immediata sospensione provvisoria e dispone la comparizione delle parti in camera di consiglio. In tale udienza, alla presenza delle parti, può confermare, modificare o revocare il precedente decreto con ordinanza non impugnabile.

La cauzione

Il giudice di appello può concedere la sospensione imponendo al richiedente una cauzione per garantire l’eventuale risarcimento dei danni subiti dal creditore procedente a seguito dell’interruzione dell’esecuzione.

La cauzione in questo caso può essere utilizzata solo per soddisfare le spese processuali liquidate dalla sentenza.

Se la parte non versa la cauzione, il provvedimento di sospensione perde efficacia e la controparte vittoriosa in primo grado può iniziare l’esecuzione forzata.

Si può impugnare la decisione sulla sospensiva?

Il giudice decide sulla richiesta di sospensiva della sentenza di primo grado con ordinanza non impugnabile. Questo significa che se non si è d’accordo con tale decisione non ci sono mezzi per difendersi, neanche ricorrendo in via straordinaria alla Cassazione. 

Se l’appello è dichiarato inammissibile, gli effetti dell’ordinanza di sospensione dell’esecuzione perdono efficacia.


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