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Indennità di maternità: spetta anche al padre professionista?

23 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



È possibile per il padre libero professionista fruire dell’indennità di maternità in sostituzione della madre? Vediamo nel dettaglio cosa dice la giurisprudenza in merito.

Il tema dell’indennità di maternità è un argomento molto controverso nella legislazione italiana, tant’è che è stato spesso oggetto di modifiche ed integrazioni al fine anche di assicurare ed equiparare i diritti delle lavoratrici dipendenti a quelli delle libere professioniste. Se nel primo caso il riconoscimento dell’indennità è assicurato direttamente dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), nel caso delle lavoratrici autonome invece, iscritte ad uno specifico Albo professionale, l’emolumento è riconosciuto direttamente dall’Ente di previdenziale di appartenenza (nel caso dei consulenti del lavoro, per esempio, è l’Enpacl che riconosce l’indennità) [1].

Ma l’indennità di maternità: spetta anche al padre professionista? Se la madre non vuole fruire dell’indennità di maternità, può cederla in sostituzione al padre libero professionista. La questione è stata recentemente affrontata dalla giurisprudenza [2], che ha chiarito i profili di riconoscimento dell’emolumento in relazione ai padri che esercitano una libera professione.

Indennità di maternità per le libere professioniste: quanto spetta?

Il Testo Unico sulla maternità e paternità [3] prevede che anche le libere professioniste hanno diritto all’indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa. L’emolumento è pari all’80% di cinque dodicesimi del  reddito  percepito e denunciato  ai  fini  fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda.

Indennità di maternità per le libere professioniste: a chi spetta?

La legge prevede che possono richiedere l’indennità le libere professioniste appartenenti alle seguenti casse:

  1. Cassa nazionale del notariato;
  2. Cassa azionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati e procuratori;
  3. Ente nazionale di previdenza e di assistenza farmacisti;
  4. Ente nazionale di previdenza e assistenza veterinari;
  5. Ente nazionale di previdenza e assistenza medici;
  6. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei geometri;
  7. Cassa di previdenza per l’assicurazione degli sportivi;
  8. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti;
  9. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri e gli architetti liberi professionisti;
  10. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali;
  11. Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro.

Indennità di maternità per le libere professioniste: come fare domanda?

Le professioniste iscritte a una cassa di previdenza esercitano il proprio diritto inviando all’Ente di categoria un’apposita domanda. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi della legge [4].

Va specificato che l’indennità di maternità spetta in misura intera anche nel caso in cui, dopo il compimento del sesto mese di gravidanza, questa sia interrotta per motivi spontanei o volontari.

Indennità di maternità: spetta anche al padre professionista?

Se la madre non vuole fruire dell’indennità di maternità, può cederla in sostituzione al padre libero professionista? La risposta è certamente positiva. I giudici in una recente pronuncia [2] hanno affermato che l’indennità di maternità, se non fruita dalla madre, spetta anche al padre libero professionista che abbia adottato un bambino. La ragione dell’estensione dell’indennità risiede nell’obbligo di garantire la parità di trattamento, tra lavoratori dipendenti ed autonomi, circa il diritto a partecipare alla vita familiare. La differenza di trattamento, dunque, non può certamente riguardare in alcun modo il diritto a partecipare, in egual misura tra padre e madre, alla vita familiare.

Se così non fosse, ossia se verrebbe negato l’accesso all’indennità di maternità anche al padre professionista in sostituzione della madre, si andrebbe a contrastare i principi inviolabili della Costituzione. Quindi, così come avviene per i congedi, che attribuisce al padre il diritto al congedo, quando non sia richiesto dalla madre, è necessario garantire la parità di trattamento dei genitori con riguardo alla fruizione dell’indennità di maternità.

Inoltre, la ratio degli istituti a tutela della maternità non hanno più, come in passato, il fine precipuo ed esclusivo di protezione della donna, ma sono destinati alla difesa del preminente interesse del bambino che va tutelato non solo per ciò che attiene ai bisogni più propriamente fisiologici, ma anche in riferimento alle esigenze di carattere relazionale ed affettivo che sono collegate allo sviluppo della sua personalità.

note

[1] Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Interpello n. 22 del 4 Luglio 2013.

[2] Corte Costituzionale, Ordinanza del 23 maggio 2018, n. 105.

[3] Artt. 70 e 72 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

[4] Decreto del presidente della repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

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