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Lo sai che? Avvocato e amministratore di Srl: è incompatibile?

Lo sai che? Pubblicato il 3 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 giugno 2018

Le Sezioni Unite affrontano l’incompatibilità e l’illecito disciplinare dell’avvocato che esercita la professione ed è amministratore di una società di capitali commerciale inattiva o priva di finalità lucrative come la società dilettantistica sportiva.

Cosa può fare l’avvocato e cosa invece è incompatibile con l’esercizio della professione? Di questi tempi che la professione rende poco, molti legali hanno trovato il modo di arrotondare lo stipendio con attività parallele, gestendole a volte in proprio o in forma societaria. Ma è lecito? Quando tali comportamenti danno luogo a incompatibilità? L’avvocato può essere socio di una Srl o di altra società di capitali. Ma non può esserne l’amministratore. Difatti la legge professionale gli vieta di svolgere attività commerciali in nome proprio o altrui. Il che significa divieto assoluto di assumere cariche quali quella di socio illimitatamente responsabile di una società di persone o di amministratore di qualsiasi altro tipo di società. Qualche giorno fa le Sezioni Unite della Cassazione [1] si sono espresse sulla possibile incompatibilità della professione di avvocato e la carica di amministratore di Srl senza fine di lucro. La sentenza ci offre lo spunto per fare il punto della situazione su questo delicato problema.

L’avvocato può essere socio di una Srl? 

Sì, la professione di avvocato non è incompatibile con la qualifica di socio di una Srl o di altra società di persone. A meno che non svolga le funzioni di amministratore di fatto, avendo lasciato tale ruolo, sotto l’aspetto puramente formale, a un prestanome ma svolgendolo in proprio a tutti gli effetti e rappresentando la società all’esterno in prima persona.

L’avvocato può essere socio o amministratore di una società di persone?

No, l’esercizio dell’attività commerciale in nome proprio o altrui è vietato [2]. È quindi da escludere la qualità di socio illimitatamente responsabile.

Allo stesso modo non può essere amministratore di una società di persone commerciale.

L’avvocato può essere amministrazione delegato di una società di capitali?

La cassazione a Sezioni Unite [3] ha ritenuto vietata la carica di amministratore delegato di una società commerciale qualora gli siano attribuiti poteri di gestione e di rappresentanza. Allo stesso modo non può essere presidente di un Cda di una società di capitali o anche cooperativa.

L’avvocato può essere membro di un Consiglio di amministrazione di una società di capitali?

Non è incompatibile con l’esercizio della professione di avvocato la carica di componente di un Cda di una società di capitali quando ciò comporti compiti interni o meramente rappresentativi [4]. In particolare cioè, il professionista può rivestire la carica di Amministratore Unico nelle società cosiddette familiari e per enti, consorzi e società a capitale interamente pubblico.

L’avvocato può essere Presidente di un Cda di una società di capitali?

La situazione di incompatibilità non ricorre quando il professionista, pur rivestendo la qualità di presidente del consiglio di amministrazione, sia stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri di gestione dell’attività commerciale attraverso la nomina di un amministratore delegato.

L’avvocato può essere amministratore di una Srl?

L’avvocato non può essere amministratore di una Srl, neanche se inattiva. Conta come visto la titolarità di poteri gestori di una società commerciale, poteri che comportano una incompatibilità assoluta.

A riguardo la Cassazione ha detto [5] che l’incompatibilità della professione forense è configurabile laddove l’avvocato assuma la carica di amministratore unico di una società, indipendentemente dalla circostanza che la società sia inattiva e che l’avvocato non ponga in essere attività di gestione.

All’incompatibilità consegue anche una sanzione disciplinare [6].

L’avvocato può essere amministratore di una società sportiva o senza fini di lucro?

Secondo la Cassazione a Sezioni Unite [1], l’avvocato va sospeso dall’Albo se ricopre la carica di amministratore di una società dilettantistica sportiva che opera come Srl. Il fatto che l’ente sia senza scopo di lucro, infatti, non è rilevante in presenza di una compagine che svolge un’attività commerciale e opera come società di capitali.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 14131/18 del 1.06.2018.

[2] Art. 3 RD n. 1578/1933.

L’esercizio delle professioni di avvocato e di procuratore è incompatibile con l’esercizio della professione di notaio, con l’esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui, con la qualità di ministro di qualunque culto avente giurisdizione o cura di anime, di giornalista professionista, di direttore di banca, di mediatore, di agente di cambio, di sensale, di ricevitore del lotto, di appaltatore di un pubblico servizio o di una pubblica fornitura, di esattore di pubblici tributi e di incaricato di gestioni esattoriali.

E’ anche incompatibile con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle province, dei comuni, delle istituzioni pubbliche di beneficenza, della banca d’Italia, della lista civile, del gran magistero degli ordini cavallereschi, del senato, della camera dei deputati ed in generale di qualsiasi altra amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle province e dei comuni.

E’ infine incompatibile con ogni altro impiego retribuito che non abbia carattere scientifico o letterario.

Sono eccettuati dalla disposizione del secondo comma:

a ) i professori e gli assistenti delle università e degli altri istituti superiori ed i professori degli

istituti secondari del regno;

b ) gli avvocati ed i procuratori degli uffici legali organicamente istituiti come tali presso gli enti

di cui allo stesso secondo comma, per quanto concerne le cause e gli affari inerenti all’ufficio a cui sono addetti. Essi sono iscritti in un elenco speciale annesso all’albo.

[3] Cass. SU sent. n. 37/2007.

[4] Consiglio Nazionale Forense, 26 Giugno 2003, n. 165.

[5] Cass. sent. n. 4773/2011.

[6] Cass. sent. n. 37/2007.


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