Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa significa contratto capestro e come difendersi

3 giugno 2018


Cosa significa contratto capestro e come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 giugno 2018



Clausole vessatorie, contratti onerosi e conclusi con malafede della controparte: come riconoscere le clausole e come sciogliersi dal vincolo. 

Quante volte sei entrato in un negozio e, dopo aver verificato le condizioni e le offerte proposte dal commerciante, hai firmato il contratto senza leggerlo. Ti sei fidato di ciò che ti è stato detto a voce presumendo che il documento scritto corrispondesse integralmente a quanto anticipato verbalmente. Capita però non di rado che i contratti presentino delle insidie, dei piccoli cavilli, che possono cambiare non di poco le carte in tavola. E di ciò ci si accorge solo in un momento successivo. Succede spesso con le assicurazioni le cui polizze subordinano il risarcimento a particolari oneri del contraente, spesso non rispettati non per volontà ma per ignoranza. Così anche con le banche, quando si ritarda di pochi giorni il pagamento della rata. Altre volte ci si trova dinanzi a veri e propri tranelli, taciuti dolosamente dal commerciante al fine di sedurre il cliente. Ti sarai probabilmente sentito preso in giro e avrai chiesto lo scioglimento dell’accordo. Si può tornare indietro? Siamo nell’ambito del cosiddetto contratto capestro, un termine questo che non è menzionato mai dalla legge (per cui non ha un vero e proprio significato legale), ma che viene comunemente ripetuto dai cittadini. In termini semplici cosa significa contratto capestro e come difendersi? In questo articolo proveremo a darti quelle infarinature giuste e sufficienti per capire di cosa si parla quando si usa questa parola e quali mezzi la legge prevede a tutela dei consumatori più inesperti e ingenui. 

Cos’è un contratto capestro

Il termine capestro indica la fune per legale gli animali per la testa. Quando un tempo si diceva «condannare al capestro» si indicava la corda usata per impiccare. 

Per quanto forte, il paragone si presta bene per raffigurare l’idea di alcuni contratti particolarmente “stringenti” che non offrono scelte al consumatore, finendo per limitarne ogni autonomia e possibilità di fuga. 

Un contratto capestro è quindi un contratto nettamente sbilanciato: che garantisce, da un lato, facoltà e poteri a un soggetto mentre pone vincoli e condizioni limitative all’altro. Il contratto capestro non è necessariamente un contratto illegale o contrario alla legge (se così fosse sarebbe automaticamente nullo e non ci sarebbe neanche necessità di porsi il problema se rispettarlo o no), ma sicuramente è un contratto dove ci può essere l’abuso di una parte (quella che ha scritto il contratto) nei confronti dell’altra (che invece si è limitata a sottoscriverlo, senza poter intervenire in anticipo sul suo contenuto).

Leggi Le tutele dei consumatori nei contratti

A questo punto, dopo aver capito, seppur in termini generali, cos’è un contratto capestro, ti chiederai anche se va rispettato e se c’è modo di uscirne. È vero: la legge non ammette ignoranza, né tutela gli ingenui e gli sprovveduti. Però protegge i deboli. Allo stesso i contratti vanno rispettati, ma vanno prima ancora capiti. Ecco perché l’ordinamento deve fare di tutto per tutelare il consumatore dalle “furbate” delle aziende e dei professionisti: seppur chi si obbliga mettendo la propria firma su una scrittura privata non può poi tornare indietro, esistono delle norme che stabiliscono l’inefficacia di quelle clausole particolarmente “oppressive”.

Vediamo dunque quali sono le clausole capestro più ricorrenti e, subito dopo, quali le norme di legge che tutelano in tali situazioni.

Un contratto capestro è illegale?

Dopo aver capito cos’è un contratto capestro e prima ancora di scoprire come difendersi, vorrai certamente sapere se un contratto capestro è illegale. È raro che la legge stabilisca la nullità di un contratto. Il nostro ordinamento è infatti caratterizzato dall’autonomia negoziale: lascia cioè libere le parti di scegliere come obbligarsi e come regolare i propri interessi. Solo eccezionalmente e in determinate materie la legge impone alcuni contenuti negoziali (pensa in tema di affitto, in cui viene indicata la durata minima del contratto).

Il contratto capestro è quindi quasi sempre valido ed efficace. Come regola generale è impegno di ogni persona leggere ciò che gli viene proposto e decidere se accettare o meno, anche se non gli è data possibilità di modificare il contenuto della scrittura.

In alcuni casi, come vedremo a breve, la legge stabilisce solo un particolare onere di forma: quando la clausola è vessatoria, ossia particolarmente svantaggiosa, vi deve essere una seconda firma del contraente, diversamente si considera non apposta. 

In ultimo, e solo in ipotesi rare ed eccezionali, il contratto è annullabile: annullabile non significa nullo o illegittimo, ma solo che, se la parte lo vuole e comunque non oltre cinque anni dalla stipula, può sciogliersi dall’accordo con effetti retroattivi.  

Quali sono i principali tipi di contratto capestro?

Vediamo alcune delle clausole che, più di frequente si trovano nei contratti capestro

La più tipica è quella che pone dei termini per esercitare i diritti. Pensa a una polizza assicurativa che dà al danneggiato massimo sette giorni per comunicare il sinistro: oltre questo termine nessun risarcimento è ammesso.

Un’altra clausola “forte” è quella che dà a uno dei due soggetti la possibilità di recedere in qualsiasi momento dal contratto senza dare un preavviso. Pensa a un contratto di finanziamento con la banca la quale, in caso di mancato pagamento di due rate di seguito, si riserva la facoltà di sciogliere l’accordo e di pretendere, in un’unica volta, la restituzione dell’intero prestito.

Sempre nell’ambito delle clausole vessatorie ci sono quelle che impongono l’automatico rinnovo del contratto se non c’è diretta. Capita spesso con gli abbonamenti: quasi mai hanno valore solo per un anno, ma sono “a tempo indeterminato”, salvo attivarsi con una raccomandata per comunicare il proprio recesso.

Una clausola capestro è quella chiamata “solve et repete” (tradotto dal latino: prima paghi e poi chiedi la restituzione). Si verifica quando, in presenza di contestazioni su una fornitura, una bolletta, un servizio, l’acquirente non può esimersi dal pagare: per poter sollevare un reclamo deve prima pagare quanto dovuto, salvo poi ottenere il rimborso in caso di operato illegittimo della controparte.

Negli investimenti è capestro la clausola che prevede una riduzione cospicua della somma da versare al cittadino se questi recede dal contratto prima di un determinato termine. Allo stesso modo può essere considerata tale la clausola di un contratto di finanziamento in cui, in caso di restituzione anticipata del prestito, è necessario pagare una penale (questo perché l’istituto mutuante viene a perdere gli interessi sulle singole rate prima concordate).

In alcuni contratti con le assicurazioni, il risarcimento del danno viene subordinato alla riparazione del mezzo solo attraverso officine convenzionate.

Come difendersi dai contratti capestro

Vediamo ora le norme di legge che tutelano dai contratti capestro.

Innanzitutto il codice civile [1] stabilisce che le clausole vessatorie sono inefficaci se non richiamate, singolarmente, in una ulteriore clausola e questa non viene firmata appositamente. In altri termini, il contraente dovrà apporre una seconda sottoscrizione oltre a quella tipica alla fine del contratto. 

Le clausole vessatorie sono ad esempio quelle che impongono la competenza di un giudice diverso da quello previsto per legge, quelle che impongono l’automatico rinnovo del contratto, che fissano dei limiti all’esercizio dei diritti per uno dei contraenti, che consentono all’altro di recedere quando vuole dal contratto, che escludono la possibilità di concludere altri contratti, che negano la possibilità di ricorrere al giudice a favore invece di un arbitrato, ecc.

Altra norma del codice civile che tutela contro le clausole poco chiare è quella che, nel caso di dubbio sul significato del contratto, questo si interpreta a favore di chi non lo ha scritto e lo ha “subìto” [2].

Ancora una distorsione a tutela del contraente debole è quella che stabilisce la nullità del contratto concluso con dolo [3]: cioè succede quando il contratto è stato firmato grazie ai raggiri usati da uno dei contraenti ai danni dell’altro inducendolo ad vincolarsi a un accordo che, altrimenti, non avrebbe mai sottoscritto. Ciò significa che il raggiro, per giustificare la richiesta di annullamento, deve essere stato determinante per la conclusione del contratto. Per esempio se acquisti un computer credendo che sia di una nota marca e poi scopri che è solo un assemblato a cui è stata cambiata l’etichetta, puoi sicuramente ottenere l’annullamento del contratto. 

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