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Tribunali itineranti

2 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 gennaio 2013



Congo: i tribunali itineranti rappresentano l’unica soluzione per assicurare un po’ di giustizia.

Nelle regioni più sperdute dell’Africa centrale, i magistrati si spostano in aereo per andare nei villaggi a celebrare i processi: a costo di finire sotto il fuoco delle milizie ribelli [1].

Nelle regioni del Congo, dove ancora si combatte la guerra civile, l’unico modo per far funzionare la giustizia, è quella di creare tribunali ambulanti che, di volta in volta, si recano laddove c’è urgenza di un giudizio. I giudici vengono ospitati in tende adibite appositamente allo scopo, con quattro sedie di fortuna; l’imputato resta in piedi per risparmiare sui posti a sedere. Un piccolo generatore offre la corrente per gli altoparlanti e il microfono.

Il processo si svolge entro termini strettissimi (tre giorni al massimo): i magistrati hanno fretta di partire per altre destinazioni dove li aspettano nuovi processi da celebrare.

Dopo decenni di cattiva amministrazione e due guerre devastanti, alla fine degli anni novanta il settore giudiziario è crollato e l’unico modo di farlo funzionare sono divenute le corti itineranti. L’American Bar Association (Aba), l’associazione degli avvocati statunitensi, offre corsi di formazione ai colleghi congolesi.

Vengono così giudicati, in gran parte dei casi, delitti di stupro, soprattutto ai danni di bambine; si tratta, infatti, di uno dei crimini più inflazionati nel Congo perché divenuto una vera e propria arma di guerra.

Sino all’avvento delle corti itineranti, i responsabili di tale reato non temevano alcuna punizione: al massimo, si applicava una norma del diritto locale che prevede l’obbligo di risarcire la famiglia della vittima con una capra o del denaro. Ora, invece, si profila la possibilità di applicare il codice penale che prevede la reclusione da cinque a vent’anni: una pena che, da quelle parti, può significare condanna a morte, posta la condizione di degrado delle prigioni congolesi per via della malaria, della tubercolosi e della malnutrizione.

E, mentre il processo si svolge con la sommarietà di un tribunale militare, il giudice controlla impassibile, sul proprio smartphone, gli sms che gli vengono inviati per tenersi aggiornato sull’avanzata dei ribelli.

note

[1] Il reportage è stato curato da Andrea Bohm, del giornale tedesco Die Zeit, e poi pubblicato su l’Internazionale n. 979/2012.

Foto: Internazionale n. 979/12.

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