Diritto e Fisco | Editoriale

Infortunio sul lavoro: come fare denuncia all’Inail?

10 agosto 2018


Infortunio sul lavoro: come fare denuncia all’Inail?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 agosto 2018



Mi sono fatto male sul lavoro: per chi subisce incidenti in azienda, con l’auto aziendale o con la propria nel tragitto per recarsi al lavoro c’è il risarcimento dell’INAIL.

Sei scivolato sul lavoro, ti sei infortunato mentre prendevi alcuni pesi o hai fatto un incidente stradale sull’auto di servizio. Ogni volta che si verifica un infortunio sul lavoro, il dipendente viene risarcito dall’Inail mentre al datore di lavoro spetta fare denuncia al medesimo istituto in via telematica entro la mezzanotte del giorno successivo all’evento. In questo modo il datore di lavoro è esonerato dall’obbligo di inviare il certificato medico. Quest’obbligo però scatta solo per gli incidenti con prognosi superiore a tre giorni. In questo articolo spiegheremo appunto come funziona l’infortunio sul lavoro e come fare denuncia all’Inail.

Infortunio sul lavoro: cosa significa

Quando parla di infortunio sul lavoro la legge abbraccia una definizione molto ampia: si tratta di tutti quegli incidenti avvenuti nell’ambiente di lavoro o comunque per una causa riconducibile al lavoro stesso. Tipico è l’esempio del cosiddetto infortunio in itinere, quello cioè nel tragitto da casa all’azienda (o viceversa). Ma vi rientrano anche i danni derivanti dalle tipiche mansioni del dipendente, quelli legati a un’attività connessa o che si determinano in presenza di condizioni che sottopongono il lavoratore a un rischio più intenso. Quindi viene risarcita anche l’aggressione subita dal dipendente da parte di estranei sul luogo di lavoro, l’infarto a seguito di una lite col capo, la caduta nel tragitto per andare in banca a depositare assegni e così via.

Possiamo dire, più in generale, che l’infortunio sul lavoro è un evento:

  • occorso per causa violenta, cioè un accadimento esterno che, con forza intensa e concentrata nel tempo (rapidità), arrechi danni all’organismo del lavoratore, dando luogo ad alterazioni lesive. La rapidità dell’evento costituisce il criterio distintivo dell’infortunio sul lavoro rispetto alla malattia professionale;
  • in occasione di lavoro, quando l’evento sia stato determinato da un rischio connesso all’attività lavorativa o comunque ad essa collegato, anche al di fuori dell’orario di lavoro;
  • dal quale sia derivata la morte, un’inabilità permanente al lavoro (assoluta o parziale) o un’inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni.

Per quanto riguarda l’inabilità, possiamo distinguere tra:

  • permanente assoluta, quando, in seguito ad un infortunio, il lavoratore perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  • permanente parziale, quando l’infortunio diminuisce in modo permanente l’attitudine al lavoro, in misura superiore al 10%;
  • temporanea assoluta, quando il lavoratore, in seguito all’infortunio, è impedito totalmente al lavoro per più di 3 giorni.

Differenza tra infortunio sul lavoro e malattia professionale

Volendo entrare più nello specifico, si può distinguere tra:

  • infortunio sul lavoro vero e proprio: si tratta di un danno da un evento improvviso e violento come la caduta dalle scale, un braccio rotto a causa di un macchinario, un incidente stradale con l’auto di servizio, ecc.;
  • malattia professionale: è quella che deriva dalla continuata esposizione a un rischio specifico dell’ambiente lavorativo e che pertanto si produce gradualmente, giorno dopo giorno: si pensi a un sollevatore di pacchi che contrae un’ernia, a un lavoratore con il martello pneumatico che riporta problemi all’udito, a un dipendente costretto a lavorare sempre al computer che deve operarsi per tunnel carpale, ecc. Qui, dunque, il danno non deriva da un evento improvviso e singolo ma dalla ripetizione quotidiana e continuativa delle proprie mansioni.

Per quanto riguarda le malattie professionali, l’INAIL ha elaborato delle tabelle indicando quali tipi di eventi dannosi vengono risarciti senza bisogno di dimostrare che essi dipendono dalle mansioni svolte (sono le cosiddette malattie tabellari). Questo non toglie che anche le malattie non contenute in tali elenchi non siano risarcibili, ma spetta al dipendente dimostrare il collegamento causale all’ambiente lavorativo.

L’obbligo di assicurazione all’Inail

Proprio per coprire i danni derivanti da tali infortuni, il datore di lavoro, nel momento in cui assume un lavoratore, è tenuto anche ad assicurarlo presso l’INAIL. Tale assicurazione consentirà alle vittime degli infortuni (o, in caso di morte, ai loro eredi) di ottenere le prestazioni sanitarie ed economiche previste dalla legge [1].

Infortunio in itinere

Viene detto infortunio in itinere quello che avviene nel tragitto casa-lavoro o viceversa, sia che il dipendente si faccia male camminando a piedi, che usando la bicicletta che i mezzi pubblici. L’infortunio in itinere con il proprio veicolo privato è risarcito solo se l’uso dei mezzi pubblici è troppo gravoso o non consente di arrivare per tempo a destinazione; è comunque necessario che l’automobilista non devii dal normale e più breve tragitto (sono consentite le soste necessarie come quelle per portare i figli a scuola o le deviazioni rese opportune dalle circostanze, come quelle per evitare un ingorgo o un incidente).

In particolare, l’infortunio in itinere è quello occorso al lavoratore durante il “normale” percorso:

  • di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;
  • che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore è titolare di più rapporti di lavoro;
  • di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale.

Per quanto riguarda l’infortunio in bicicletta, l’Inail ha chiarito che, a prescindere dal tratto stradale in cui l’evento si verifichi, l’infortunio in itinere occorso a bordo di una bicicletta deve essere sempre ammesso all’indennizzo, salvo la condotta gravemente colpevole del ciclista (si pensi a chi imbocca una strada ove è interdetto il traffico alle biciclette).

La valutazione circa la necessità nell’utilizzo del mezzo privato è superflua per gli infortuni occorsi a bordo di una bicicletta, in quanto il suo utilizzo è considerato sempre necessitato per i positivi riflessi ambientali.

La denuncia all’Inail dopo l’infortunio

Come abbiamo già spiegato nella nostra guida sull’Infortunio sul lavoro, cui si rinvia per maggiori dettagli e chiarimenti in merito a questo delicato argomento, quando si verifica un infortunio sul lavoro (infortunio o malattia professionale) scatta l’obbligo di denuncia all’Inail. L’obbligo viene ripartito tra tre soggetti diversi: il lavoratore, il medico e il datore di lavoro. Vediamo come.

Il lavoratore deve subito informare il datore di lavoro di qualsiasi infortunio, anche lieve, a pena di decadenza dal diritto all’indennità economica temporanea per i giorni precedenti alla notizia.

Spetta poi al medico o alla struttura sanitaria che presta la prima assistenza (e non più al datore di lavoro) trasmettere telematicamente all’Inail il certificato medico di infortunio o di malattia professionale. L’invio deve avvenire entro le ore 24 del giorno successivo all’evento.

In ultimo il datore di lavoro deve trasmettere la denuncia dell’infortunio all’Inail solo se la prognosi medica è superiore a 3 giorni (cioè gli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro per più di tre giorni). In particolare, qualora l’inabilità si protragga per più tempo, l’obbligo di denuncia decorre dal quarto giorno.

Infine, il datore di lavoro deve denunciare gli infortuni mortali o con una prognosi superiore a 30 giorni, all’Autorità di pubblica sicurezza del Comune in cui si è verificato l’evento, nei seguenti modi:

  • per i datori di lavoro soggetti all’obbligo assicurativo, l’adempimento è assolto con l’invio all’INAIL della denuncia di infortunio;
  • i datori di lavoro non soggetti all’obbligo assicurativo INAIL devono darne comunicazione all’Autorità entro 2 giorni dall’evento.

Infortunio sul lavoro: entro quanto la denuncia all’Inail?

Il datore di lavoro deve inviare telematicamente all’Inail la denuncia dell’infortunio entro i seguenti termini:

  • entro 2 giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia;
  • entro 24 ore dall’infortunio, se da esso deriva la morte o il pericolo di morte del lavoratore.

Cosa deve indicare la denuncia dell’infortunio sul lavoro?

Vediamo ora gli elementi che devono essere contenuti nella denuncia telematica che il datore di lavoro trasmette all’Inail.

Innanzitutto è necessario indicare il certificato medico già trasmesso telematicamente all’inail dal medico. In secondo luogo bisogna indicare:

  • generalità dell’infortunato;
  • giorno e ora dell’infortunio;
  • cause e circostanze dell’infortunio;
  • eventuali carenze nelle misure di prevenzione, igiene e sicurezza;
  • natura e sede anatomica della lesione;
  • il rapporto con le cause denunciate;
  • eventuali alterazioni preesistenti;
  • ore lavorate e la retribuzione spettante al lavoratore nei 15 giorni precedenti quelli dell’infortunio.

Denuncia a fini statistici dell’infortunio sul lavoro

Per programmare le politiche di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, è stato previsto l’obbligo per il datore di lavoro, di comunicare all’Inail, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento. Ciò solo a fini statistici e non per il pagamento della malattia.

Chi paga l’infortunio sul lavoro?

Vediamo ora chi paga il risarcimento al dipendente per il caso di infortunio.

Il giorno dell’infortunio, al dipendente spetta il 100% della paga giornaliera. Dal secondo al terzo giorno il pagamento è del 60% (cosiddetto periodo di carenza dell’assicurazione).

Dal quarto giorno dopo l’infortunio o da cui si è manifestata la malattia professionale e fino al 90° giorno di inabilità assoluta, l’INAIL corrisponde all’infortunato un’indennità giornaliera nella misura del 60% della propria retribuzione giornaliera.

Se l’inabilità dura oltre 90 giorni, anche non continuativi, la misura dell’indennità giornaliera è elevata al 75% della retribuzione giornaliera.

Le indennità per inabilità temporanea sono pagate in via posticipata a periodi non eccedenti i 7 giorni e il datore di lavoro non può rifiutarsi di anticiparle, qualora l’INAIL ne faccia richiesta. L’ammontare anticipato sarà rimborsato al datore di lavoro alla fine di ogni mese.

In caso di ricovero in un istituto di cura, l’Istituto assicuratore ha facoltà di ridurre di 1/3 l’indennità per inabilità temporanea, salvo che l’assicurato abbia il coniuge o solo i figli nelle condizioni di cui all’art. 85 del DPR 1124/65 o abbia a proprio carico ascendenti. 

Invece, in caso di morte, agli eredi spetta una rendita nella misura di seguito indicate, ragguagliata al 100% della retribuzione e, per i lavoratori deceduti dal 1.1.2014, calcolata, in ogni caso, sul massimale di 300 volte la retribuzione media giornaliera aumentata del 30%:

  • al coniuge spetta nella misura del 50% della retribuzione, fino alla morte o a nuovo matrimonio;
  • ai figli, spetta nella misura del 20% della retribuzione, fino a 18 anni, 21 se studenti di scuola superiore, 26 se universitari e fino alla morte se inabili;
  • agli orfani di entrambi i genitori o di un solo genitore naturale o di genitore divorziato spetta nella misura del 40%, fino ai termini di cui al punto precedente;
  • agli ascendenti (in mancanza di figli) a carico del defunto spetta il 20%, sino alla morte;
  • fratelli o sorelle conviventi e a carico (in mancanza di coniugi e figli) spetta il 20% nei limiti previsti per i figli.

note

[1] La materia è disciplinata dal DPR 1124/65, integrato dal DLgs. 38/2000.

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