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Querela di falso e disconoscimento firma: qual è la differenza?

24 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2018



Come si disconosce una scrittura privata? A cosa serve la querela di falso? Cos’è la domanda di verificazione?

Per quanto possa essere semplice e, a volte, scontata, una firma su un documento è un gesto importante: con essa ci si appropria delle dichiarazioni contenute nel foglio, si aderisce ad un’offerta oppure si ammette un fatto, anche a sé sfavorevole. Firmare in calce un documento significa farlo proprio, con tutte le conseguenze che ne derivano, in primis di poter utilizzare il documento contro chi l’ha sottoscritto. Con questo articolo vedremo come difendersi da una firma falsa e con quali strumenti; in particolare, vedremo cosa sono la querela di falso e il disconoscimento della firma e qual è la differenza tra l’uno e l’altra.

Disconoscimento di firma: cos’è?

Cominciamo dal disconoscimento della propria firma. Di cosa si tratta? Come suggerisce il nome, il disconoscimento consente ad una persona di negare che la sottoscrizione su un documento sia propria. Facciamo un esempio. Tizio chiede a Caio di restituirgli i soldi che un anno prima gli aveva prestato; Caio, per tutta risposta, gli presenta un documento firmato, a suo dire, da Tizio dove si dice che Caio non gli deve più alcuna somma di denaro. Tizio, ritenendo di non aver mai firmato alcuna quietanza liberatoria, disconosce la firma.

A cosa serve il disconoscimento della firma? Semplice: a paralizzare le pretese di chi intende avvalersi del documento sottoscritto. Si deve ricordare, infatti, che ogni scrittura privata fa piena prova in tribunale [1]; in particolare, ogni documento sottoscritto può essere utilizzato contro colui che l’ha firmato affinché il giudice ne riconosca la portata.

Riprendendo l’esempio di prima, se Tizio agisce in tribunale chiedendo la restituzione del credito, Caio potrà opporsi dimostrando che Tizio gli ha firmato un documento ampiamente liberatorio del debito. Ma se Tizio non ha mai firmato alcun documento, potrà disconoscere la firma.

Quando una firma è riconosciuta?

Secondo la legge, una sottoscrizione si considera legalmente riconosciuta:

  • quando è autenticata da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato. L’autenticazione consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell’identità della persona che sottoscrive [2];
  • quando la scrittura privata è prodotta in giudizio e la parte nei cui confronti è fatta valere è contumace oppure, nella prima udienza o scritto difensivo utile, non l’ha espressamente disconosciuta [3];
  • quando viene accolta la domanda di verificazione, cioè l’azione promossa da colui il quale intende valersi del documento la cui sottoscrizione è stata disconosciuta [4]. La parte processuale che ha interesse a far valere la scrittura privata, davanti al disconoscimento dell’altra parte, deve indicare i mezzi di prova ritenuti utili e le scritture che possono servire da paragone con quella disconosciuta, come ad esempio altre scritture provenienti dalla medesima parte, un documento di riconoscimento da essa sottoscritto o anche la procura alle liti conferita dalla parte al proprio difensore. A questo punto, il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio (normalmente un perito calligrafico) il quale si avvarrà delle scritture di comparazione indicate dal giudice o dalle parti in accordo, in modo da capire se la firma è autentica o meno;
  • quando il giudice ordina alla parte che ha disconosciuto la firma di scrivere sotto dettatura, anche alla presenza di un perito calligrafico, e la parte invitata non si presenta oppure rifiuta di scrivere per effettuare la comparazione [5].

Querela di falso: cos’è?

Mentre il disconoscimento della scrittura privata serve ad impedire che un documento possa acquistare valore probatorio in tribunale, la querela di falso agisce contro una scrittura privata già riconosciuta. In altre parole, la querela di falso interviene solamente se un riconoscimento (tacito o espresso) è già avvenuto.

Riprendendo l’esempio di prima, si ponga il caso che Tizio disconosca la firma in calce alla quietanza prodotta da Caio. Il giudice allora ordina a Tizio di presentarsi personalmente in udienza e di scrivere sotto dettatura davanti ad un consulente tecnico. Per un’incomprensione con il suo avvocato, Tizio non capisce che dovrà presentarsi personalmente e il giudice, davanti a questo comportamento, ritiene riconosciuta la scrittura.

A questo punto, la situazione è del tutto favorevole a Caio il quale, con una quietanza liberatoria pienamente riconosciuta, potrà senz’altro liberarsi del suo debito. Tizio, però, ha ancora un’arma da far valere: la querela di falso. La querela di falso è un’azione giudiziaria che serve proprio a negare autenticità ad una scrittura privata già riconosciuta.

Querela di falso: come funziona?

La querela di falso è un procedimento che serve a far accertare e dichiarare, con processo, la falsità di un atto, di un documento che, in caso contrario, sarebbe pregiudizievole per la parte che intende proporre la querela.

La querela di falso si può proporre in due modi diversi: in via principale o in via incidentale. La proposizione in via principale avviene quando nessun altro giudizio è in corso e si intende solo far accertare la falsità del documento non ancora utilizzato in nessun altro giudizio. La proposizione in via incidentale, invece, avviene nel corso di un altro procedimento già in svolgimento durante il quale è stato depositato il documento in contestazione. È proprio ciò che accadrebbe nell’ipotesi che abbiamo portato come esempio: Tizio dovrebbe sollevare la querela di falso all’interno di un procedimento già iniziato e intrapreso per far valere il suo credito.

A questo punto cosa succede? Il giudice deve chiedere alla parte processuale a cui la scrittura privata è favorevole se intende continuare a valersene: se rinuncia alla sua utilizzazione, la causa continuerà e sarà decisa dal giudice senza tenere in considerazione il documento in oggetto. Altrimenti, il giudice dovrà sospendere il proprio giudizio e disporre l’invio di tutti gli atti al tribunale (riunito in composizione collegiale) affinché decida sulla querela.

Il procedimento sospeso riprenderà una volta che il tribunale abbia deciso sulla querela di falso. È chiaro che, nel caso in cui l’atto dovesse essere dichiarato falso, lo stesso non potrà più essere utilizzato quale prova nel giudizio. Come si comprende, quindi, la querela di falso in via incidentale, avvia un altro procedimento (un’altra causa) volto solo ad accertare se l’atto è o meno da considerarsi falso.

Qual è la differenza tra disconoscimento di firma e querela di falso?

Da quanto abbiamo appena detto si capisce chiaramente qual è la differenza tra querela di falso e disconoscimento di scrittura privata: il disconoscimento tende ad impedire fin da subito che il documento prodotto possa avere una qualche valenza legale, mentre la querela di falso subentra necessariamente dopo, cioè quando, in un modo o nell’altro, la firma è stata data per riconosciuta.

il riconoscimento espresso o tacito della scrittura privata non preclude la querela di falso, anzi in presenza di una scrittura privata (anche se riconosciuta o legalmente considerata tale) per escludere l’autenticità della scrittura privata (che si assume contraffatta), l’unico mezzo possibile è costituito proprio dalla querela di falso: infatti l’oggetto della querela riguarda l’efficacia di prova legale attribuita dalla legge alla scrittura privata riconosciuta. Inoltre, la querela di falso è l’unico strumento che può essere utilizzato per contestare la validità di una firma autenticata, come può essere quella apposta in presenza del notaio.

note

[1] Art. 2702 cod. civ.

[2] Art. 2703 cod. civ.

[3] Art. 215 cod. proc. civ.

[4] Art. 216 cod. proc. civ.

[5] Art. 219 cod. proc. civ.

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