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Lo sai che? Il vicino di casa può ritirare la posta altrui?

Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2018

È il destinatario della raccomandata a dover dimostrare di non aver mai ricevuto la notifica; tuttavia l’impugnazione dell’atto sana il vizio.

Mentre eri assente, il postino ha bussato alla tua porta e, non trovandoti, ha incontrato il tuo dirimpettaio. Quest’ultimo si è presentato come una persona di fiducia, un tuo amico stretto: sicuro di farti un piacere, ha firmato al posto tuo facendosi consegnare le raccomandate, con l’impegno di consegnartele. Così è andata e, quanto sei tornato, ti ha restituito quel che era tuo. Ma a ben vedere, nelle buste hai trovato una cartella esattoriale e una intimazione di pagamento. Forte è la tentazione di far finta di nulla e sostenere di non aver mai ricevuto alcuna lettera visto che la stessa è stata consegnata a un soggetto estraneo, non legato cioè da alcun rapporto di parentela o convivenza. Una tesi del genere è sostenibile? Il vicino di casa può ritirare la posta altrui. La questione è stata decisa lo scorso mese dalla Cassazione [1]. Il tema non è nuovo: già numerose altre volte la Corte si è trovata a giudicare sulla validità delle consegne fatte a soggetti estranei alla famiglia. Ecco qual è il responso dei giudici in questi casi.

Riprendiamo quanto abbiamo già trattato in Raccomandata consegnata al vicino di casa: è valida? A tal fine ricordiamo che il codice di procedura civile [2] stabilisce che tutte le notifiche debbano essere eseguite al diretto interessato o, in sua assenza, a familiare convivente o a persona addetta alla casa non manifestamente incapace e che abbia più di 14 anni. Non per questo il postino deve chiedere i documenti di riconoscimento di chi prende in consegna l’altrui posta: può basarsi su quanto gli viene detto in quello stesso momento. Tali dichiarazioni vengono messe a verbale e fanno piena prova per cui si presumono vere. L’interessato però può sempre dimostrare – in un momento successivo – il contrario, ossia l’assenza di qualsiasi rapporto o legame con il consegnatario (colui cioè che ha preso in consegna le lettere). A questo punto si comprende come l’onere di dare la prova che la corrispondenza non è mai arrivata all’effettivo destinatario spetta proprio a quest’ultimo, peraltro con un particolare tranello: se questi impugna l’atto stesso consegnato all’estraneo (la multa, la cartella di pagamento, un’intimazione dell’Inps, ecc.) non fa che dimostrare di averlo ricevuto e quindi ammette che il vicino glielo ha consegnato (diversamente come potrebbe esserne a conoscenza e impugnarlo?). Questo implicito riconoscimento sana qualsiasi nullità della notifica. Per uscire dal circolo vizioso bisognerebbe attendere la notifica del successivo atto del procedimento e impugnare quest’ultimo per difetto di notifica di quello precedente. Insomma, una vera e propria battaglia di nervi.

Anche così facendo, tuttavia, è bene prima chiedersi se si può contestare la notifica consegnata al vicino di casa o meno. La risposta della Cassazione è negativa: la notifica rilasciata a un vicino di casa di estrema fiducia deve ritenersi valida a tutti gli effetti.

Nel caso di specie l’interessato non risultava in casa e pertanto la notifica veniva affidata, e sottoscritta, dalla vicina di casa, una persona che godeva della piena fiducia dell’uomo e che frequentava abitualmente la sua casa. L’uomo, però, nel sostenere la nullità della notifica, si è difeso sostenendo «l’occasionalità e la temporaneità della presenza» della vicina, come anche la sporadicità dei rapporti. Una tesi, questa, che non ha fatto breccia tra i giudici secondo cui l’operato del postino è stato corretto, per cui la notifica è da ritenersi valida. In particolare i giudici hanno chiarito che «in caso di notificazione, la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa della vicina di casa che ha ricevuto l’atto si presume dalle dichiarazioni di queste stessa recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica; incombe sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria e, in particolare, di provare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario oppure la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario».

Dicevamo: non è la prima volta che la giurisprudenza afferma il principio secondo cui la notifica al vicino di casa è valida. Questo stesso anno la Corte aveva già ricordato che [3] la notifica dell’atto impositivo eseguita dall’Agenzia delle Entrate nelle mani di persona vicina di casa, in luogo del soggetto destinatario dell’atto, è valida. Quest’ultimo, se intende contestare la notifica, deve fornire la prova contraria ed, in particolare, l’inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario dell’atto ossia l’occasionalità della presenza dello stesso.

Una scappatoia per contestare la notifica al vicino è quando l’ufficiale giudiziario non dà atto, nella propria relata di notifica, di non aver trovato il destinatario a casa, né persone familiari conviventi, elementi questi che costituiscono una parte essenziale del procedimento di notifica stessa. Sempre la Cassazione ha detto a riguardo che [4] in caso di notifica nelle mani del portiere o, come nella specie, del vicino di casa, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone abilitate a ricevere l’atto (appunto familiari conviventi o persone addette alla casa); onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve nondimeno attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle predette categorie, secondo la successione ivi tassativamente stabilita (prima il destinatario, poi le persone di famiglia stabilmente conviventi, poi le persone addette alla casa o all’ufficio). Tale omissione, peraltro, determina la nullità, e non l’inesistenza, della notificazione quando la relazione dell’ufficiale giudiziario ne sia priva.

note

[1] Cass. sent. n. 8418/2018 del 5.04.2018.

[2] Art.139 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 7638/2018.

[4] Cass. sent. n. 22151/2013.

Cassazione civile, sez. lav., 05/04/2018, (ud. 19/12/2017, dep.05/04/2018),  n. 8418 

RILEVATO IN FATTO

che la Corte d’Appello di Salerno, con sentenza depositata il 2.4.2012, confermando la sentenza del giudice di primo grado, ha respinto l’opposizione a precetto proposta da C.A. nei confronti dell’INPS concernente il pagamento di contributi previdenziali non versati, ritenendo ritualmente notificato il precetto che intimava il suddetto pagamento ai sensi dell’art. 139 c.p.c., comma 3;

che avverso questa pronuncia ricorre per cassazione C.A. prospettando due motivi di ricorso, illustrati da memoria;

che l’INPS ha conferito delega in calce alla copia notificata del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorrente denunzia, con entrambi i motivi, violazione degli art. 139,420 e 421 c.p.c. nonchè vizio di motivazione (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) avendo, sia il Tribunale che la Corte di appello, ritenuto inammissibile la prova per testimoni diretta a provare l’occasionalità e la temporaneità della presenza di T.L. (“vicina di casa” a cui l’ufficiale giudiziario ha consegnato l’atto) presso lo stabile di residenza del C. nonchè la sporadicità dei rapporti tra la famiglia del C. e quella della T., mezzo istruttorio articolato tempestivamente in quanto richiesto alla prima udienza ossia in data immediatamente successiva alla presa visione della memoria di costituzione dell’INPS;

che i motivi, che possono essere congiuntamente trattati vista la reciproca inerenza, non sono fondati posto che questa Corte è ferma nel ritenere che in caso di notificazione ai sensi dell’art. 139 c.p.c., la qualità di persona di famiglia, di addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, di vicina di casa, che ha ricevuto l’atto si presume “iuris tantum” dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, di provare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità su indicate ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario (cfr. Cass. n. 1971/2017; Cass. n. 146/2014; Cass. n. 12181/2013; v. pure Cass. nn. 16164/2003 e 12181/2013 ove si è chiarito che per tale forma di notificazione da ultimo indicata non è necessario l’ulteriore adempimento dell’avviso al destinatario, a mezzo lettera raccomandata, dell’avvenuta notificazione, come è invece previsto, al comma 4 dello stesso art. 139, in caso di consegna al portiere o al vicino di casa);

che, invero, la relata di notifica di un atto fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta dal pubblico ufficiale procedente, la constatazione di fatti avvenuti in sua presenza ed il ricevimento delle dichiarazioni resegli, limitatamente al loro contenuto estrinseco; non sono invece assistite da pubblica fede tutte le altre attestazioni che non sono frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale, bensì di informazioni da lui assunte o di indicazioni fornitegli da altri, sebbene tali attestazioni siano però assistite da presunzione di veridicità che può essere superata solo con la prova contraria (tra le tante, Cass. n. 2421/2014; n. 19021/2013; n. 25860/2008; n. 13748/2003; n. 4590/2000);

che la Corte territoriale, con giudizio insindacabile in sede di legittimità in quanto involgente profili di merito, ha ritenuto pacifico che l’INPS ha notificato l’atto di precetto, ex art. 139 c.p.c. “ad una signora qualificatasi come vicina di casa ed impegnatasi alla consegna e provvedendo alla spedizione di raccomandata che risulta essere stata recapitata al destinatario” (pag. 5 della sentenza) ed ha accertato “che la predetta ( T.L.) pur non dimorante nello stesso stabile del C., ivi frequentemente si recasse per fare visita al genitore” (pag. 6);

che, risulta, pertanto, che la Corte distrettuale si è conformata all’orientamento consolidato di questa Corte avendo escluso l’occasionalità della presenza della consegnataria, T.L., presso lo stabile del C.;

che il ricorso va rigettato e nulla si dispone sulle spese in assenza del controricorrente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi e in Euro 1.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 19 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2018


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