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Lo sai che? Un corteo di sciopero può bloccare il traffico?

Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2018

La libertà di riunione e di scioperare deve essere comunque controbilanciata con i contrapposti interessi: illegittimo il no assoluto delle autorità di polizia se vengono posti dei limiti alla manifestazione sindacale.

Quante volte ti sei trovato, con l’auto, bloccato nel traffico a causa di una agitazione sindacale. Uno sciopero, una manifestante, un corteo con i tradizionali striscioni e megafoni sono più che sufficienti a paralizzare un’intera città e a scombussolare la circolazione anche per un’ora soltanto. Ti sarai chiesto se è giusto che, per un gruppo ristretto di persone, seppur animate da giustificati motivi, è legittimo bloccare chi coi loro problemi non c’entra nulla. Impotente, ti sarai anche domandato perché la polizia non interviene a far rispettare il codice della strada che, di certo, non contiene alcuna norma che consente ai manifestanti di invadere la carreggiata destinata alle auto. Insomma, un corteo di sciopero può bloccare il traffico? La questione è stata decisa da una recente e interessante sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo [1]. Ecco cosa è stato detto nel caso di specie.

Lo sciopero è un diritto che trova riconoscimento nella Costituzione, il che gli conferisce un valore superiore rispetto a tante altre posizioni giuridiche. Nello stesso tempo però, come avviene in ogni Stato democratico, l’esercizio di qualsiasi diritto trova un limite invalicabile nel rispetto dei diritti altrui. Il confine stesso della libertà di ogni individuo coincide con l’inizio delle libertà degli altri. Diversamente, il diritto diverrebbe un abuso e un gesto di dominio inaccettabile.

Ci sono molti diritti il cui esercizio non entra quasi mai in conflitto con altri: si pensi al diritto di proprietà su una casa o su un terreno. In altre ipotesi, invece, è necessario trovare un punto di equilibrio che consenta di contemperare tutti gli interessi in gioco, senza ledere nessuno in modo eccessivo.

Ebbene, secondo la Cedu (l’acronimo indica appunto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), il disagio alla circolazione stradale prodotto da uno sciopero e da un corteo lungo le strade cittadine è giustificabile se si protrae per poche ore. Alla luce di ciò non può essere ammesso un divieto fissato dalle autorità nazionali allo svolgimento di una manifestazione sindacale. Nel trovare un punto di equilibrio tra i diversi diritti in gioco, l’ago della bilancia va quindi  fatto protendere a vantaggio dei lavoratori scioperanti, sempre che l’agitazione non eccede tempi ragionevoli.

Il caso che ha generato la sentenza in commento nasce da una controversia avviata da alcuni lavoratori del personale aereo. Questi avevano chiesto l’autorizzazione a manifestare lungo la corsia di emergenza della strada che porta dal centro città all’aeroporto. Autorizzazione però negata dal dipartimento di polizia per evitare disagi alla circolazione. La questione è approdata ai giudici europei i quali hanno riconosciuto come prioritario il diritto di sciopero. Il divieto opposto ai sindacati è un’ingerenza nel diritto alla libertà di riunione pacifica, prevista dalla legge. In una società democratica la libertà di riunione può essere limitata solo in casi eccezionali, tra i quali la prevenzione di reati o disordini.

Ciò non toglie – scrive la Corte – che gli Stati possono fissare limiti e condizioni per lo svolgimento di scioperi valutando il luogo della dimostrazione, il giorno, l’orario e le modalità di condotta, proprio per testare gli effetti sul normale svolgimento della vita quotidiana. Ma tali limiti non possono costituire un divieto assoluto di manifestare e scioperare. Soprattutto quando non vi sono manifestazioni violente, le autorità nazionali devono mostrare un certo grado di tolleranza verso le riunioni pacifiche, proprio per evitare che il diritto garantito dalla Convenzione non sia realizzato in modo effettivo. Tale tolleranza va valutata caso per caso, bilanciando gli interessi in gioco. Nel caso di specie, ad esempio, l’utilizzo della sola corsia d’emergenza non avrebbe comportato un blocco totale della circolazione: i passeggeri avrebbero comunque potuto raggiungere l’aeroporto; dunque, il contemperamento delle contrapposte esigenze era rispettato.

Insomma, se il sindacato che organizza la manifestazione partecipa con un numero limitato di persone, adotta accorgimenti per non impedire il blocco totale del traffico e fissa limiti temporali, non si verifica un’interruzione della vita quotidiana.

Gli organi competenti non possono semplicemente opporre un secco “no”, ma devono accertare la possibilità di consentire la manifestazione con alcuni accorgimenti per evitare disagi. Il solo obiettivo di evitare l’interruzione o disagi al traffico non è un motivo sufficiente per limitare un diritto convenzionale.

note

[1] Corte Europea Diritti Uomo (Cedu) sent. del 22.05.2018 n. 27585/13.


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