Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocato: come difendersi da un procedimento disciplinare

4 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 giugno 2018



Anche un legale può essere messo sotto accusa e ciò può avvenire se viola i principi da rispettare nell’esercizio della professione forense. Le caratteristiche del procedimento, le varie fasi in cui può difendersi e le eventuali sanzioni.

Avvocato sotto processo? Non è un paradosso o un’eccezione, ma è assolutamente nella norma che un legale possa essere giudicato per la propria condotta. Un avvocato, come tutti gli altri cittadini, potrebbe essere responsabile di un illecito civile (ad esempio, provoca un danno ad una terza persona) oppure di un illecito penale (ad esempio, commette reato minacciando il proprio vicino di casa). Ma quello che a noi interessa esaminare in questa pubblicazione, è la responsabilità di carattere disciplinare. L’avvocato, infatti, nell’esercizio della propria professione deve rispettare tutta una serie di regole e principi: si tratta di quello che tecnicamente viene definito come Codice deontologico, la cui trasgressione determina la responsabilità disciplinare, il conseguente procedimento di accertamento e l’eventuale sanzione finale. Ed allora, se l’avvocato viola il Codice deontologico, come e quando può difendersi nel successivo procedimento disciplinare?

Il Codice deontologico

Senza dilungarsi troppo in definizioni e classificazioni, il Codice deontologico dell’avvocato prevede regole e principi che il legale deve rispettare nell’esercizio della propria professione, con particolare riguardo ai rapporti con il cliente, con la controparte dello stesso e con i propri colleghi. Il Codice deontologico attualmente in vigore [1] è ovviamente coordinato con la legge che disciplina l’ordinamento della professione forense [2]. La violazione dei principi che esso stabilisce, se accertata nelle sedi competenti, determina la responsabilità disciplinare dell’avvocato e una conseguente sanzione a carico del medesimo, la cui portata può arrivare persino alla radiazione dell’avvocato: ma quali sono i principi contenuti nel Codice deontologico che l’avvocato deve rispettare?

Il Codice deontologico: i principi

In primo luogo, il Codice deontologico stabilisce dei principi generali che l’avvocato deve onorare nell’esercizio delle proprie funzioni. Ad esempio, deve essere leale e corretto, deve essere competente e diligente nell’esecuzione dell’incarico, deve aggiornarsi nelle proprie conoscenze tecnico – giuridiche, deve pagare le tasse ed i contributi previdenziali, deve assicurare la propria attività, ecc. Inoltre sono previste delle regole che l’avvocato specificatamente deve rispettare:

  • nei rapporti con il proprio cliente. Ad esempio, l’avvocato non deve consigliare azioni legali gravose ed inutili, non deve assistere il cliente in attività illecite compiute dal medesimo e tanto meno consigliare queste iniziative, non deve pretendere un compenso eccessivamente oneroso rispetto al valore della pratica, deve essere competente in merito all’incarico ricevuto, deve adeguatamente informare il cliente delle caratteristiche dell’incarico e delle iniziative che saranno assunte per espletarlo, ecc;
  • nei rapporti con i colleghi. Ad esempio, l’avvocato non deve registrare le conversazioni avute con un collega e tanto meno rivelare in giudizio l’oggetto di eventuali colloqui riservati con lo stesso, non deve denigrarne l’attività professionale, non deve impugnare gli accordi transattivi raggiunti e sottoscritti, deve adoperarsi per il pagamento di un collega sostituito a seguito di una revoca, ecc;
  • nei rapporti con la controparte. Ad esempio, l’avvocato non può contattare direttamente la controparte e deve relazionarsi con la stessa solo in presenza del suo difensore, tant’è che non può riceverla allo studio senza il consenso del collega che l’assiste, ecc.
  • durante un processo. Ad esempio, l’avvocato deve essere puntuale alle udienze, deve debitamente istruire il collega delegato o domiciliatario, non deve produrre in giudizio prove la cui falsità è a lui nota, deve utilizzare un linguaggio consono nei propri scritti difensivi e non offensivo o sconveniente nei confronti della controparte, non deve intrattenere rapporti coi testimoni e tanto meno favorirne la testimonianza a favore del proprio assistito, ecc.

Ebbene, come già anticipato la violazione da parte dell’avvocato di queste come delle altre regole contenute del descritto Codice deontologico, genera una responsabilità ed il conseguente procedimento disciplinare.

Avvocato: come e quando difendersi da un procedimento disciplinare

Come è facile intuire, le situazioni da cui può scaturire la responsabilità disciplinare dell’avvocato sono molteplici. Ed allora, quando ciò avviene, si apre a carico del professionista il procedimento disciplinare. Esso si caratterizza per varie fasi.

La fase iniziale

È quella dove il Consiglio dell’Ordine degli avvocati riceve notizia di un presunto illecito disciplinare. Ciò può accadere, ad esempio, quando un cliente deposita presso il detto organo una denuncia circostanziata e documentata sul comportamento scorretto del professionista (ad esempio denuncia di aver ricevuto una richiesta di onorari esosa e sproporzionata rispetto all’incarico eseguito). Con questi presupposti, il Consiglio dell’Ordine trametterà gli atti al Consiglio distrettuale di disciplina (organo giudicante) e darà notizia dell’accaduto all’avvocato interessato, il quale avrà venti giorni di tempo per inviare le proprie difese al Consiglio distrettuale. Pertanto, già in questa fase, il professionista potrà difendersi, mediante scritti difensivi e quant’altro, chiedendo l’archiviazione del procedimento disciplinare;

La fase istruttoria preliminare

In questa fase, sarà innanzitutto valutata la possibilità di archiviare il procedimento oppure, in presenza di lievi infrazioni, di disporre il semplice richiamo verbale all’avvocato scorretto. In caso contrario le cosiddette indagini proseguiranno e dovranno concludersi entro sei mesi. Durante questa fase istruttoria preliminare, l’avvocato interessato avrà la possibilità di accedere agli atti, di presentare delle osservazioni, di essere ascoltato e di indicare dei mezzi di prova. Pertanto anche in questo frangente è data all’avvocato la possibilità di difendersi e di ottenere un esito positivo del procedimento a proprio carico, poiché, terminate le indagini, potrebbe essere ancora disposta l’archiviazione.

L’approvazione del capo d’incolpazione

Se la decisione è sfavorevole, si dice che la sezione del Consiglio distrettuale di disciplina ha approvato il capo d’incolpazione. In termini pratici il procedimento va avanti e l’avvocato viene avvisato della cosa. Ricevuta la debita comunicazione, il professionista sotto accusa avrà venti giorni di tempo per depositare scritti difensivi e documenti, per chiedere di essere ascoltato e per accedere al fascicolo. In sostanza, potrà difendersi e farlo anche approfonditamente, visto che la citazione a giudizio potrebbe non essere così scontata.

La citazione a giudizio

Con la citazione a giudizio, ci si avvia alla conclusione del procedimento disciplinare. Evidentemente, l’organo giudicante, nonostante le molteplici occasioni concesse all’avvocato di difendersi nel procedimento disciplinare, non ha ritenuto di archiviare il tutto. Ed allora viene fissata e comunicata all’interessato la data in cui dovrà comparire dinanzi alla sezione del Consiglio distrettuale di disciplina, per dibattere e discutere sull’intera vicenda. In questa fase, l’avvocato si troverà di fronte ad un vero e proprio processo, dove sarà ascoltato, potrà produrre documenti, saranno ascoltati eventuali testimoni, potrà concludere per una decisione favorevole.

La fase decisoria e le sanzioni

Il procedimento disciplinare così descritto si potrà concludere con il proscioglimento, con un semplice richiamo verbale se sono emerse delle infrazioni lievi oppure con la condanna ad una delle seguenti sanzioni disciplinari:

  • l’avvertimento, in cui si invita l’avvocato a non ripetere quanto è accaduto, e che si dispone per le infrazioni meno gravi e che presumibilmente non saranno ripetute dal condannato;
  • la censura, consistente in una nota di biasimo formale, se ci sono validi motivi per pensare che l’avvocato non commetterà più l’infrazione in oggetto;
  • la sospensione, con la quale viene temporaneamente interdetto dall’esercizio della professione (da due mesi a cinque anni), per le infrazioni più gravi;
  • la radiazione, cioè la cancellazione dall’albo, per le infrazioni molto gravi.

Contro la decisione sfavorevole di condanna, l’avvocato potrà proporre ricorso entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento, dinanzi al Consiglio nazionale forense.

Considerazioni finali

L’analisi delle fasi procedurali del procedimento disciplinare a carico dell’avvocato, evidenzia che sono molteplici le possibilità istruttorie per difendersi. Tuttavia, in prospettiva di un eventuale procedimento del genere, se da un lato è abbastanza ovvio richiamare il professionista alla correttezza, per evitare di incorrere in questo spiacevole processo, dall’altro potrebbe non essere altrettanto scontato, adottare gli opportuni accorgimenti per evitare di essere vittima di clienti a loro volta infedeli o semplicemente eccessivamente severi nei confronti del proprio avvocato. In altri termini, un’equa quantificazione del compenso, accompagnata dalla dovuta informativa sulle iniziative da assumere e sulla complessità dell’incarico, soprattutto se formalizzate in un documento, letto e sottoscritto dal cliente, dovrebbero essere sufficienti per evitare la maggior parte degli inconvenienti. Anche la conservazione delle comunicazioni con l’assistito, potrebbero tornare molto utili per contrastare le eventuali indebite accuse del medesimo (ad esempio, a proposito degli obblighi informativi sul decorso dell’incarico o in merito alla restituzione della documentazione oggetto del mandato). Viceversa per le infrazioni più gravi, la condanna potrà essere evitata, soltanto affidandosi alla capacità dell’avvocato indagato di sconfessare ogni addebito, utilizzando i mezzi istruttori messi a disposizione, nelle varie fasi del procedimento disciplinare.

note

[1] Cod. Deontologico pubb. GU n. 241 del 16 ottobre 2014.

[2] Legge. 247/2012.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI