Diritto e Fisco | Editoriale

Genitori che litigano: il figlio minore va tolto?

24 giugno 2018 | Autore:


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Quando e come intervengono i servizi sociali per l’affidamento del bambino quando non gli viene garantita una crescita psicofisica serena.

Se le discussioni sono il pepe della vita di copia, le litigate eccessive tra padre e madre possono creare un danno importante nello sviluppo psicofisico dei figli, specie se di tenera età. Ecco perché la Cassazione interviene con un’ordinanza [1] nella quale ribadisce la necessità di affidare i minori ai servizi sociali nel caso in cui il clima in casa sia insopportabile. La Suprema Corte risponde così a diverse domande che in tanti si pongono: do fronte ai genitori che litigano, il figlio minore va tolto? È tenuto a subire oppure deve essere portato in un ambiente più sereno? E, soprattutto: il figlio perde di vista entrambi i genitori o può essere collocato presso uno di loro?

Genitori che litigano: perché si arriva ai servizi sociali

La recente ordinanza della Cassazione conferma l’affidamento ai servizi sociali dei figli minori delle coppie separate quando i genitori che litigano non sono in grado di superare le difficoltà che minacciano le loro competenze. Nel caso specifico, la Suprema Corte si è espressa su una coppia divorziata due anni dopo il matrimonio a causa di continui e violenti litigi. Un mese dopo le nozze era nato un bambino. I loro dissapori erano finiti in tribunale (e durante le udienze non era mancata qualche scena poco edificante). In primo grado, i giudici avevano deciso di:

  • affidare il figlio ai servizi sociali collocandolo dalla madre;
  • controllare gli incontri con il padre;
  • prevedere per i genitori la sola ordinaria amministrazione nei confronti del figlio;
  • fissare una sanzione pecuniaria a carico della moglie ed in favore di marito e figlio per inadempienze;
  • fissare un assegno di mantenimento a carico del padre ed in favore del figlio;
  • chiedere ai servizi sociali di accompagnare il bambino in un percorso psicoterapeutico con la necessaria collaborazione dei genitori.

La madre era ricorsa in appello chiedendo, tra le altre cose, che il figlio non fosse affidato ai servizi sociali. Tuttavia, la Corte aveva ritenuto che la donna avesse cercato nel frattempo di mettere il figlio contro il padre. Inoltre, i contrasti tra i genitori erano aumentati. Ecco perché la Corte territoriale aveva confermato la sentenza di primo grado. In sintesi: a due genitori che litigano da poco dopo il matrimonio e che non accennano a venirsi incontro, il figlio va tolto e affidato ai servizi sociali.

Genitori che litigano: cos’è l’affidamento ai servizi sociali

Si arriva così all’ordinanza in commento della Cassazione sul ruolo dei servizi sociali che devono farsi carico di un figlio tolto ai genitori che litigano. C’è da premettere, innanzitutto, che cosa si intende per affidamento. Il concetto riguarda la misura assistenziale che il tribunale dispone a favore di un minore (quindi di una persona incapace) in difficoltà perché si trova in un ambiente familiare non idoneo alla sua crescita psicofisica.

L’affidamento ai servizi sociali ha come scopo quello di mettere il minore che si trova in difficoltà nelle condizioni di avere un aiuto ed un supporto psicologico ed educativo dove manca quello della famiglia. La decisione di affidare un minore ai servizi sociali spetta all’Autorità giudiziaria quando il bambino si trova in una situazione che possa compromettere la sua crescita, specialmente se provocata da un divorzio, da una separazione o da una responsabilità genitoriale, come quella, appunto dei genitori che litigano in continuazione e senza badare al fatto che hanno davanti un bambino.

In particolare, il Tribunale per i Minorenni effettua le dovute indagini e, nel caso, dispone per decreto la misura in uno di questi modi:

  • affida il minore ai servizi sociali e lo colloca presso uno dei genitori;
  • comprime la responsabilità genitoriale e affida il minore solo ai servizi sociali.

Comprimere la responsabilità genitoriale significa, come nel caso dell’ordinanza in commento, limitare l’azione del padre e della madre alla normale amministrazione che riguarda il minore (comprese le spese di affidamento o di ricovero) e costringerli a seguire le indicazioni dei servizi sociali.

Se la domanda viene accolta, l’Autorità giudiziaria:

  • convoca il minore (se ha compiuto i 12 anni oppure è, se di età inferiore, ha capacità di discernimento) ed il legale rappresentante dei servizi sociali;
  • definisce il percorso educativo da seguire;
  • stabilisce i compiti dei servizi sociali, che dovranno poi essere documentati.

Il provvedimento dell’Autorità giudiziaria è temporaneo e, per questo, non può essere impugnato dai genitori. L’affidamento ai servizi sociali verrà meno quando si sarà risolto il conflitto tra i genitori e, quindi, quando il minore potrà di nuovo trovare con loro un clima sereno che favorisca la sua crescita a tutti i livelli.

Genitori che litigano: il figlio minore va tolto alla madre?

La legge [2] decide se e quando il figlio minore va tolto ai genitori che litigano. Come detto, la priorità assoluta è il bene psicofisico del bambino ed il suo diritto a crescere e ad essere educato nella propria famiglia. Ecco perché il testo spinge le istituzioni ad aiutare i genitori in difficoltà economica, affinché la povertà non sia un ostacolo per crescere un figlio e che diventi un motivo per il suo allontanamento dal padre e dalla madre.

Se, però, le difficoltà in esame non riguardano solo la sfera economica ma quella affettiva, cioè se il figlio si trova a vivere in un contesto violento o fortemente degradato, è quando si mettono in moto le istituzioni pubbliche per proteggere il minore. La legge, a questo proposito, dice che il bambino «temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti, viene affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni di cui egli ha bisogno». Se non fosse possibile affidarlo a una famiglia, il minore dovrebbe essere accolto in una comunità familiare o in un istituto pubblico o privato, possibilmente vicino al suo nucleo familiare.

Genitori che litigano: come agiscono i servizi sociali

La segnalazione di una famiglia in cui i genitori litigano in continuazione o si manifesta una situazione di degrado arriva, di norma, ai servizi sociali da una persona che direttamente o indirettamente assiste a questi episodi: un parente, un’insegnante, un vicino di casa, testimoni della situazione che il minore è costretto a subire. I servizi sociali, a loro volta, fanno le dovute verifiche e, nel caso accertassero quanto è stato riferito, si rivolgono al tribunale competente per chiedere l’affidamento del bambino.

Qui ci sono due possibilità. La prima, che il minore non venga tolto alla madre ma che venga monitorato dall’assistenza sociale per quanto riguarda la scuola, le cure che riceve dai genitori, la salute. Padre e madre, nel frattempo, vengono aiutati a migliorare la loro situazione economica e sociale.

L’altra è quella dell’affidamento temporaneo ad una famiglia, ad una comunità o ad un istituto. Viene disposto, come stabilisce la legge, dal servizio sociale locale, sentiti i genitori ed il minore stesso se ha già compiuto 12 anni ed ha capacità di intendere e di volere. Compito del giudice sarà quello di rendere esecutivo con decreto l’affidamento.

Genitori che litigano: si può rifiutare l’allontanamento?

Se i genitori che litigano e ai quali è stato tolto il figlio minorenne non accettano la decisione sull’affidamento, viene chiamato in causa il Tribunale per i Minorenni, il quale, sulla base di quanto stabilito dal Codice civile [3] potrà:

  • far decadere la responsabilità genitoriale qualora padre e madre (o uno solo di loro) non rispettino o trascurino i loro doveri oppure abusino dei loro poteri con grave pregiudizio del figlio;
  • togliere il figlio a entrambi i genitori o, comunque, a quello che pregiudica la sua crescita o abusa di lui.

Il tribunale deve indicare nel provvedimento:

  • le motivazioni della decisione;
  • i tempi ed i poteri riconosciuti all’affidatario;
  • i rapporti che i genitori e gli altri parenti possono avere con il minore;
  • il servizio sociale che deve monitorare la situazione ed informare il tribunale degli sviluppi;
  • la durata dell’affidamento.

Genitori che litigano: il figlio minore può tornare da loro?

È chiaro che due genitori che litigano anche dopo il divorzio e che non hanno intenzione di migliorare il loro rapporto difficilmente rivedranno un figlio minorenne a casa dell’uno o dell’altro. Spetta sempre al tribunale decidere se deve revocare il provvedimento di affidamento del bambino ai servizi sociali perché le cose si sono sistemate in modo civile oppure prolungarlo perché con due genitori cos’ litigiosi c’è poco da fare.

In particolare, il giudice tutelare sente il servizio sociale incaricato ed il minore (sempre se ha compiuto i 12 anni o, se di età inferiore, nel caso abbia capacità di discernimento). Poi chiede al tribunale l’adozione di un nuovo provvedimento a tutela del minore in uno o nell’altro senso, cioè: tornare a casa dei genitori, di uno di loro (se separato o divorziato) oppure lasciarlo ancora in affidamento.

Genitori che litigano: che succede se non c’è accordo sulle visite?

Se i genitori che litigano lo fanno anche dopo la separazione o il divorzio per questioni legate alle visite ai bambini (orari, turni nei giorni di festa, ecc.), subentrano sempre i servizi sociali, così come stabilito da una sentenza del Tribunale di Milano [4]. In realtà, l’intento dei giudici è quello di evitare che le aule dei tribunali si riempiano di cause relative a problemi risolvibili fuori, cioè conflitti non gravi.

note

[1] Cass. ordinanza n. 12363/2018 del 18.05.2018.

[2] Legge n. 149/2001.

[3] Artt. 330 e ss. cod. civ.

[4] Trib. Milano sent. del 23.03.2016.

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