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Blog: c’è il diritto di cronaca?

26 giugno 2018 | Autore:


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Blogger: possono fare cronaca? Quando un giornalista che scrive su blog commette diffamazione? Cos’è il diritto di critica?

Nell’era di internet tutto ciò che è analogico o materiale è diventato digitale, come se il web rappresentasse un universo parallelo dove trovare tutto ciò che c’è nel mondo reale, ma trasformato in virtuale. Questa trasposizione ha riguardato anche il giornalismo che, oggi, ha trovato nell’editoria online una validissima alternativa alla carta stampata.

Il passaggio dalle pagine classiche a quelle internet, però, non sempre lascia immutato il prodotto originario: è un po’ come se si attraversasse un setaccio, con conseguente scrematura di tutto ciò che è superfluo. Per quanto riguarda il giornalismo online, il problema principale riguarda la tutela di chi esercita questa delicata professione. La domanda è: chi fa giornalismo attraverso pagine internet o blog personali può esprimere la sua opinione senza temere di incorrere in conseguenze legali? In poche parole: il diritto di cronaca vale anche per il blog? Scopriamolo con questo articolo.

Diritto di cronaca: cos’è?

Prima di affrontare il problema delle libertà dei blogger, cerchiamo di capire in modo semplice cos’è il diritto di cronaca. Il diritto di cronaca è una particolare espressione della libertà, costituzionalmente garantita, del diritto di manifestare il proprio pensiero [1].

Secondo la giurisprudenza, Il diritto di cronaca giornalistica rientra nel più ampio diritto di libertà di pensiero e di stampa tutelato dalla Costituzione e consiste nel potere-dovere conferito al giornalista di portare a conoscenza dell’opinione pubblica fatti, notizie e vicende che interessano l’intera società [2].

Il problema del diritto di cronaca dei giornalisti è molto sentito con riferimento al reato di diffamazione, il quale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque offende l’altrui reputazione utilizzando il mezzo della stampa [3].

Diffamazione a mezzo stampa: cos’è?

Come anticipato, il reato di diffamazione a mezzo stampa è una particolare forma di diffamazione aggravata: infatti, è facile capire che una cosa è diffamare qualcuno tra pochi amici, un’altra è farlo davanti ad un platea indeterminata di persone. Per questa ragione il codice penale punisce più severamente la diffamazione che avviene a mezzo stampa o con altro mezzo pubblico.

Secondo la giurisprudenza, la valutazione della portata diffamatoria di un articolo deve essere effettuata prendendone in esame l’intero contenuto, sia sotto il profilo letterale che sotto quello delle modalità complessive con le quali la notizia viene data, potendo assumere significato decisivo, tra l’altro, anche il titolo [4].

Diffamazione a mezzo stampa e diritto di cronaca: cosa prevale?

Il tema del reato di diffamazione a mezzo stampa si scontra con quello del diritto di cronaca (e di critica) di coloro che, per professione, pubblicano articoli in riferimento a fatti che, spesso, coinvolgono persone anche note.

Si tratta, quindi, di stabilire quale sia il limite tra condotta diffamatoria ed esercizio del diritto di cronaca, diritto quest’ultimo che esimerebbe l’autore da qualsiasi responsabilità. Si pensi all’articolo di un giornalista che sveli la condotta moralmente riprovevole di un noto personaggio pubblico, oppure il servizio televisivo che mostri le immagini di Tizio appena arrestato. Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il reato di diffamazione? Oppure ancora: un critico cinematografico stronca senza mezzi termini un film in uscita nei cinema: è diffamazione oppure esercizio del diritto di critica?

A porre un argine a questo dilemma è intervenuta la Corte di Cassazione che, con una serie di pronunce, ha stabilito le regole da seguire affinché il giornalista (o, comunque, colui che si occupa di cronaca) deve rispettare per andare esente da responsabilità penale. Il diritto di cronaca giornalistica, pertanto, può essere esercitato anche quando ne derivi una lesione dell’altrui reputazione a condizione che:

  1. la notizia pubblicata sia vera (verità);
  2. esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti (pertinenza);
  3. siano rispettati i limiti della forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, in modo che siano evitate gratuite aggressioni all’altrui reputazione (continenza) [5].

Blogger: hanno il diritto di cronaca?

Quanto detto finora consente di capire l’importanza concreta che ha la possibilità di estendere il diritto di cronaca anche ai blogger, cioè a coloro che utilizzano una pagina personale di internet per fare informazione. Il diritto di cronaca, infatti, è una sorta di scudo contro il pericolo (sempre insito quando si fa giornalismo) di incorrere in un reato non da poco come quello della diffamazione. E allora: anche i blog hanno il diritto di cronaca?

La risposta è affermativa: il passaggio dal cartaceo al digitale non ha comportato la perdita di questo importantissimo diritto. Non è importante con quale mezzo si comunichi una notizia: ciò che conta realmente è la concreta attività svolta dal giornalista. La libertà di manifestazione del pensiero è diritto fondamentale insopprimibile, accompagnato dal diritto di cronaca.

Blogger: hanno il diritto di critica?

Quanto appena detto vale anche per il diritto di critica. Di cosa si tratta? Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca in quanto, a differenza di quest’ultimo, non si concretizza nella narrazione di fatti, bensì nell’espressione di un giudizio o di un’opinione che, come tale, non può pretendersi totalmente obiettiva, posto che la critica non può che essere fondata su un’interpretazione necessariamente soggettiva dei fatti [6].

Cosa significa ciò? Vuol dire che il diritto di critica non sfocia nella diffamazione se rispetta i criteri, sopra indicati, della pertinenza (cioè della rilevanza pubblica) e della continenza, non essendo necessario, invece, quello della verità, posto che il diritto di critica si poggia sempre su un’interpretazione soggettiva che il critico fa di un dato fatto.

Blog: quando si commette reato?

Da quanto abbiamo detto nei paragrafi precedenti derivano due conseguenze importanti:

  • anche il giornalismo fatto attraverso i blog deve rispettare le regole di rilevanza, pertinenza e continenza che abbiamo sopra analizzato per andare esente da eventuale diffamazione;
  • la diffamazione effettuata attraverso social network, blog o mediante qualsiasi tipo di utilizzo di internet deve considerarsi aggravata in quanto realizzata attraverso un mezzo pubblico.

La giurisprudenza è pacifica sul punto: si deve presumere la sussistenza del requisito della comunicazione con più persone qualora il messaggio diffamatorio sia inserito in un sito internet per sua natura destinato ad essere visitato da un numero indeterminato di utenti, come nel caso di giornale telematico, analogamente a quanto si presume nel caso del tradizionale giornale cartaceo, a nulla rilevando l’astratta possibilità che esso non sia acquistato o letto da alcuno [7].

In poche parole, un messaggio denigratorio inserito sul web (social network, blog, pagina personale, ecc.) va considerato come diffamazione aggravata in quanto potenzialmente idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone.

note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Cass., sent. n. 4492/1982 del 29.04.1982.

[3] Art. 595 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 5738/2000 del 18.05.2000.

[5] Cass., Sez. Un., sent. n. 8959/1984 del 23.10.1984.

[6] Cass., sent. n. 2247/2005 del 25.01.2005.

[7] Cass., sent. n. 16262/2008 del 17.04.2008.

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