Diritto e Fisco | Editoriale

Minacciare di bocciare un alunno: cosa si rischia?

16 Luglio 2018 | Autore:
Minacciare di bocciare un alunno: cosa si rischia?

Cos’è il reato di abuso dei mezzi di correzione? Il docente può minacciare la bocciatura o commette delitto?

Anche chi non lavora nel mondo della scuola sa che i rapporti tra docenti e alunni non sono più quelli di una volta: un tempo l’insegnante godeva di un’autorità che, nei limiti del rispetto delle leggi, gli consentiva di “mandare in punizione” lo scolaro monello, oppure di conferire con i genitori per spingerli a provvedere seriamente al fine di far rigare dritto il proprio figlio. Oggi, invece, assistiamo a fenomeni sempre più diffusi e preoccupanti di disobbedienza plateale, se non proprio di bullismo contro i professori. Cosa possono fare i poveri docenti? Un tempo c’era la minaccia della bocciatura; probabilmente, oggi non è rimasta neppure questa. Vediamo allora cosa si rischia minacciando di bocciare un alunno.

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è?

La legge protegge le persone che si trovano in un particolare stato di inferiorità o di soggezione nei confronti delle altre: essendo soggetti deboli, esse devono necessariamente essere tutelate in maniera speciale; con un occhio di riguardo, se vogliamo.

In particolare, il codice penale punisce con la reclusione fino a sei mesi chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente [1]. Le pene sono aumentate se dalla condotta illecita deriva una lesione personale o, addirittura, la morte.

La fattispecie appena enunciata punisce tutti i comportamenti che provengono da persone che, per ragioni di lavoro (insegnati, maestri, ecc.) o semplicemente di fatto (baby sitter occasionali, ecc.), sono tenute a provvedere ad un’altra persona. Si pensi alla maestra d’asilo e, più in generale, ai docenti; ma anche agli insegnanti di particolari discipline, quali quelle sportive o musicali. In tutte queste ipotesi, insomma, se la persona utilizza in maniera distorta o eccessiva qualsiasi mezzo di cui è dotato per far rispettare la sua autorità, rischia di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Mezzi di correzione: quando è reato?

Secondo la giurisprudenza, si integra il reato di abuso dei mezzi di correzione ogni volta che viene utilizzato un mezzo astrattamente lecito, ma in modo eccessivo. Questo significa che l’uso del mezzo è consentito, l’abuso no. Da ciò deriva che l’adoperare uno strumento già di per sé illecito (ad esempio, una cinghia) non configura il delitto di abuso di mezzi di correzione, bensì direttamente quello più grave di lesioni personali [2].

La Corte di Cassazione ritiene che per mezzo di correzione o di disciplina debba intendersi non soltanto uno strumento materiale, ma anche l’impiego di tecniche diverse che derivano dal potere che detiene colui al quale la persona è affidata. Così, ad esempio, la Suprema Corte ha ritenuto responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere per cento volte sul quaderno la frase «sono un deficiente» [3].

Minaccia di bocciatura: è reato?

Ebbene, alla luce di quanto finora detto si comprende perché la Corte di Cassazione abbia ritenuto colpevole del reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina anche il docente che aveva ripetutamente minacciato di bocciare un gruppo di studenti [4].

Secondo la giurisprudenza, l’uso sproporzionato del potere disciplinare può costituire reato se teso a svilire e/o denigrare la vittima. Non è necessario, quindi, che si utilizzino i vecchi metodi delle bacchettate sulle mani o dei ceci su cui inginocchiarsi: anche l’umiliazione continua costituisce una vessazione che rientra tra gli abusi dei mezzi di correzione.

Non bisogna dimenticare, infatti, che secondo la giurisprudenza integra la fattispecie criminosa in questione l’uso, in funzione educativa, del mezzo astrattamente lecito, sia esso di natura fisica, psicologica o morale, che trasmodi nell’abuso, sia in ragione dell’arbitrarietà o dell’intempestività della sua applicazione, sia in ragione dell’eccesso nella misura, senza necessità che si arrivi a forme di violenza vere e proprie [5].


note

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 3827/1972 del 29.05.1972.

[3] Cass., sent. n. 34492/2012 del 10.09.2012.

[4] Cass., sent. n. 47543/2015 del 01.12.2015.

[5] Cass., sent. n. 3789/1998 del 26.03.1998.

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