Diritto e Fisco | Editoriale

Interessi di mora: cosa sono?

6 giugno 2018


Interessi di mora: cosa sono?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 giugno 2018



Differenza tra interessi moratori e interessi corrispettivi: in caso di prestiti e di mancato pagamento delle rate a quanto ammontano gli interessi di mora?

Se hai un debito, magari derivante da un finanziamento, e hai saltato qualche rata avrai certamente sentito parlare di interessi di mora: cosa sono? Si tratta di quegli interessi che il debitore deve pagare nel momento in cui non rispetta gli accordi presi in contratto e che, pertanto, lo pongono dinanzi alla necessità di corrispondere una penalità per il ritardo. La mora è infatti il ritardo. Non bisogna quindi confonderli con gli interessi corrispettivi che, invece, sono quelli dovuti come controprestazione di un prestito e che sono dovuti quindi anche se non c’è inadempimento (tanto per fare un esempio, sono gli interessi che paghi su ogni rata del mutuo da restituire alla banca o che versi quando chiedi la rateazione di una cartella esattoriale).

In questo articolo cercheremo di capire cosa sono gli interessi di mora e come si calcolano.

Interessi corrispettivi

Quando una persona presta del denaro a un’altra persona si mette in atto un contratto di mutuo. Non solo le banche, infatti, possono fornire dei finanziamenti ai privati, fermo restando che solo queste possono farlo in modo professionale e generale. Ben venga, quindi, che una persona presti dei soldi a un amico o a un familiare di tanto in tanto, ma se lo fa come attività propria, e quindi a chiunque glielo chieda, commette illecito.

Torniamo ora agli interessi. Nel momento stesso in cui si stipula (anche oralmente) un contratto di mutuo, il mutuatario (ossia il beneficiario del prestito) si obbliga a restituire non solo il capitale (ossia la somma ricevuta) ma anche gli interessi. Si parla, a riguardo, di interessi corrispettivi perché sono il “corrispettivo” ossia la controprestazione (o il compenso) che il mutuante riceve a fronte della prestazione eseguita (la consegna del proprio denaro). Gli interessi corrispettivi sono sempre dovuti: solo un accordo espresso può escludere l’obbligo di restituzione degli interessi (in tal caso si parlerà di «mutuo a titolo gratuito»).

Alla luce di ciò possiamo dire che gli interessi corrispettivi costituiscono un’obbligazione pecuniaria accessoria che si aggiunge all’obbligazione principale. Stabilisce il codice civile [1] che i crediti liquidi ed esigibili, ossia già scaduti, di somme di denaro producono automaticamente gli interessi.

A quanto ammontano gli interessi corrispettivi? Purché non si sconfini nell’usura, le parti sono libere di determinare la misura degli interessi corrispettivi. Ma se non li hanno stabiliti, si applica il tasso legale di interesse, quello cioè previsto dalla legge e periodicamente aggiornato.

Interessi moratori

Dagli interessi corrispettivi si distinguono gli interessi moratori. Questi sono dovuti dal debitore a titolo di risarcimento per il ritardo (mora significa ritardo) nell’adempimento di una obbligazione di somme di denaro.

Per interessi moratori si intendono quelli che presuppongono lo stato di mora, vale a dire il ritardo nell’adempimento di un’obbligazione ancora possibile.

È proprio il codice civile a regolare gli interessi moratori a stabilire che: «Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura. Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l’ulteriore risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta la misura degli interessi moratori».

Da questa norma, si possono evincere le seguenti regole:

  • nel momento in cui si è in ritardo nel pagamento di una somma di denaro, dal giorno in cui doveva avvenire il pagamento (e invece non è avvenuto) si iniziano a calcolare gli interessi di mora;
  • gli interessi di mora scattano in automatico, senza bisogno che le parti ne abbiano previsto l’esistenza e l’ammontare;
  • gli interessi di mora sono dovuti anche se le parti non avevano convenuti gli interessi corrispettivi. Quindi, ad esempio, se Tizio dà a Caio dei soldi per aiutarlo in un momento di difficoltà senza pretendere alcun interesse, ma con l’intesa che la somma sarebbe stata restituita a fine anno, qualora tale restituzione non dovesse giungere scatteranno gli interessi di mora;
  • per ottenere gli interessi di mora non bisogna dimostrare di aver subito un danno: essi conseguono per il semplice ritardo rispetto alla scadenza dell’obbligazione. La legge infatti presume che il ritardo abbia sicuramente procurato un disagio al creditore e lo esime dall’onere di fornire la prova. Qualora il debitore dimostri che il creditore ha subito un danno inferiore alla predetta differenza, lo stesso può evitare il risarcimento in tale misura. Viceversa, il creditore che abbia subito un danno superiore rispetto alla citata differenza deve fornirne la prova;
  • gli interessi di mora sono pari agli interessi legali, sempre che le parti non abbiano convenuto un saggio superiore. Resta il divieto di superare la soglia dell’usura. Usura è un termine che indica l’interesse eccessivo chiesto su un prestito o un mutuo; in tal caso gli interessi non sono dovuti e chi pratica tassi usurari è punito penalmente;
  • se le parti hanno stabilito un ammontare degli interessi corrispettivi superiore al tasso di interesse legale, gli interessi di mora seguono la stessa misura degli interessi corrispettivi;
  • il fatto di ricevere gli interessi di mora non esclude che il creditore possa pretendere un ulteriore risarcimento a patto che dimostri di aver subito un danno. Questo però non è dovuto se le parti hanno concordato per iscritto la misura degli interessi moratori che, pertanto, assorbono tutti i danni patiti dal creditore.

A quanto ammontano gli interessi moratori?

Come detto, le parti sono libere di determinare gli interessi moratori per come preferiscono, tenendosi al di sotto dell’usura. Se non convenuti espressamente, gli interessi moratori corrispondono al tasso di interesse legale annuo stabilito dal Ministero dell’Economia. Se le parti hanno concordato però un tasso di interesse corrispettivo superiore rispetto a quello legale, gli interessi moratori seguono la stessa misura degli interessi legali.

La legge [3] prevede poi una disciplina di tutela del creditore in caso di ritardato pagamento quando si ha a che fare con transazioni commerciali o per servizi professionali o di lavoratori autonomi. In tali casi, la normativa prevede il decorso automatico degli interessi di mora sulla base di speciali tassi d’interesse.

Per le transazioni commerciali concluse fino al 31.12.2012, il saggio degli interessi moratori era determinato in misura pari al saggio d’interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea (BCE) applicato alla sua più recente operazione di rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di calendario del semestre di riferimento, maggiorato di 7 punti percentuali (9 punti percentuali, per i prodotti alimentari deteriorabili).

Riguardo alle transazioni commerciali concluse a decorrere dall’1.1.2013, a seguito delle modifiche legislative, per interessi legali di mora si intendono gli interessi semplici di mora su base giornaliera ad un tasso che è pari al cosiddetto «tasso di riferimento» maggiorato di otto punti percentuali [4].

Il tasso di riferimento:

  • per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, é quello in vigore il 1° gennaio di quell’anno;
  • per il secondo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, é quello in vigore il 1° luglio di quell’anno.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze dà notizia del tasso di riferimento, curandone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

  • Per le transazioni aventi ad oggetto prodotti agricoli e/o alimentari è stata elevata, dal 2% al 4%, l’ulteriore maggiorazione del tasso degli interessi moratori [5].

Nella tabella che segue, è riepilogato il saggio “legale” degli interessi moratori applicabile alle transazioni commerciali concluse a partire dall’1.1.2013.

Periodo Tasso riferimento BCE Tasso legale
prodotti agricoli e alimentari
Tasso legale altri prodotti/servizi
1.7.2017-31.12.2017 0% 12% 8%
1.1.2017-30.6.2017 0% 12% 8%
1.7.2016-31.12.2016 0% 12% 8%
1.1.2016-30.6.2016 0,05% 12,05% 8,05%
4.7.2015-31.12.2015 0,05% 12,05% 8,05%
1.1.2015-3.7.2015 0,05% 10,05% 8,05%
1.7.2014-31.12.2014 0,15% 10,15% 8,15%
1.1.2014-30.6.2014 0,25% 10,25% 8,25%
1.7.2013-31.12.2013 0,50% 10,50% 8,50%
1.1.2013-30.6.2013 0,75% 10,75% 8,75%

note

[1] Art. 1282 cod. civ.

[2] Art. 1224 cod. civ.

[3] D.lgs. n. 231/2002. Cfr. anche Art. 2 L. n. 81/2017 (cosiddetto “Job Act dei lavoratori autonomi).

[4] Art. 2 co. 1 lett. e) del DLgs. 231/2002.

[5] Rientranti nella speciale disciplina di cui all’art. 62 del DL 1/2012 (conv. L. 27/2012.


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