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Accettazione eredità con beneficio di inventario: documentazione richiesta

9 giugno 2018


Accettazione eredità con beneficio di inventario: documentazione richiesta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 giugno 2018



Si tratta di un caso di decesso del coniuge, dove gli eredi di due immobili di civile abitazione sono la moglie e la figlia del defunto. L’accettazione dell’eredità va fatta prima della dichiarazione di successione? Va fatta davanti al cancelliere del tribunale o è sufficiente la presentazione della dichiarazione? E’ necessario allegare altri documenti o marche da bollo, oltre al documento di identità, al codice fiscale dell’erede, al certificato di morte e al codice fiscale del defunto?

L’accettazione dell’eredità e la dichiarazione di successione costituiscono adempimenti separati con finalità diverse. L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita: la prima si effettua per atto pubblico del notaio o per scrittura privata, in cui si dichiara di acquisire la qualità di erede; l’accettazione tacita, invece, si fa per comportamenti concludenti, comportandosi, cioè, come se si fosse eredi (abitando la casa ereditata, vendendo i beni ereditati ecc.). Per l’accettazione dell’eredità non è necessario recarsi in Tribunale, a meno che gli eredi non vogliano accettare con beneficio di inventario. In quest’ultimo caso, infatti, è necessario rendere un’apposita dichiarazione che consente di distinguere il patrimonio del defunto da quello dell’erede: grazie al beneficio di inventario, l’erede risponderà di eventuali debiti del defunto soltanto con il patrimonio ereditato.

Quando il chiamato all’eredità vuole accettare con beneficio di inventario deve rivolgersi al Tribunale e allegare la seguente documentazione:

– certificato di morte in carta semplice (il coniuge, gli ascendenti e i discendenti possono anche avvalersi della dichiarazione sostitutiva di certificazione);

– certificato di ultima residenza del defunto;

– copia del codice fiscale dell’accettante e del defunto;

– copia del documento d’identità dell’accettante e del defunto;

– autorizzazione del Giudice Tutelare (per gli eredi minorenni, interdetti e inabilitati).

La dichiarazione di successione, invece, è un adempimento puramente fiscale (da compiere entro 12 mesi) che non presuppone l’accettazione dell’eredità e che non vale come accettazione della stessa. Secondo la giurisprudenza della Cassazione, infatti, la dichiarazione di successione e il pagamento della relativa imposta, con riferimento al valore del patrimonio dichiarato, non comportano accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di adempimenti fiscali che, in quanto diretti a evitare l’applicazione di sanzioni, hanno solo scopo conservativo e rientrano, quindi, tra gli atti che il chiamato a succedere può compiere in base ai poteri conferitigli dalla legge.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone

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