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Ape volontaria e requisiti per la pensione di vecchiaia

9 giugno 2018


Ape volontaria e requisiti per la pensione di vecchiaia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 giugno 2018



Ho ottenuto dall’Inps l’idoneità certificativa (500 € + arretr.) per accedere alla domanda di Ape Volontaria e tramite attraverso il sito dell’ente l’ho presentata entro lo scorso mese. Nei giorni scorsi ho ricevuto risposta negativa, via sms, via posta ordinaria e Pec il tutto sempre a cura di Inps. Ho contattato anche la banca, ente erogante il prestito, per chiarimenti al riguardo ma mi ha risposto che la decisione dipende dall’Inps. All’Inps mi è stato risposto invece che dipende dalla banca. Se la banca mi nega il prestito pensione stante interrogazione Crif (mutuo e prestito personale in corso, ma mai protestato) e quindi ritiene incapiente la mia pensione di vecchiaia che percepirò dal 2020 percepirò anche la pensione Enasarco oltre ad una piccola rendita vitalizia di un fondo Ass. Generali e ciò fa la differenza. Come posso dimostrare ciò?

In via preliminare occorre fare un breve riepilogo della normativa relativa all’Ape volontaria (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica). L’articolo 1, comma 166 e ss., della L. n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) e articolo 1, comma 162 della L. n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018) hanno riconosciuto in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019 un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto

Esso può essere richiesto dai:

– lavoratori dipendenti pubblici e privati;

– dai lavoratori autonomi;

–  e dagli iscritti alla Gestione Separata.

Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali.

Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta:

– avere una età minima di 63 anni;

– aver maturato una anzianità contributiva non inferiore a 20 anni;

–  avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO);

– per i soggetti con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, avere un importo di pensione non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale di cui all’articolo 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995;

– non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

La Circolare n. 28/2018 dell’INPS stabilisce che non possono ottenere l’anticipo pensionistico:

– i titolari di trattamento pensionistico diretto a carico dell’INPS;

– i soggetti per i quali sono previsti requisiti per la pensione di vecchiaia diversi da quelli indicati;

– chi è in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero una età per il 2018 di 66 anni e sette mesi. L’Inps, inoltre, stabilisce che l’Ape è compatibile con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.

Il prestito è erogato da soggetti finanziatori ed è assicurato contro il rischio di premorienza da imprese assicurative scelte tra quelle che aderiscono agli accordi quadro stipulati tra il ministro dell’Economia e delle Finanze e il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e, rispettivamente, l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA) e altre imprese assicurative primarie (in allegato la documentazione tecnica relativa allo scambio dati tra INPS, istituti finanziatori e compagnie assicuratrici).

Il prestito è erogato per un periodo minimo di sei mesi e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito ottenuto viene restituito in 240 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’INPS all’atto del pagamento di ciascun rateo pensionistico. La restituzione del prestito inizia dal primo pagamento della futura pensione.

Fatte le dovute premesse, sappiamo che per ottenere l’APE l’interessato, o gli intermediari autorizzati, devono presentare all’INPS la domanda di certificazione del diritto all’APE attraverso l’uso dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello o il PIN dell’INPS.

L’INPS, ricevuta la domanda di certificazione:

  1. verifica il possesso dei requisiti di legge;
  2. certifica il diritto all’APE;
  3. e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile.

Una volta ottenuta la certificazione del diritto all’APE, l’interessato può procedere, sempre attraverso l’uso dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello, all’invio della domanda di accesso all’APE, tramite il servizio “Ape Volontario – domanda di anticipo finanziario a garanzia pensionistica”. La domanda di APE, che comprende:

1- la domanda di pensione di vecchiaia;

2- la domanda di finanziamento;

3- la domanda di assicurazione;

4- e l’istanza di accesso al fondo, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge;

non è revocabile, salvo il diritto di recesso da esercitarsi nei termini previsti dalla legge in materia creditizia e bancaria e dal codice del consumo. Nella domanda il richiedente indica sia il finanziatore cui richiedere il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza.

Successivamente, l’istituto finanziatore trasmette all’INPS il contratto di prestito ovvero l’eventuale comunicazione di rifiuto dello stesso. In quest’ultimo caso la domanda di APE, che comprende la domanda di pensione di vecchiaia, la domanda di finanziamento, la domanda di assicurazione e l’istanza di accesso al fondo, decade ed è priva di effetti.

Infatti, gli istituti finanziari non accoglieranno le richieste di Ape per coloro che hanno subito protesti o hanno debiti scaduti da oltre 90 giorni. Fuori anche chi è segnalato nella Centrale dei Rischi. Il decreto attuativo della riforma pensionistica prevede infatti che il richiedente dovrà dichiarare al momento della domanda di Ape volontario di:

-non avere debiti nei confronti delle banche o di altri operatori finanziari, esposizioni per debiti scaduti o sconfinanti (intendendosi con ciò l’utilizzo di fondi in eccedenza rispetto al saldo del conio corrente, in assenza di apertura di credito, ovvero in eccedenza rispetto all’apertura di credito concessa) e non pagati da oltre novanta giorni;

– non essere a conoscenza di essere attualmente registrato negli archivi della centrale dei rischi gestita dalla Banca d’Italia e non aver ricevuto comunicazioni relative all’iscrizione in un sistema di informazioni creditizie gestito da soggetti privati, per l’inadempimento di uno o più prestiti, quali mutui, finanziamenti o altre forme di indebitamento;

– non aver avviato o essere oggetto di procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n. 3;

–  non avere pignoramenti in corso o estinti senza integrale soddisfazione dei creditori;

–  non avere protesti a proprio carico e non essere registrato nell’archivio degli assegni bancari e postali e delle carte dì pagamento irregolari istituito presso la Banca d’Italia, denominato centrale di allarme interbancaria – CAI.

Tuttavia non vi saranno problemi qualora i debiti al momento della domanda siano estinti per qualunque causa; qualora sia stata registrata la chiusura della procedura di composizione della crisi, la cancellazione dell’elevazione del protesto e la cancellazione della registrazione dall’archivio presso la centrale di allarme interbancaria – CAI. Non sarà motivo di esclusione della richiesta di Ape la mancata esecuzione di pignoramento dopo trentasei mesi dall’estinzione non satisfattiva della procedura esecutiva.

Ma il problema principale, a parere dello scrivente, è che per richiedere l’accesso all’Anticipo pensionistico devono essere soddisfatte alcune condizioni, tra cui l’importo della pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, non può risultare inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria (cioè 702,65 euro al mese). Dato che questo valore deve essere al netto della rata di ammortamento, il cui importo può toccare diverse centinaia di euro al mese a seconda dell’entità, della durata dell’anticipo richiesto e dei tassi di mercato, il prestito si rivolgerà prevalentemente alle platee di coloro che hanno maturato una pensione lorda superiore a mille euro al mese; cioè un assegno sufficientemente capiente a sostenere una rata di ammortamento piuttosto intensa; mentre coloro che hanno una pensione di importo ricompreso tra i 750 e i mille euro lordi mensili dovranno valutare caso per caso l’effettiva possibilità di conseguire lo strumento riducendo l’importo dell’anticipo richiesto o spostando in avanti l’uscita di qualche mese per rispettare il suddetto vincolo. Per queste classi di assegno, infatti, la rata di ammortamento del prestito può far scendere il reddito al di sotto dei 702 euro mensili determinando l’impossibilità di ottenere il prestito pensionistico.

Non avranno diritto all’anticipo, invero, i soggetti che hanno maturato assegni inferiori a 750 euro mensili. Siccome al lettore hanno riconosciuta una rata di 500 euro, va da sé che l’istituto finanziario non gli potrà concedere il prestito richiesto.

Al limite il consiglio al lettore è quello di presentare alla banca un estratto conto di tutti i suoi contributi versati all’Enasarco, nonché un’attestazione firmata dall’Ente, dal quale si possa desumere che egli riceverà la pensione nel 2020, e di dimostrare che riceverà una pensione superiore a 702,65 euro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio


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