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Conto cointestato con investimenti: il comportamento della banca

16 giugno 2018


Conto cointestato con investimenti: il comportamento della banca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2018



Mia moglie è titolare con sua sorella e sua madre di conto corrente bancario a firma disgiunta e di investimenti sempre a loro intestati a firma disgiunta. La mamma è morta il 1 febbraio 2018 e da allora la banca ha venduto subito gli investimenti che stavano guadagnando senza dire o chiedere nulla dicendo che la legge prevede questo, bloccato e chiuso il conto esistente a firma disgiunta e fatto aprire un altro conto corrente, a tutt’oggi però non hanno ancora reso disponibili i soldi. Possono farlo a distanza di 3 mesi e mezzo?

A parere dello scrivente, in base alla normativa e alla giurisprudenza prevalente, in caso di conto cointestato, anche a firma disgiunta, è frequente che la banca, per motivi precauzionali, blocchi il conto al fine di fare chiarezza circa i rapporti successori.

Poiché 3 mesi di blocco sono effettivamente molti, è consigliabile inoltrare all’istituto lettera formale per ottenere chiarimenti anche in ordine agli investimenti.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

Con l’evento morte i diritti patrimoniali, ad esclusione di quelli strettamente legati alla persona, si trasmettono, a vario titolo, ad altri soggetti. Il termine successione indica il fenomeno per il quale un soggetto subentra ad un altro nella titolarità di uno o più rapporti giuridici, sia attivi che passivi. La successione, pertanto, non avviene attraverso un atto negoziale ma in seguito alla morte del titolare di tali rapporti.

La successione “a causa morte”, ossia mortis causa, si concretizza tra un autore, detto anche de cuius, colui della cui eredità si tratta, e il successore, che può assumere la funzione di erede o legatario, il quale attua una sorta di continuazione nei rapporti giuridici esistenti.

Il codice civile, nel libro secondo, dedica un ampio spazio alla tematica della morte della persona fisica e alla sorte delle situazioni giuridiche a contenuto particolare, con un complesso di norme volte a disciplinare e regolamentare le varie fasi previste. Il fondamento dell’istituto della successione si evidenzia in esigenze di natura economica, volte ad evitare che un patrimonio resti privo di un titolare, ed esigenze di carattere sociale e familiare, volte ad evitare contrasti e turbamenti sociali e a garantire una serena prosecuzione dei rapporti obbligatori.

Come è noto, con la successione, una volta sommati tutti gli attivi si individua il patrimonio suddiviso agli eredi secondo i dettami della legge.

L’art. 11, legge n. 346/1990, meglio nota come Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, statuisce che:

1 .Si considerano compresi nell’attivo ereditario:

a) i titoli di qualsiasi specie il cui reddito e’ stato indicato nell’ultima dichiarazione dei redditi presentata dal defunto, salvo quanto disposto nell’art. 12, comma 1, lettera b);

b) i beni mobili e i titoli al portatore di qualsiasi specie posseduti dal defunto o depositati presso altri a suo nome.

2- Per i beni e i titoli di cui al comma 1, lettera b), depositati a nome del defunto e di altre persone, compresi quelli contenuti in cassette di sicurezza o altri contenitori di cui all’art. 48, commi 6 e 7, per le azioni e altri titoli cointestati e per i crediti di pertinenza del defunto e di altre persone, compresi quelli derivanti da depositi bancari e da conti correnti bancari e postali cointestati, le quote di ciascuno si considerano uguali se non risultano diversamente determinate.

3- Le partecipazioni in società di ogni tipo si considerano comprese nell’attivo ereditario anche se per clausola del contratto di società o dell’atto costitutivo o per patto parasociale ne sia previsto a favore di altri soci il diritto di accrescimento o il diritto di acquisto ad un prezzo inferiore al valore di cui all’art. 16, comma 1. In tal caso, se i beneficiari del diritto di accrescimento o di acquisto sono eredi o legatari, il valore della partecipazione si aggiunge a quello della quota o del legato; se non sono eredi o legatari la partecipazione è considerata come oggetto di un legato a loro favore.

Con la morte dell’intestatario unico (o cointestatario) si apre la successione del conto corrente del de cuius. All’apertura della successione, i rapporti di conto corrente sono compresi nel patrimonio relitto e vengono trasferiti agli eredi, i quali possono subentrare nella titolarità del rapporto giuridico esistente con la banca oppure appropriarsi del saldo contabile maturato sul conto ai sensi dell’art. 11 della L. 346/90. Gli eredi, in tali circostanze, sono tenuti, da una parte, ad informare la banca della dipartita mediante un atto notorio (o dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/2000) ed a richiedere tutti i rapporti che il de cuius aveva in essere con l’istituto di credito, come ad esempio libretti o titoli) e, dall’altro, sono tenuti a restituire tutto quando detenesse il de cuius in forza del contratto di conto corrente: assegni, carte di credito, bancomat.

L’art. 1854 c.c. stabilisce che “Nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”. Inoltre, l’art. 1298 c.c. evidenzia che “Nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori o tra i diversi creditori, salvo che sia stata contratta nell’interesse esclusivo di uno di essi. Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente”.

In sostanza, la cointestazione di un conto corrente bancario, tra due o più persone, implica che le parti di ciascuno si presumono uguali in quanto il singolo intestatario, pur avendo la facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, non può disporre in proprio favore, senza il consenso dell’altro, della somma depositata in misura che eccede la propria quota di spettanza.

Quanto detto viene confermato dalla giurisprudenza.

Qualora il convenuto non contesti la qualità di erede dell’attore, la petizione dell’eredità che, ai sensi dell’art. 533 c.c., consente di chiedere sia la quota dell’asse ereditario sia il suo valore, può assumere natura di azione di accertamento o funzione recuperatoria. (Nella specie, è stato ritenuto che la domanda di divisione dell’asse ereditario, configurando l’azione di cui all’art. 533 c.c., postulava l’accertamento, fra l’attivo ereditario, anche del credito di cui il “de cuius” era titolare nei confronti di altro coerede per le somme da questi illegittimamente prelevate dal conto cointestato prima della sua morte). Cass. civ. Sez. II, 28/12/2004, n. 24034.

La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi di conto (art. 1854 c.c.) sia nei confronti dei terzi, sia nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto, salva la prova contraria a carico della parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa”. Cass. civ. Sez. III, 8/9/2006, n. 19305.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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