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GDPR: cosa fare in caso di violazione o smarrimento dei dati

16 giugno 2018


GDPR: cosa fare in caso di violazione o smarrimento dei dati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2018



Se per ipotesi dovessi subire in questi giorni una violazione di dati, o mi accorgessi di aver smarrito qualcosa di vecchio, segnalandolo subito o documentandolo con marca temporale (ad esempio tramite auto-invio via PEC) potrei evitare di far ricadere la cosa sotto la disciplina del GDPR, in vigore dal 25 maggio?

A parere dello scrivente, aderendo al pensiero del lettore, onde evitare situazioni spiacevoli in caso di smarrimento o violazione dei dati, questi potrà predisporre un documento da archiviare con marca temporale a riprova della buona fede e del rispetto della normativa in materia.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

Redigere una scrittura privata con data certa rappresenta un’ottima modalità per dimostrare di non avere alcuna responsabilità nel malaugurato caso di violazione o smarrimento dei dati al fine di non ricadere nella disciplina prevista dal GDPR.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest’ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso; a tal fine basta la prova contraria non occorrendo far ricorso alla querela di falso.” Cass. civ. Sez. I Sent., 14/06/2007, n. 13912.

In tema di efficacia probatoria della scrittura privata nei confronti dei terzi, l’apposizione del timbro postale su una scrittura privata formata in foglio unico rappresenta circostanza idonea a rendere la data ivi riportata data certa in quanto la timbratura deve ritenersi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento è stato spedito nella data ivi indicata.” Cass. civ. Sez. I, 28/05/2012, n. 8438.

 

 Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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