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Mancato riconoscimento della paternità e test del DNA

16 giugno 2018


Mancato riconoscimento della paternità e test del DNA

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2018



Siamo tre figli non riconosciuti da nostro padre, che ormai ottantenne è venuto a trovarci l’ultima volta nel 2011 perché voleva riconciliarsi con noi. Eravamo felici ma dopo pochi mesi non è stato più possibile contattarlo.Non sappiamo se è ancora vivo o è stato internato dalla sua famiglia e dal suo unico figlio riconosciuto. Non volevamo niente da lui, ma questo stato di cose ci rattrista al punto che era pronta una denuncia, ma poi abbiamo desistito. Non sopportiamo più il fatto che questo unico figlio abbia avuto tutto mentre noi abbiamo fatto la fame perché nostra madre non ha saputo gestire la nostra crescita. Ora si dovrebbe fare il DNA. Cosa possiamo fare?

L’azione da intraprendere giudizialmente è quella del riconoscimento della paternità.

Solo in questo modo, con le relative richieste, si potrà domandare al giudice l’effettuazione del test del DNA sul padre del lettore, così da poter avere la certezza del legame parentale suo e dei suoi fratelli.

Infatti, l’articolo 269 del codice civile stabilisce che la paternità e la maternità possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo.

Tale giudizio viene introdotto con un atto in cui i presunti figli citano in giudizio il presunto padre al fine di ottenere l’invocato riconoscimento.

Avendo, sul punto, il tribunale una sorta di potere d’investigazione, finalizzato a verificare la fondatezza della domanda, occorrerà per bene indicare tutte le prove atte a dimostrare quella paternità.

Difatti, la sola richiesta del test DNA potrebbe apparire come indagine esplorativa e potrebbe portare il giudice, in assenza di altri indizi, ad escludere tale dimostrazione.

Così sarà necessario sentire nel giudizio di riconoscimento la testimonianza di chi, anche per sentito dire, possa dichiarare che vi fu all’epoca una relazione amorosa tra la madre e il presunto padre del lettore, e che tra i concittadini giri la voce della nascita di questi figli.

Anche la produzione fotografica volta a dimostrare la somiglianza potrà risultare elemento importante per ottenere l’autorizzazione al test del DNA.

Così come stabilito dalla giurisprudenza, non è sufficiente la compatibilità biologica tra il presunto padre e il preteso figlio, per dichiarare la paternità dovendo detto dato essere integrato mediante ulteriori elementi, tra i quali un rilievo spesso essenziale riveste la frequentazione e l’accertamento di una relazione tra il presunto padre e la madre del bambino, nel periodo utile per il concepimento (Cassazione civile, sez. I, 20/06/2017, n. 15201).

Pertanto, una volta provata quella relazione ed effettuato il test del Dna, con esito positivo della paternità, il giudice emetterà una sentenza che, ai sensi dell’articolo 277, dichiarerà la filiazione, producendo gli effetti di un vero e proprio riconoscimento.

Con quella sentenza, il giudice potrà anche dare i provvedimenti che stima utili per l’affidamento, il mantenimento, l’istruzione e l’educazione del figlio riconosciuto e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui.

E così, riconoscimento alla mano, il lettore e i suoi fratelli potranno richiedere tutte le somme che il padre non ha versato per il loro mantenimento e, quando morirà, gli stessi rientreranno secondo la legge nell’eredità con la medesima quota di legittima posta a favore dell’unico figlio ad oggi riconosciuto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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