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Procreazione medicalmente assistita: cos’è e come funziona

27 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2018



Chi può chiedere la fecondazione assistita? Cos’è la fecondazione omologa? La fecondazione eterologa è ammessa? Quali sono le tecniche di procreazione assistita? Si può chiedere la malattia per fecondazione assistita? E i permessi lavorativi?

In Italia la natalità è, da anni, in preoccupante diminuzione: lo stivale è diventato un paese per vecchi in cui l’età media è sempre più elevata. Il calo delle nascite è dovuto a tanti fattori: la crisi economica, l’incertezza per il futuro, l’aumento di separazioni e divorzi. Tra queste cause, però, ve n’è una che prescinde dalla scelta della coppia: si tratta della circostanza in cui uno dei partner non possa procreare.

La sterilità affligge migliaia di persone e costringe quanti vogliono vivere la genitorialità a fare enormi sacrifici pur di avere un bambino. In Italia esiste un’apposita legge che disciplina la fecondazione assistita, strumento volto proprio a superare le problematiche della coppia che non può avere figli. Sulla fecondazione assistita, però, c’è molta confusione, in gran parte dovuta anche al fatto che, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si capisce bene chi la possa richiedere. Con questo articolo vedremo cos’è e come funziona la procreazione medicalmente assistita.

Fecondazione assistita: cosa significa?

La legge italiana [1] consente di ricorrere alla fecondazione assistita alle coppie che non possano avere naturalmente figli. La procreazione medicalmente assistita consiste in un trattamento medico finalizzato alla soluzione di problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le suddette patologie.

La procreazione medicalmente assistita, quindi, non cura la patologia, cioè non guarisce dall’infertilità o dalla sterilità, ma interviene a sopperire all’incapacità di procreare attraverso particolari tecniche mediche.

Quando si può ricorrere alla fecondazione assistita?

La procreazione medicalmente assistita non può essere chiesta da chiunque: secondo la legge, infatti, alle tecniche di fecondazione assistita possono accedere soltanto le coppie:

  • maggiorenni;
  • di sesso diverso;
  • coniugate o conviventi;
  • in età potenzialmente fertile;
  • entrambi viventi.

La procreazione medicalmente assistita, quindi, non soltanto è preclusa alle coppie che non hanno problemi di fertilità, ma anche alle coppie omosessuali, a quelle in cui uno dei partner sia minorenne, quando la coppia non sia nemmeno convivente oppure quando sia troppo avanti con l’età (per la precisione, quando la donna abbia raggiunto la menopausa e l’uomo l’andropausa) o, addirittura, quando uno dei componenti di essa sia deceduto. In quest’ultimo caso si parla di divieto di fecondazione post mortem, cioè del divieto di utilizzare il gamete del compagno defunto.

Fecondazione eterologa e fecondazione omologa: qual è la differenza?

A queste condizioni la legge ne aggiunge(va) un’altra: che il gamete, cioè la cellula sessuale utile per la fecondazione, sia prelevata all’interno della coppia. Cosa significa in parole povere? Vuol dire che la fecondazione assistita può avvenire soltanto utilizzando l’ovulo (gamete femminile) e il seme (gamete maschile) dei futuri genitori: si parla, a tal proposito di fecondazione omologa.

Al contrario, la fecondazione eterologa consentirebbe alla coppia di utilizzare il gamete di una persona esterna. Facciamo degli esempi. Tizio e Caia non riescono ad avere figli; si rivolgono pertanto ad un centro medico specialistico per accedere alla procreazione medicalmente assistita. La fecondazione omologa, l’unica prevista dalla legge (almeno fino alla sentenza della Corte Costituzionale del 2014; leggi il paragrafo successivo), consente di utilizzare solamente le cellule prelevate da Tizio e Caia per poter favorire la procreazione. Ciò significa che, se uno dei due è del tutto incapace di procreare (cosiddetta infertilità assoluta), la fecondazione assistita non potrà che fallire.

Al contrario, la fecondazione eterologa consente di utilizzare l’ovulo o il seme di una persona diversa da Tizio o da Caio, superando così anche i casi in cui uno dei partner non sia capace di procreare.

Fecondazione eterologa: è legale?

Abbiamo detto che la legge sulla procreazione medicalmente assistita ammette la sola fecondazione omologa: l’embrione, cioè, può derivare solamente dall’incontro del seme e dell’ovulo dei genitori naturali. Nel 2014, però, una sentenza della Corte Costituzionale [2] ha dichiarato l’illegittimità del divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili.

Di conseguenza, oggi si può dire che anche in Italia la fecondazione eterologa sia consentita, con possibilità di quelle coppie affette da infertilità assoluta di ricorrere ad un gamete esterno per favorire la procreazione.

Fecondazione assistita: come funziona?

La procreazione medicalmente assistita è una procedura complessa e costosa che non sempre garantisce i risultati sperati. Secondo la legge, la fecondazione deve avvenire seguendo un percorso graduale, cioè attraverso tecniche che dall’essere blande diventano man mano più invasive. Vediamo quali sono le più comuni.

Stimolazione ovarica: cos’è?

Propedeutica ad ogni tipo di fecondazione assistita è la stimolazione ovarica. Di cosa si tratta? Praticamente, la stimolazione ovarica consiste nella somministrazione di iniezioni quotidiane che favoriscono la produzione, da parte delle ovaie, di più ovociti, in modo tale da poter arrivare a ricavare un maggior numero di embrioni.

Inseminazione intrauterina: cos’è?

Una delle tecniche di procreazione medicalmente assistita più diffuse e di agevole effettuazione è quella della inseminazione intrauterina. In parole semplici, questa procedura consiste nell’iniettare il liquido seminale direttamente nella cavità uterina, in modo tale da semplificare l’incontro tra gamete maschile e gamete femminile (cioè l’ovulo). L’inseminazione uterina è veloce e poco costosa e può essere realizzata direttamente in ambulatorio, senza necessità di un ricovero vero e proprio.

Fecondazione in vitro: cos’è?

Procedendo nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita troviamo la fecondazione in vitro. Cos’è? Mentre l’inseminazione intrauterina è diretta a favorire la fertilizzazione direttamente nell’utero della donna, la fecondazione in vitro (cosiddetta Fiv) consiste nell’ottenere la fecondazione dell’ovocita al di fuori del grembo, per poi trasferire l’embrione così formato nell’utero.

In altre parole, con la fecondazione in vitro i gameti maschile e femminile si incontrano in una sede artificiale, che è la provetta nella quale la fertilizzazione dovrebbe avvenire. Ottenuto ciò, l’embrione viene prelevato e trasferito (transfer) nel grembo della donna. Il trasferimento è operazione abbastanza semplice, realizzabile anche in ambulatorio.

Iniezione intracitoplasmatica: cos’è?

Altro metodo di procreazione medicalmente assistita è quello dell’iniezione intracitoplasmatica. Sebbene il nome faccia paura, è una tecnica che non deve spaventare. Si tratta di qualcosa di molto simile alla fecondazione in vitro: anche in questo caso, infatti, la fertilizzazione avviene in provetta, solamente che l’incontro tra seme e ovulo viene facilitato dal medico, il quale seleziona il gamete maschile che ritiene “migliore” e lo inserisce direttamente nell’ovocita. L’intervento del biologo al momento della fertilizzazione fa sì che questa tecnica di procreazione medicalmente assistita sia la più adatta nei casi in cui l’impossibilità di procreare sia imputabile ai gameti maschili.

Fecondazione assistita: quanto costa?

Una delle note dolenti della procreazione medicalmente assistita è quella riguardante i costi. La fecondazione assistita, sia omologa che eterologa, rientra nei cosiddetti livelli essenziali di assistenza, cioè tra le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

Va specificato, tuttavia, che nel caso di prestazioni ambulatoriali, i livelli essenziali di assistenza diventano effettivi solo una volta che siano state definite le tariffe, cosa che, nel caso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, non è avvenuta. In buona sostanza significa che, di fatto, la fecondazione assistita è lasciata ancora in balia delle regolamentazioni regionali, alle cui specifiche normative bisognerà fare riferimento pe conoscere i costi.

Oggi, pertanto, una procreazione medicalmente assistita può andare dai cinquecento euro nei casi più semplici di stimolazione ovarica e di inseminazione intrauterina, fino ai quattromila euro per le tecniche più complesse.

Fecondazione assistita: c’è il diritto alla malattia?

L’inps riconosce a chiunque faccia ricorso alla procreazione medicalmente assistita l’assenza retribuita da lavoro. Nello specifico, si ha diritto a tre settimane di malattia retribuita, così distribuiti:

  • una settimana prima del transfer, ossia del trasferimento dell’embrione nell’utero;
  • due settimane dopo il transfer.

Per avvalersene si deve richiedere l’astensione da lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della sterilità. Sono considerati malattia anche i giorni di ricovero in day hospital.

Fecondazione assistita: si possono chiedere i permessi lavorativi?

Al di fuori del diritto alla malattia, chi fa ricorso alle tecniche della procreazione medicalmente assistita è concessa la possibilità di chiedere permessi lavorativi, purché previsti nella contrattazione collettiva nazionale.

Quindi, se è necessario effettuare solo il monitoraggio ovulatorio o fare altri controlli specifici che durano il tempo di una visita, non sarà necessario prendere i giorni di assenza per malattia, ma basterà fare richiesta dei permessi previsti dai contratti collettivi nazionali. Classico esempio sono i normali permessi orari che ricoprono giusto il tempo di fare la visita e poi tornare a lavoro.

Quindi, alcuni permessi orari possono essere richiesti al datore di lavoro, a meno che da un controllo medico non risulti una situazione particolarmente delicata, per cui serve maggiore riposo. In questo caso il medico può anche valutare di dare alla paziente fino a una settimana di assenza per malattia antecedente la fecondazione. Al lavoratore invece, in caso di prelievo di spermatozoi, può essere concesso un periodo di dieci giorni.

note

[1] Legge n. 40/2004 del 19.02.2004.

[2] Corte Cost., sent. n. 162/2014 del 10.06.2014.

Autore immagine: Pixabay.com

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