Donna e famiglia | Editoriale

All’assunzione devo dichiarare che sono incinta?

6 Giugno 2018


All’assunzione devo dichiarare che sono incinta?

> Donna e famiglia Pubblicato il 6 Giugno 2018



Che succede se la candidata a un posto di lavoro nasconde lo stato di gravidanza per farsi assumere e poi l’azienda lo viene a scoprire? Può essere licenziata?

Dopo aver cercato a lungo un posto di lavoro e inviato il tuo curriculum a destra e manca, alla fine è arrivata la prima offerta seria. Ti ha chiamato un’azienda della tua città per un colloquio, ma già al telefono ti hanno fatto intuire l’intenzione di procedere all’assunzione. Non stai più nella pelle e già intravedi la fine dei tuoi problemi economici se non fosse per un piccolo – ma lieto – dettaglio: sei incinta. E questa situazione, a tuo avviso, potrebbe farti perdere la chance tanto agognata. Conosci bene, infatti, qual è l’atteggiamento delle aziende nei confronti delle lavoratrici madri, viste come un peso economico e non una risorsa. Non è tanto il divieto di licenziamento dall’inizio della gravidanza fino a un anno di vita del bambino, quanto il fatto che ti spettino cinque mesi di congedo obbligatorio retribuito. E poi c’è il pregiudizio che una donna che è mamma non può essere una buona lavoratrice. Così, visto che ancora la pancia non si vede, mediti di non dire nulla della gravidanza per farti assumere. Un giorno però l’azienda scoprirà la tua menzogna, visto che sei già al terzo mese. Per questo ti chiedi: all’assunzione devo dichiarare che sono incinta?

In generale, nelle trattative di qualsiasi contratto, ivi compreso quello di lavoro, le parti non devono nascondere nulla di cui sono a conoscenza che potrebbe influire sulla volontà dell’altra parte. È il cosiddetto dovere di buona fede la cui violazione può portare anche all’annullamento del contratto. Nell’ambiente di lavoro però ci sono delle deroghe. Ad esempio, se il lavoratore menziona sul proprio curriculum di aver lavorato presso un’altra azienda non deve spiegare per quale ragione se n’è andato e può anche tacere il fatto che sia stato licenziato per giusta causa.

Cosa succede invece per la lavoratrice incinta? La questione è stata decisa diverse volte dalla Cassazione, a dimostrazione che, non di rado, le lavoratrici hanno nascosto alle aziende il loro stato di gravidanza al momento dell’assunzione e che queste “non l’hanno presa bene” una volta scoperta la verità.

Secondo la giurisprudenza, al momento dell’assunzione la lavoratrice non è tenuta a comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, nemmeno se questa è a termine e il congedo di maternità copre una parte rilevante della durata del contratto [1].

Non vi è alcuna norma che imponga alla lavoratrice gestante di far conoscere al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza prima dell’assunzione, né un siffatto obbligo può ricavarsi, quando la lavoratrice viene assunta con contratto a tempo determinato, dai canoni generali di correttezza e buona fede previsti dal codice civile o da altro generale principio del nostro ordinamento. Diversamente lo stato di gravidanza e puerperio si tradurrebbe in un ostacolo all’assunzione al lavoro della donna e finirebbe così per minare in modo rilevante la tutela apprestata dalla legge a favore delle lavoratrici madri.

Né il datore di lavoro può eseguire degli accertamenti preventivi sulle candidate al posto di lavoro per verificare se queste sono incinta o meno. Sarebbero delle illegittime intrusioni nella sfera privata cui la dipendente potrebbe sottrarsi in qualsiasi momento.

Sempre la Cassazione ha affermato che l’accertamento compiuto dal datore di lavoro relativamente all’eventuale stato di gravidanza costituisce violazione di legge [2].

Dunque, se il datore di lavoro dovesse assumere una donna incinta e poi dovesse scoprire che questa gli ha nascosto la gravidanza non può licenziarla e l’eventuale atto di recesso dal contratto di lavoro sarebbe illegittimo e discriminatorio [3].

La lavoratrice in gravidanza ha diritto ad essere assunta anche se le mansioni a cui deve essere adibita le sono vietate per non pregiudicare il suo stato di salute. In tal caso il datore di lavoro è obbligato a sostituire le mansioni previste all’inizio con altre diverse [4].

Che succede infine se il datore di lavoro dovesse venire a sapere dello stato di gravidanza per via traverse e per questo rifiutarsi all’ultimo di assumere la lavoratrice? Anche in questo caso per l’azienda le cose si mettono male. La promessa di un posto di lavoro che abbia ingenerato la legittima aspettativa nella lavoratrice consente a quest’ultima di chiedere un risarcimento del danno; ma ciò sempre a condizione che l’offerta di lavoro fosse stata fatta in modo serio e tale da generare la convinzione in una certa assunzione. Leggi Promessa di assunzione non mantenuta: che posso fare?

note

[1] Cass. sent. n. 9864/2002.

[2] Cass. sent. n. 1133/1999; art. 41, co. 3 lett. b), D.Lgs. 81/2008.

[3] Cass. sent. n. 2244/2006.

[4] Cass. sent. n. 4064/1991: «La validità dell’assunzione di una lavoratrice in stato di gravidanza, la quale ha diritto di accedere al lavoro in condizioni di eguaglianza con gli altri lavoratori, non è esclusa per il fatto che l’assunzione (fuori del periodo d’interdizione obbligatoria ex art. 4 legge n. 1204 del 1971) sia prevista per l’esecuzione di lavori pericolosi, la cui assegnazione durante il periodo di gestazione è vietata dall’art. 3, comma 1, legge cit., atteso che l’impiego della donna gestante è problema che riguarda la successiva fase dell’esecuzione del contratto e tenuto conto che le mansioni di assunzione, se interdette per legge, debbono essere sostituite con mansioni diverse, salva la prova (a carico del datore di lavoro) dell’impossibilità (da accertarsi dall’Ispettorato del lavoro ai sensi dell’art. 5 della stessa legge) di detta sostituzione, con la conseguenza, in tal caso, dell’allargamento del periodo d’interdizione obbligatoria. in tal caso, dell’allargamento del periodo d’interdizione obbligatoria».


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