Diritto e Fisco | Editoriale

Decreto ingiuntivo: come funziona

7 giugno 2018


Decreto ingiuntivo: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2018



Cosa succede dopo la notifica dell’ingiunzione di pagamento e come bloccare il decreto ingiuntivo.

Hai ricevuto un atto del tribunale con su scritto “Ricorso per decreto ingiuntivo”. Il testo è stato redatto dall’avvocato di uno dei tuoi creditori il quale si è rivolto al giudice per ottenere il pagamento di alcune fatture insolute. Alla fine del ricorso, però, hai visto che c’è anche un provvedimento del magistrato il quale, accogliendo le richieste avanzate dal creditore, ha emesso l’ordine di pagamento, intimandoti di versare la somma indicata nella fattura più le spese di procedura. Da allora in poi, però, non hai ricevuto più alcuna comunicazione. Il che ti sembra un po’ strano. Ti chiedi ora come comportarti, come bloccare il decreto ingiuntivo e, sempre ammesso che tu sia ancora nei termini per farlo, come difenderti. In questo articolo proveremo a darti le risposte che stai cercando, spiegandoti come funziona il decreto ingiuntivo. Non è infatti necessario aver studiato legge ed avere conoscenze di diritto o di procedura civile per sapere cos’è un’ingiunzione di pagamento e come bisogna fare per presentare opposizione.

Ecco allora una guida rapida per soddisfare tutti i tuoi dubbi.

Cos’è un decreto ingiuntivo?

Il decreto ingiuntivo – anche chiamato «ingiunzione di pagamento» – è un ordine del giudice con cui questi ti ordina di pagare una determinata somma o di consegnare un bene determinato a un creditore.

Per l’emissione del decreto ingiuntivo il creditore si deve quindi essere prima rivolto al tribunale o, per le questioni di minor valore economico, al giudice di pace affinché ti ordini di adempiere ai tuoi doveri. Il diritto di credito deve risultare da un documento scritto quale ad esempio un contratto, una fattura, una bolletta, un assegno, una cambiale, una promessa di pagamento, un ordine di acquisto, una bolla di accompagnamento firmata, ecc.

Di tanto tu vieni messo al corrente proprio attraverso la notifica – in un unico documento – sia del ricorso presentato dal creditore, che del provvedimento di accoglimento del giudice. Se il ricorso del creditore non dovesse essere accolto dal giudice, tu non riceveresti nulla.

Di solito il decreto ingiuntivo viene richiesto quando una persona non paga un debito, ma la procedura può essere utilizzata anche per ottenere la consegna di una cosa mobile detenuta da altri (ad esempio un bene in leasing). È dunque inammissibile l’ingiunzione diretta ad ottenere la consegna di un immobile o l’esecuzione di un obbligo di fare o non fare.

Come si presenta un ricorso per decreto ingiuntivo?

Il procedimento inizia con un ricorso presentato dal creditore in cancelleria. Nel ricorso,  con cui viene chiesta l’emissione dell’ordine di pagamento nei confronti del debitore, vengono presentate le prove del diritto di credito, prove che devono essere necessariamente scritte. Non è possibile chiedere un’ingiunzione di pagamento tramite testimoni.

Il giudice valuta le prove (può essere anche una soltanto) e decide se emettere o meno l’ingiunzione. In caso positivo riporta, alla fine del ricorso o allegato ad esso, l’ordine di pagamento. Tale ordine viene lasciato in cancelleria affinché il creditore ne estragga copia e – come vedremo a breve – lo notifichi al debitore entro 60 giorni.

È normale che io non sia stato chiamato davanti al giudice?

Il giudice emette il decreto ingiuntivo solo sulla base della/e prova/e fornite dal creditore, senza convocare il convenuto. È questa, sostanzialmente, la differenza principale tra decreto ingiuntivo e causa ordinaria: se il processo si svolge solo previa citazione del convenuto, il decreto ingiuntivo viene emesso senza la presenza del debitore. Quindi tutta la fase preliminare di questa procedura (dal deposito del ricorso all’emissione dell’ingiunzione) si svolge solo tra il creditore e il giudice, mentre il debitore viene tenuto all’oscuro di tutto.

Ciò però non vuol dire che il debitore non ha la possibilità di difendersi. Infatti, l’ordine di pagamento emesso dal giudice deve essere necessariamente notificato al debitore entro 60 giorni dalla sua emissione. Diversamente perde efficacia. In questo modo il debitore ne prende conoscenza e potrà decidere che fare: se cioè presentare una opposizione – e così avviare una causa vera e propria volta ad accertare l’esistenza del credito – oppure pagare la somma, riconoscendo il proprio debito.

Qual è la procedura del decreto ingiuntivo? 

Chiariamo dunque tutte le fasi per ottenere un’ingiunzione di pagamento e portarla a conoscenza del debitore:

  • il creditore deposita in tribunale o al giudice di pace il ricorso per decreto ingiuntivo con la prova scritta del proprio credito;
  • il giudice valuta la prova e verifica se è sufficiente a dimostrare il diritto di credito;
  • se il giudice non ritiene la prova sufficiente, invita il creditore a integrarla. Se la prova non viene integrata, il giudice rigetta il decreto ingiuntivo;
  • se il giudice ritiene la prova sufficiente emette il decreto ingiuntivo che viene notificato al debitore entro massimo 60 giorni;
  • la notifica oltre i 60 giorni rende inefficace il decreto ingiuntivo;
  • dal momento in cui riceve il decreto ingiuntivo, il debitore ha 40 giorni di tempo per pagare o per presentare opposizione;
  • se il debitore presenta opposizione si apre una vera e propria causa;
  • se il debitore paga, il debito si estingue. Vanno però versate anche le spese legali indicate nel decreto ingiuntivo;
  • se il debitore non paga, dopo 40 giorni il decreto ingiuntivo non opposto diventa definitivo e si considera al pari di una sentenza passata in giudicato. Il creditore pertanto può avviare un pignoramento.

Come faccio a sapere che mi è stato fatto un decreto ingiuntivo?

Purtroppo non c’è modo di sapere se una persona ha fatto una richiesta di decreto ingiuntivo prima che tale atto venga notificato dall’ufficiale giudiziario. È solo in questo momento che il debitore ne viene a conoscenza e ha la possibilità di presentare opposizione.

Cosa succede se faccio opposizione al decreto ingiuntivo?

L’opposizione all’ingiunzione di pagamento fa sì che questa non diventi esecutiva, cioè definitiva. Quindi non si è costretti a pagare. Tuttavia alla prima udienza il giudice potrà ordinare il pagamento in via provvisoria se l’opposizione non è fondata su una valida prova scritta.

Cos’è la provvisoria esecuzione?

Qualora il credito sia fondato su un assegno o su una cambiale o su atti ricevuti dal notaio o sulla base di una documentazione sottoscritta dal debitore (ad esempio una promessa di pagamento o una ammissione di debito) il giudice, al momento dell’emissione dell’ingiunzione di pagamento, potrà dichiarare la stessa immediatamente esecutiva. Significa che il debitore è tenuto a pagare subito, anche se mantiene ugualmente il termine di 40 giorni per fare opposizione. La provvisoria esecuzione comporta che il creditore possa già procedere con il pignoramento dopo aver notificato il decreto ingiuntivo e l’atto di precetto. L’atto di precetto è un ultimo avvertimento che lascia al debitore altri 10 giorni di tempo per adempiere. Pertanto, nel caso di provvisoria esecuzione, il debitore, anche qualora intenda fare opposizione, dovrà pagare da subito la somma riservandosi di recuperare tale importo alla fine della causa.

Il tipico caso in cui viene emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo è quello per la riscossione delle quote condominiali.

Come posso bloccare il decreto ingiuntivo?

L’unico modo per bloccare il decreto ingiuntivo è presentare l’opposizione entro 40 giorni attraverso un avvocato. Se viene depositata anche un giorno dopo il decreto diventa definitivo e non c’è più modo di contestarlo: bisognerà pagare o subire il pignoramento.

Con l’opposizione si instaura una causa ordinaria volta ad accertare se davvero esiste il diritto di credito e se è corretto l’ammontare delle somme quantificate dal creditore. Il debitore ad esempio potrà sollevare vari tipi di eccezioni come:

  • inesistenza del contratto e quindi del credito;
  • avvenuto pagamento anteriore al deposito del decreto ingiuntivo;
  • inadempimento del contratto da parte del creditore;
  • adempimento non a regola d’arte da parte del creditore;
  • intervenuta prescrizione del diritto di credito, ecc.

Nel corso della causa, però, per quanto il debitore sia colui che ha avuto l’iniziativa processuale – ossia sollevare l’opposizione – l’onere della prova resta a carico del creditore. In particolare il creditore dovrà dimostrare il proprio diritto di credito non più con i documenti che ha prodotto per ottenere l’ingiunzione di pagamento ma con ulteriori e più convincenti prove (ad esempio la prova testimoniale). Se il creditore non dovesse riuscire a dimostrare in altro modo il proprio credito perderebbe la causa e il decreto ingiuntivo verrebbe revocato. Con la revoca, il debitore è definitivamente liberato da ogni obbligo di pagamento e, verosimilmente, il giudice potrà condannare il creditore alle spese processuali.

Viceversa, se il giudice ritiene di confermare il decreto ingiuntivo, ordina al debitore di pagare le somme ingiunte con le spese processuali della causa di merito, oltre ovviamente agli interessi di mora e alla rivalutazione monetaria.

Il debitore però non ha solo la scelta secca tra pagamento o opposizione. Può, nei 40 giorni dalla notifica tentare una soluzione bonaria e provare a stringere un accordo (cosiddetta transazione) per raggiungere, magari con un “saldo e stralcio”, un importo che possa accordare entrambe le parti.

note

Troverai tutte le norme che regolano il decreto ingiuntivo dall’articolo 633 e seguenti del codice di procedura civile.

Autore immagine: 123rf com


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