Che significa? | Editoriale

Che significa transgender

29 giugno 2018 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 29 giugno 2018



La scarsa conoscenza di un argomento porta talvolta a discriminare ingiustamente delle categorie di persone  a causa della loro identità sessuale.

Maschile e femminile, questi sono i generi riconosciuti e che individuano l’uomo e la donna attraverso una caratterizzazione fisica e sessuale. Gli organi sessuali, insieme agli ormoni, attribuiscono al corpo una forma ben definita che, in seguito allo sviluppo, in fase adolescenziale e pre-adolescenziale, diventa sempre più marcata. Per l’uomo cambia la voce, cresce la sua struttura fisica, le gambe e il petto si coprono di peluria, invece, il corpo della donna diventa più sinuoso, con l’aumento del seno e dei fianchi. Durante questa particolare fase della vita, non tutti hanno l’aspetto che desiderano e, al contempo, non tutti hanno una precisa esteriorità che possa evidenziarne il genere a prima vista. La tematica del genere sessuale è estremamente delicata in quanto investe una questione privata che, soprattutto nelle epoche precedenti, ha rappresentato uno strumento di persecuzione per molte persone che non rientravano nei canoni standard della società. Per queste ragioni viene automatico domandarsi: che significa transgender?

Il sesso biologico

Nella biologia il sesso costituisce quel carattere che consente ad una specie vivente di riprodursi in natura. Il carattere è valido per gli animali e per gli uomini ed è determinato geneticamente con la coppia di cromosomi xx, che individua il genere femminile, e la coppia di cromosomi xy che individua quello maschile. Nonostante i processi naturali siano tali da apparire come una macchina perfetta volta alla prosecuzione delle varie specie, può accadere che l’individuo non possa essere classificato in queste due categorie per diverse motivazioni. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi, non sentirsi rappresentati fino in fondo dal proprio corpo, non accettare il proprio aspetto fisico, sono solamente alcune delle sensazioni spiacevoli che vengono avvertite da persone che, non per loro colpa, non rientrano o non vogliono rientrare in una precisa caratterizzazione sessuale. Sull’argomento c’è molta confusione, si sentono termini che si rincorrono e che non hanno una grande attinenza su una problematica così seria che crea un reale disagio sociale. Ma, esattamente, cosa significa transgender?

Il transgenderismo

Transgender è la persona che non si sente definita all’interno dello stereotipo di genere normalmente identificato come maschile e femminile. Per alcuni si tratta di una sorta di rifiuto psicologico, per altri, al contrario, è il corpo stesso a presentare caratteristiche sia maschili sia femminili. Si parla appunto di transgender, concetto che si differenzia da transessuale, proprio perché il genere non può essere individuato solo dal punto di vista sessuale ma un uomo e una donna presentano degli elementi che vanno ben oltre rispetto a questo semplice aspetto. In sostanza, il transgender è chi si colloca tra i due generi senza rientrare perfettamente in nessuno. L’identità di genere non è sinonimo di orientamento sessuale che sta ad indicare invece i generi per i quali si prova attrazione. Ad esempio, il transgender, che in origine nasce uomo ma sente dentro di sé di essere una donna, effettua un cammino di transizione che porta ad una netta trasformazione esteriore ma ciò non ha alcuna attinenza con i suoi gusti sessuali. In altri termini, il transgender può essere attratto sessualmente dal genere diverso dal proprio, ed essere dunque eterosessuale, oppure omosessuale, proprio come accade per tutte le persone.

Ad esempio, fanno parte di questa classificazione:

  • La persona ermafrodita, ossia chi, a causa di una anomalia della differenziazione sessuale, è dotato, sin dalla nascita, di entrambi gli organi sessuali, maschile e femminile.
  • La persona transessuale operata, ossia chi, attraverso operazioni chirurgiche e terapie ormonali, è transitata da un genere sessuale all’altro.
  • La persona transessuale non operata, ossia chi, pur non avendo subito operazioni chirurgiche conservando l’organo sessuale originario, mediante terapie ormonali e cure estetiche ha effettuato un passaggio sessuale di fatto.
  • La persona che non accetta la propria fisicità in quanto mancata espressione della propria identità intima.

Il riconoscimento della legge

La legge italiana [1] attribuisce un riconoscimento solamente al transgender che, non sentendosi rappresentato dalla propria identità di genere, decide di cambiare sesso e lo fa materialmente mediante un’operazione chirurgica che interviene direttamente sui segni distintivi intimi. Solo chi effettua una reale transizione da un sesso ad un altro può presentare un ricorso per rettifica di sesso. Il Tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza e provvede anche alla modifica del nome e dei riferimenti all’Ufficio anagrafe e sui documenti di identità. Il ricorso deve essere presentato presso il Tribunale di residenza, redatto da un legale, con l’indicazione precisa dei fatti e la richiesta di cambiamento del genere. Il giudice, dopo avere valutato i documenti e ascoltato direttamente il ricorrente, emette la sentenza di autorizzazione al cambiamento di sesso.

Chi invece non procede alla transizione totale, pur presentando nei fatti un aspetto diametralmente opposto a quello d’origine, non può procedere alla rettifica di sesso.

note

[1] Legge n. 164/1982.

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