Diritto e Fisco | Editoriale

Alcoltest: farlo fare ad un altro è reato?

28 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Per la Cassazione, rifiutare la prova dell’etilometro con qualsiasi scusa è punibile. Ma il conducente ha diritto all’assistenza di un avvocato.

Per la confusione generata dal bicchiere di troppo o per una trovata furbesca degna da un genio del male: doversi sottoporre all’alcoltest e farlo fare ad un’altro è una mossa tanto ingenua quanto azzardata. Che, però, può costare molto cara. Soprattutto se il motivo del test è quello di avere provocato un incidente stradale in cui è morta una persona. Insomma, un conto è rifiutare l’alcoltest (ed assumersi le proprie responsabilità del caso) ed un altro ben diverso è tentare di imbrogliare le autorità portando un parente o un conoscente a fare il test al posto suo. Una condotta sulla quale si è pronunciata di recente la Cassazione con una sentenza [1] in cui non lascia spazio ad alcun dubbio: quando un conducente si deve sottoporre all’alcoltest, farlo fare ad un altro è reato. Vediamo perché.

Alcoltest: è obbligatorio farlo?

Il Codice della Strada punisce il rifiuto di sottoporsi all’alcoltest con l’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato [2]. C’è, inoltre, la pena accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e la confisca del veicolo, salvo che quest’ultimo appartenga ad un’altra persona estranea alla violazione. Se la persona che rifiuta l’alcoltest è già stata condannata nei due anni precedenti il nuovo episodio, viene disposta anche la revoca della patente.

La Corte di Cassazione si è espressa più volte sull’obbligo (e sul rifiuto) dell’alcoltest per chi viene fermato dalla Polizia in un normale controllo oppure per chi ha provocato un incidente stradale. Ad esempio, viene considerato reato:

  • sottoporsi alla prima prova dell’alcoltest ma rifiutare una seconda prova: non completare l’iter degli accertamenti che prevedono due prove a distanza di breve tempo, infatti, è come avere detto no sin dall’inizio [3];
  • ammettere di avere bevuto ma rifiutare l’alcoltest, forse per evitare che venga accertato il grado di ebbrezza e le conseguenti sanzioni [4].

Alcoltest: farlo fare ad un altro è reato?

E qui arriviamo al punto: far fare l’alcoltest ad un altro è reato? E che cosa si rischia? La risposta la troviamo nella sentenza della Cassazione citata all’inizio. La Suprema Corte si è pronunciata sul caso di un autista di camion che, con il suo autoarticolato con rimorchio, aveva provocato un incidente in autostrada. In pratica, l’autista ha compiuto una serie di manovre vietate ed è finito nella corsia opposta schiacciando una macchina e provocando la morte di tre persone che viaggiavano a bordo dell’auto.

La dinamica dei fatti era stata talmente rocambolesca che la richiesta di effettuare l’alcoltest e gli accertamenti su un eventuale uso di stupefacenti è scattata in automatico. Portato al Pronto soccorso, però, il camionista si è dato alla fuga per evitare di sottoporsi a queste prove. Il giorno dopo si è presentato in ospedale suo cugino sotto false generalità disponibile a fare l’alcoltest. Va bene che c’è la somiglianza tra parenti ma forse i due cugini pretendevano un po’ troppo.

Che cosa ha deciso la Cassazione? Innanzitutto, ha respinto la tesi dell’accusa secondo cui il camionista non era stato informato del suo dovere di fare l’alcoltest e che era fuggito dall’ospedale per paura di essere aggredito dai parenti delle vittime. Quindi, ha stabilito che la sua condotta ostruttiva agli accertamenti sull’eventuale consumo di alcol o di stupefacenti costituiva il reato di rifiuto dell’alcoltest punito dal Codice della strada.

In effetti, secondo il Corte Suprema, questo reato non si configura soltanto con l’espressa indisponibilità a sottoporsi al test, ad esempio quando si viene fermati dalla Polizia e si dice: «No, io il palloncino non lo faccio». Il delitto si configura anche quando un conducente porta in essere una condotta ripetutamente elusiva del metodo di accertamento del tasso alcolemico [5]. Condotta che comprende, tra le altre cose, far fare ad un altro l’alcoltest al posto suo.

Alcoltest: posso chiamare un avvocato?

Immaginate la scena: la Polizia vi ferma, vi chiede di sottoporvi all’alcoltest e voi rispondete: «Non soffio se non in presenza del mio avvocato». È mai possibile? Non solo è possibile ma è un vostro diritto. La prova dell’etilometro e le sanzioni che ne potrebbero seguire in caso di risultato positivo sarebbero nulle se l’agente non ha scritto sul verbale che la persona fermata «viene invitata a nominare un proprio difensore di fiducia». Verba volant, cioè le parole se le porta via il vento. Per questo, dire a voce che il conducente ha il diritto di essere assistito da un legale non è sufficiente: bisogna metterlo nero su bianco, come stabilito dalla Cassazione [6]. Anche quando non si tratta di un semplice controllo ma la guida in stato di ebbrezza ha provocato un incidente.

Il tutto, però, a patto che l’automobilista fermato faccia valere immediatamente la nullità del verbale e delle relative sanzioni, cioè non oltre la sentenza di primo grado. Già la Suprema Corte [7] aveva ricordato che il Codice di procedura penale [8] dà le massime garanzie a chi viene sottoposto ad una prova irripetibile, come può essere un incidente probatorio o, appunto, la prova dell’etilometro. Garanzie che si basano sull’assistenza di un avvocato di fiducia al momento di effettuare quella prova. Pertanto, se un agente di Polizia dimentica di segnare sul verbale di avere avvisato l’automobilista sul suo diritto di chiamare un difensore, gli esiti dell’alcoltest saranno nulli, la multa non sarà da pagare e chi ha messo in pericolo la vita altrui non sarà punibile.

note

[1] Cass. sent. n. 22005/2018 del 18.05.2018.

[2] Art. 186 co. 7 cod. str.

[3] Cass. sent. n. 15967/2016 del 18.04.2016.

[4] Cass. sent. n. 3444/2004 del 29.01.2004.

[5] Cass. sent. n. 5409/2015 del 27.01.2015.

[6] Cass. sent. n. 47587/2017 del 16.10.2017.

[7] Cass. sent. n. 5396/2015 del 05.02.2015.

[8] Art. 114 cod. proc. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI