HOME Articoli

Editoriali Il tramonto dell’email

Editoriali Pubblicato il 4 gennaio 2013

Articolo di




> Editoriali Pubblicato il 4 gennaio 2013

Gestire una casella email diventa ogni giorno più difficile e frustrante: tra spam, comunicazioni commerciali, biglietti di auguri e messaggi degli amici, è ormai difficile distinguere, all’interno della propria casella di posta, ciò che è importante da ciò che non lo è.

Una persona mediamente impegnata riceve, in 24 ore, circa 100 email, ma solo il 10% di esse è connesso al lavoro. Secondo uno studio, nel 2010 sono state spedite 107 mila miliardi di messaggi di posta elettronica. Nel 2011, gli account attivi nel mondo erano 3,1 miliardi.

Rispondere a tutte queste comunicazioni riduce la produttività e la concentrazione. Perché, se è vero che l’email è uno strumento di comunicazione asincrono – si può sempre fingere di non accorgersi del lento e “clessidrico” riempirsi della casella di posta – tuttavia, un suono di avviso, l’abitudine o la semplice curiosità, ci riportano immancabilmente a verificare l’arrivo di nuovi messaggi, distogliendoci da qualsiasi altra attività.

Il mio Mac ha pensato bene di creare un’icona, con un numerino in sovrimpressione, che mi indica quante email sono arrivate e non ho ancora aperto. Uno stress come pochi, da rendere necessario il ricovero in uno specializzato centro di igiene mentale.

Se mi allontano per due giorni dallo studio, il terzo lo impiego per rispondere alle email che si sono accumulate e che non ho potuto riscontrare dallo smartphone. Finito il replay, l’illusione di aver smaltito l’arretrato dura pochi secondi: le risposte inviate stanno già generando, a loro volta, altre risposte. Così il ritmo delle mail aumenta esponenzialmente. Mi sembra di rivivere l’incubo di Topolino con la moltiplicazione delle scope nel “L’Apprendista Stregone” (rivisitato da Disney in Fantasia).

Aumentare i filtri e potenziare l’antispam? Macché. Si rischia che qualche amico, la cui email è stata accantonata dal sistema, si offenda per non aver ricevuto risposta. Invece, la pubblicità – non si sa come – quella riesce a sopravvivere e a infiltrarsi sempre.

Così la soluzione l’hanno trovata – come sempre – i giovani. Una soluzione facile e scontata. Quale? Bypassare l’email. O meglio: non rispondere affatto. Le nuove generazioni rispondono con un messaggio su Facebook (ribattezzato “Fb”, per fare ancora prima); con un feedback in chat istantanee, con il semplice aggiornamento dello stato sul social network, o con un tweet o un sms. Secondo i ragazzi, la posta elettronica tradizionale è “roba da vecchi”: troppo lenta e lunga.

Una volta ho inviato una mail ad un amico. Quest’ultimo mi ha risposto con un messaggio simultaneo su Fb. A mia volta, gli ho risposto con una nuova mail. E lui, di nuovo, con un sms.

Qual è la differenza? Enorme. Fb, Twitter, gli sms sono strumenti informali, dove la grammatica può essere sovvertita. In essi è concesso l’utilizzo di una serie di punteggiature e abbreviazioni che, invece, in una mail tradizionale, sembrerebbero un golpe alla lingua italiana. Un po’ come l’ebraico, dove non si usano le vocali, ma solo consonanti.

E così, come in un gioco della settimana enigmistica dove bisogna unire i puntini, il nostro cervello si trova a dover riempire gli spazi ideali tra le lettere: tt, qcs, xké, vb, rsp, nn, O.o, ^_^, =).

Tempo fa ho inviato ad un cliente la parcella per email. Mi ha risposto: “Vb, se asp dm matt, t pago tt”. Gli ho risposto aggiornando il mio stato di Facebook: “A kaval dnto nn s gurd in bokka


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

3 Commenti

  1. Le persone non sono più romantiche come una volta:un tempo (io ancora lo faccio) si mandavano le lettere cartaceee…e se lo sono ancora,non hanno più le monetine per mandarle XD

  2. Sarà un post lungo.
    Credo si tratti di organizzazione, soprattutto mentale e anche di un po’ di rigore ed educazione. Quando comunichiamo con un mezzo, prima di tutto dobbiamo decidere se il contenuto ed il mezzo sono compatibili, così come, quando sono in presenza di persone, istantaneamente decido di parlare oppure comunicare con un cenno o un gesto.
    La differenza tra messaggeria istantanea e la posta elettronica va sfruttata a proprio vantaggio ed il proprio uso assennato contamina gli interlocutori.
    Sia la posta elettronica che la messaggeria istantanea sono mezzi di comunicazione asincroni e su questa caratteristica si deve giocare organizzandosi, soprattutto cercando di attenuare la propria tendenza a farci prendere la mano.
    Un modo drastico per ridurre la confusione nel campo della e-mail è separare categoricamente la casella di posta di lavoro da tutte le altre e queste ultime “specializzarle”. Anche nell’ambito lavorativo le e-mail proliferano, soprattutto quelle che, incontrollate, diventano simili a veri e propri thread di forum risultando alla fine illeggibili con perdita di focus e contenuto. In ambito lavorativo le regole devono essere ancor più stringenti. Per esempio specificare se si attende risposta solo se effettivamente essa necessita, utilizzare la priorità solo su argomenti veramente degni di attenzione. Ci vuole disciplina, ma solo per rendere tutto più scorrevole e semplice.
    Nessun mio amico o conoscente mi scrive al mio indirizzo e-mail di lavoro, ho posto il veto ed ho una casella e-mail di lavoro da almeno 25 anni che utilizzo 12-14 ore al giorno. Sul lavoro è utilissimo avere una chat aziendale: elimina fino al 50% le e-mail di richiesta contatto o di argomenti brevi e veloci da gestire. Avere un numero di conference call individuale sul quale indire le riunioni è utilissimo, ma non si deve esagerare nella lunghezza delle conference, come pure è utile, in associazione, avere la possibilità di indire una webconference per accompagnare la parola all’esame congiunto di documenti, anche qui con limitazioni all’uso.
    Per la sfera esterna al lavoro.
    Uso il mio indirizzo di yahoo mail da quando esiste e quello è il mio indirizzo multiruolo che fornisco per registrarmi a qualsiasi cosa trovo interessante in rete e lascio che si riempia di spam, lo guardo due volte alla settimana e ci metto 5 minuti a ripulire, tanto al maggior parte dei dispacci non richiede risposta. Hotmail la “tengo buona” solo per conservare valido l’account, la visito una volta al mese e spazzo lo spam in un click, è la e-mail per comunicare con i figli perché usano rigorosamente solo quella e non diversificano, preferiscono comunicare su FB.
    Gmail è aperta agli amici ed il resto del mondo, dato che si sincronizza con G+ e si associa al calendario, è un misto di sociale, utile e dilettevole, per metà usata come webmail dal browser e per metà dal client che ho su ogni pc o smartphone che uso. E’ quella meglio organizzabile e contiene il 90% di corrispondenza vera. Alice è quella con la quale mi conoscono tutti i “fornitori” quali, account bancario, enel, gas, telecom stessa. La messaggistica: gli sms sono come i fax, binari morti della comunicazione e quasi sempre unidirezionali, li uso solo per dire cose brevi, dare conferme cruciali per lavoro quando l’interlocutore è fisso occupato in altre conversazioni o in broadcast a 2 o più persone per aggiornarle su una condizione degna di nota. Assolutamente rimuovo da telefono l’odioso call waiting che interrompe e disturba la comunicazione in corso rendendola vana: “educo” chi usa questa feature intensivamente riagganciando immediatamente quando scambiano, mollandomi, sull’altra chiamata, dando maleducatamente per scontato che sia più importante di quella in corso con me. FB lo escludo dai miei mezzi di comunicazione, se devo dire qualcosa di veloce ad una persona sola non uso un social, ma qualcosa di diretto. Il social network va usato, appunto, per dire qualcosa a tanti individui e categorizzarlo (vedi cerchie di G+) è utilissimo. Evito alla grande i post pubblici.
    Per dire qualcosa che mi viene dal cuore scrivo lettere su carta o parlo direttamente guardando negli occhi chi mi ascolta.

  3. Quelo che dici vale per gli adolescenti, non certo per le aziende che non ci pensano minimamente ad affidare la loro comunicazione a messaggi via FB. Il tuo stesso sito web mi chiede il mio indirizzo email per lasciare questo commento.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI