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Società in liquidazione e pagamento dei diritti camerali

23 giugno 2018


Società in liquidazione e pagamento dei diritti camerali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



La nostra società è in liquidazione volontaria dal 30 dicembre 2014, non è ancora stata chiusa per una causa civile ancora in essere. La società non effettua alcuna operazione annuale. Deve continuare a pagare i diritti camerali e la tassa sui registri? Secondo lo studio commerciale che tiene la contabilità della nostra società, devono essere pagate, ma noi invece crediamo che non effettuando alcuna operazione, non debba pagare. È corretto?

Va confermato quanto riferito dallo studio commerciale della società, in quanto la liquidazione volontaria della società e il mancato compimento di operazioni non costituiscono causa di esenzione né del diritto annuale da versare alla Camera di Commercio, né della tassa di vidimazione dei registri contabili.

Quanto ai diritti camerali, l’obbligo di pagamento è strettamente legato all’iscrizione della società nel registro delle imprese. Ai sensi dell’art. 4 del D.M. n. 359/2001, sono esentate soltanto le imprese per le quali sia stato adottato un provvedimento di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa entro il 31 dicembre dell’anno precedente, ad esclusione dei casi in cui sia stato autorizzato l’esercizio provvisorio d’impresa. Viceversa le imprese soggette alle altre procedure concorsuali sono escluse dall’esonero. Anche le imprese in concordato preventivo ed in amministrazione straordinaria restano obbligate al pagamento.

Sono inoltre esonerate le società ed altri enti collettivi che abbiano approvato il bilancio finale di liquidazione entro il 31 dicembre, purché abbiano presentato la domanda di cancellazione dal Registro delle Imprese entro il 30 gennaio dell’anno successivo.

La legge, dunque, non prevede l’esonero dei diritti camerali per le società in liquidazione volontaria. I diritti annuali sono quindi dovuti.

Per quanto concerne la tassa di vidimazione dei registri contabili, questa è dovuta da tutte le società di capitali, a prescindere dallo svolgimento di operazioni. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 108/E/1996, ha espressamente chiarito che la tassa in questione è dovuta anche dalle società in liquidazione o soggette a procedure concorsuali. Ciò in quanto, dato che non esiste una norma che disponga l’esonero della tassa in questione per tali specifiche situazioni soggettive, non si può applicare per analogia l’esenzione prevista per altre ipotesi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Maria Monteleone

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