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Titolo accademico estero non riconosciuto in Italia

23 giugno 2018


Titolo accademico estero non riconosciuto in Italia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



Per farmi conoscere nel mercato del lavoro organizzo incontri di presentazioni, promuovendomi con locandine o nei social specificando il possesso del mio titolo accademico estero. Premesso che il suddetto titolo non è attinente a professioni regolamentate in Italia, in che modo posso fregiarmi del titolo nelle attività di presentazioni e conferenze che propongo per non incorrere in sanzioni di legge e allo stesso tempo farmi conoscere nella speranza di ricevere offerte di impiego in una professione non regolamentata presso un’azienda? Posso fregiarmi del possesso di detto titolo straniero non riconosciuto in Italia indicandolo in lingua del paese d’origine e indicandone la sua provenienza?

Per quanto riguarda l’abilitazione all’esercizio di una professione, il nostro ordinamento distingue le professioni regolamentate da quelle non regolamentate.

Le professioni regolamentate sono quelle per il cui esercizio la legge prevede, oltre al possesso di determinati titoli di studio, anche l’obbligo di completare un percorso di addestramento alla pratica della professione.

Al contrario, l’esercizio delle professioni non regolamentate – disciplinate dalla L. 4/2013 – non è condizionato dal possesso di un particolare titolo di studio. Quindi, per svolgere in Italia una professione non regolamentata da parte di chi possieda un titolo estero, non è necessario ottenerne il riconoscimento.

Peraltro, nei rapporti per iscritto con il cliente il professionista è in ogni caso tenuto a fare espresso riferimento alla L. 4/2013.

Il professionista potrà comunque attestare la propria professionalità mediante autodichiarazione o certificazione da parte delle associazioni rappresentative della singola professione oppure attestazione effettuata da organismi terzi, fondata sulla normativa tecnica dell’Uni (ossia l’ente italiano di formazione).

Nel caso di specie, dunque, il lettore potrà spendere nei rapporti con i terzi il titolo accademico, conseguito all’estero, sia pure non riconosciuto in Italia.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin

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