Diritto e Fisco | Editoriale

Farmaco sbagliato: cosa rischia il farmacista distratto?

28 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Cosa rischia il farmacista che somministra una medicina sbagliata? Chi risponde se nella farmacia lavorano più dottori?

Incontrare amici, conoscenti e parenti al banco del farmacista è un classico: come se ci si riunisse in un convegno, in un attimo scatta la condivisione dei malanni e si maledice la salute precaria, gli anni che passano e il medico che sbaglia la ricetta, ordinando la somministrazione di un farmaco in luogo di un altro.

Non tutti sanno, però, che anche il farmacista è responsabile nel caso in cui vi dia un farmaco sbagliato; ciò può avvenire sia quando c’è un errore nella prescrizione medica, sia quando il farmacista decida di fare a modo suo. Vediamo allora in caso di farmaco sbagliato cosa rischia il farmacista distratto.

Farmacista: quando sbaglia?

Prima di analizzare il caso in cui il farmacista dia un farmaco sbagliato, bisogna ricordare che il farmacista è pur sempre un dottore: per questo motivo, su di lui incombe una precisa responsabilità professionale. Non deve pertanto pensarsi che il farmacista esegua semplicemente gli ordini del medico curante, dello specialista oppure, nel caso dei farmaci cosiddetti da banco, cioè della medicina dispensata direttamente dal farmacista al paziente senza obbligo di prescrizione medica, quelli del cliente.

Pertanto, le ipotesi che si prospettano sono sostanzialmente le seguenti:

  • errore nella lettura della prescrizione medica;
  • volontaria somministrazione di un farmaco diverso da quello indicato in ricetta.

Si ricordi che il farmacista non può dispensare farmaci liberamente al di fuori delle ipotesi di quelli preconfezionati da automedicazione (farmaci liberi o da banco).

Farmacista: cosa rischia?

Il farmacista distratto che dispensa un farmaco sbagliato rischia di incorrere in una sanzione penale. Secondo la legge, infatti, chiunque, esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa 103 a 1.032 euro [1].

Per il codice penale, quindi, non c’è differenza tra farmacista in piena regola e persona che, senza alcun titolo, venda prodotti farmaceutici: la pena è la stessa quando la somministrazione non rispetta al prescrizione medica o, comunque, è diversa da quella prevista. Si tratta di un reato di pericolo, nel senso che non è necessario che alla somministrazione del farmaco sbagliato segua un effettivo danno alla salute del paziente. Facciamo un esempio. Tizio si reca in farmacia presentando la ricetta con cui il suo medico di famiglia gli prescrive un antibiotico; Caio, farmacista, legge la ricetta e, per errore oppure perché ritiene che la prescrizione sia sbagliata, gli somministra un antibiotico contenente un principio attivo diverso da quello che aveva segnato il dottore. Ebbene, in questo caso il farmacista incorre in un illecito penale anche se Tizio non assumerà mai quell’antibiotico oppure se, pur assumendolo, non riporti alcuna conseguenza.

Il bene giuridico tutelato, infatti, non è la salute del singolo individuo, bensì la salute pubblica intesa in senso generale. La vendita di un farmaco non corrispondente a quello prescritto pone in pericolo questo bene e, solo per questo motivo, la condotta deve essere sanzionata.

Farmacista: quando è responsabile?

Va specificato che, nel caso in cui nella farmacia lavorino più farmacisti, responsabile del delitto di cui abbiamo parlato sarà solamente colui che, effettivamente, ha somministrato la medicina sbagliata. In altre parole, se al banco ci sono più dottori, risponderà solamente chi avrà mal interpretato la ricetta, poiché la responsabilità penale è sempre personale. Questo vale a meno che più di un dottore non si sia occupato del paziente: in questa circostanza, risponderanno tutti coloro che, con la loro condotta dolosa o colposa, hanno contribuito a realizzare la condotta vietata.

Secondo la Corte di Cassazione, il farmacista è responsabile anche quando custodisca nel suo esercizio medicinali scaduti insieme a farmaci in corso, senza alcuna specifica indicazione che possa scongiurare errori [2].

Sul piano civilistico, anche il titolare può rispondere dei danni eventualmente derivanti dal comportamento del collaboratore: in questo caso, però, è necessario provare, oltre alla sussistenza di un danno risarcibile (ad esempio, nel caso di conseguenze apprezzabili sul proprio stato di salute), anche l’omessa sorveglianza del farmacista titolare.

Farmacista: quando non è responsabile?

Se il principio di massima è quello secondo cui il farmacista debba attenersi alla prescrizione medica, sono ammesse ipotesi in cui egli possa discostarsene. Secondo la Corte di Cassazione, non costituisce reato il fatto del farmacista che abbia somministrato una dose di medicinale (nello specifico, joduro di potassio) in quantità minimamente inferiore a quella indicata dalla prescrizione medica in modo che non poteva derivarne alcuna conseguenza negativa per la salute del paziente [3].

Allo stesso modo, non è responsabile di alcun illecito il farmacista che, a causa della momentanea assenza del farmaco nel dispensario, decida di somministrarne al paziente, il quale ne ha urgente bisogno, uno equivalente a quello prescritto in quanto contenente lo stesso principio attivo.

Farmaco sbagliato: è responsabile anche il paziente?

Secondo una parte della giurisprudenza, il paziente che assume un farmaco sbagliato può chiedere il risarcimento del danno al farmacista distratto, ma la misura dello stesso gli verrà ridotta se in giudizio verrà dimostrata la sua colpa [4]. Cosa significa? Vuol dire che anche il paziente è tenuto ad essere diligente nell’acquisto e nella successiva assunzione delle medicine ed è pertanto tenuto a leggere il bugiardino posto all’interno della confezione a corredo di ogni farmaco. Ciò vale soprattutto quando l’errore del farmacista è evidente (ad esempio, aspirina anziché antibiotico, oppure quando le confezioni dei medicinali e le modalità di assunzione sono nettamente diverse). In altre parole, anche il paziente è tenuto ad assolvere ad un generale dovere di prudenza e diligenza.

note

[1] Art. 445 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 2129/1999 del 19.02.1999.

[3] Cass., sent. del 04.12.1952.

[4] Giudice di Pace di Monza, sent. del 11.03.2013.


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