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Spese funebri: chi paga?

10 giugno 2018


Spese funebri: chi paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 giugno 2018



Come pagare le onoranze funebri col conto corrente bloccato? Il pagamento implica accettazione di eredità? E se l’erede poi decide di rinunciare all’eredità come fa a farsi ridare i soldi anticipati?

Quando muore un parente si pongono una serie di problemi di carattere burocratico e legale: tra dichiarazione di successione, pagamento di imposte, divisione di beni e questioni ereditarie si rischia di perdersi. Se poi si aggiunge il fatto che una persona porta sempre con sé dei segreti (economici) di cui i familiari non sono al corrente, si comprendono le giuste titubanze di chi si trova dinanzi alla scelta tra accettare l’eredità o rifiutarla. E questo per il comprensibile timore che possano sopraggiungere dei creditori imprevisti a “far saltare i conti”. Il debito più sicuro che deriva dall’accettazione dell’eredità è quello delle onoranze funebri. A dover pagare funerale ed esequie sono gli eredi. Ma non è così scontato come sembra. Difatti, non è detto che, al momento in cui sorge l’obbligazione, si sappia già chi sono gli eredi. Ecco perché, in questo articolo cercheremo di spiegare chi paga le spese funebri e quali conseguenze comporta tale atto: se cioè può essere considerato un’accettazione tacita dell’eredità o se, invece, chi paga le pompe funebri può sempre rifiutare l’eredità.

Chi paga le spese funebri?

Le spese funebri – quelle cioè sostenute per la bara, il funerale e la tumulazione, nonché le relative tasse – sono un debito che cade sul patrimonio ereditario e, di conseguenza, sugli eredi. Quindi, a dover pagare le spese funebri sono gli eredi, ciascuno in proporzione alla propria quota di eredità. Per erede si intende ovviamente chi ha accettato l’eredità. Qui arriva la prima difficoltà: l’accettazione dell’eredità può essere fatta entro 10 anni dal decesso mentre il pagamento delle pompe funebri è un adempimento che bisogna sostenere immediatamente, quando ancora non si sa con certezza quali saranno gli eredi. Come ci si regola in questi casi? Chi paga le spese funebri se ancora nessuno ha accettato l’eredità e quindi ha acquisito la qualità di erede a tutti gli effetti? A rigore, nessuno è tenuto a pagare. Ma sappiamo che le cose non vanno così e in ogni famiglia c’è chi provvede a una degna sepoltura anche se ancora non è tenuto a farlo. Ecco come la giurisprudenza ha risolto il problema.

Quali parenti devono pagare le spese funebri?

Se anche il debito delle pompe funebri ricade solo sugli eredi, di solito a farvi fronte sono i cosiddetti “chiamati all’eredità”, coloro cioè che, pur non avendo ancora accettato l’eredità, potenzialmente potranno diventare eredi (per previsione di legge o del testamento). Nella pratica succede quasi sempre che un chiamato all’eredità anticipi la spesa del funerale e della sepoltura, spesa che poi provvederà a ripartire con tutti gli altri eredi. Egli ha quindi diritto ad essere rimborsato da coloro i quali accetteranno l’eredità secondo le rispettive quote. Se chi ha anticipato l’importo intende poi rifiutare l’eredità (cosa che può certamente fare) avrà diritto al rimborso del 100% della somma spesa, altrimenti solo della parte eccedente la propria quota ereditaria.

Quanto detto trova avallo anche nelle sentenze dei tribunali. La giurisprudenza ritiene che le spese per le onoranze funebri sono da comprendere tra i debiti ereditari, cioè tra quegli oneri che sorgono in conseguenza dell’apertura della successione. Esse, pur essendo distinte dai debiti ereditari veri e propri (ossia da quelli lasciati dal defunto e che si trasmettono, con il patrimonio del medesimo, a coloro che gli succedono per legge o per testamento) gravano sugli eredi per effetto dell’acquisto dell’eredità.

La regola è quindi la seguente: a dover pagare le spese funebri sono solo coloro che accetteranno l’eredità. Se chi ha pagato (in tutto o in parte) tali costi decide in un secondo momento di rinunciare all’eredità, ha diritto di ottenere il rimborso di quanto versato dagli altri eredi. Il rimborso però non spetta se si tratta di spese eccessive, sostenute contro la volontà espressa dai medesimi.

Come si dividono le spese funebri?

Come abbiamo anticipato, la divisione delle spese funebri avviene secondo le rispettive quote di eredità e non per quote uguali. Quindi, in presenza di una madre e due figli, la prima sosterrà il 50% delle spese funebri mentre a carico degli altri due compete il 25% a testa.

Il pagamento delle spese funebri comporta l’accettazione dell’eredità?

Un altro problema che si è posto è se il pagamento delle spese funebri comporti anche l’accettazione tacita dell’eredità. Per rispondere dobbiamo distinguere a seconda di quali soldi vengono utilizzati per pagare le spese funebri.

Se si tratta di denaro personale del familiare, non si può assolutamente parlare di accettazione tacita di eredità. Difatti chiunque può estinguere debiti del defunto con il proprio patrimonio, senza che tale atto possa essere classificato come accettazione di eredità.

Il dubbio potrebbe sorgere se il pagamento dovesse essere fatto attingendo ai soldi del defunto stesso ossia dal suo conto corrente. Immaginiamo, ad esempio, una figlia che, all’indomani della morte del padre, si faccia autorizzare dalla banca a prelevare lo stretto indispensabile per pagare le pompe funebri: questo suo atto può impedirle, in un successivo momento, di rinunciare all’eredità? La risposta, anche in questo caso, è negativa. Secondo la giurisprudenza, poiché il pagamento delle spese funebri costituisce un obbligo morale prima ancora che giuridico – necessario a dare una degna sepoltura al parente deceduto – esso non può considerarsi un atto di accettazione tacita di eredità. Sicché chi si fa carico di tale versamento, anche se attingendo dagli averi del defunto, potrà sempre rinunciare all’eredità.

Dove prendere i soldi per pagare le spese funebri?

Spesso il problema è con quale denaro pagare le spese funebri che, certo, non si può dire che siano un importo di poco conto. Di solito è il defunto stesso che stanzia una parte di soldi sul proprio conto per destinarlo al funerale e alla cassa da morto. Quand’è così, è possibile rivolgersi alla banca per prelevare il necessario. Difatti, sebbene nella prassi l’istituto di credito, all’indomani della comunicazione del decesso del proprio cliente, blocca il conto in attesa che venga prodotta la dichiarazione di successione (atto che le consente di sapere chi sono gli eredi e in quali quote pagarli), tuttavia – col consenso di tutti gli eredi -autorizza piccoli prelievi al fine di provvedere alle incombenze funebri.

Detrazioni fiscali per spese funebri

La legge prevede la possibilità di scaricare dalle tasse le spese funebri. Si tratta di una detrazione fiscale il cui beneficiario è colui che sostiene materialmente la spesa anche se si tratta del decesso di un soggetto che non è un familiare (ad esempio il convivente).

Per spese funebri si intendono quelle per il trasporto al cimitero e per la sistemazione della salma nel loculo o nella tomba cimiteriale (in tal senso la Guida Agenzia delle Entrate luglio 2013).

Non sono detraibili le spese sostenute anticipatamente dal contribuente in previsione delle future onoranze funebri, come, ad esempio, l’acquisto di un loculo prima della morte.

L’importo massimo su cui calcolare la detrazione è di 1.550 euro per ciascun decesso (detrazione massima pari a 294 euro), anche se la spesa è ripartita in più anni. La spesa, entro il limite suddetto, può essere detratta in modo frazionato da più persone se a pagare le spese funebri sono più eredi. A tal fine occorre che nel documento contabile sia riportata la ripartizione della spesa sottoscritta dall’intestatario del documento.

Dall’IRPEF lorda si detrae un importo pari al 19% delle spese funebri sostenute in dipendenza della morte di persone, per importo non superiore a euro 1.550,00 per ciascuna di esse.


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