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Lo sai che? Come difendersi dal mobbing

Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2018

Persecuzioni sul posto di lavoro: cos’è il mobbing, come tutelarsi, come provarlo e quando fare denuncia.

Il mondo del lavoro assomiglia sempre più a una giungla ove vige la regola del più forte; la concorrenza è spietata e spesso si è disposti ad ogni mezzo pur di conservare il proprio posto a discapito di quello degli altri. Iniziano così prevaricazioni e soprusi provenienti tanto dai datori di lavoro quanto dai colleghi d’ufficio.

Il mobbing è un fenomeno sempre più diffuso che costringe molte persone a lasciare la loro occupazione, oppure a vivere in un continuo stato d’ansia, con conseguenze negative sulla carriera e sulle condizioni di vita in generale. Con questo articolo cercheremo di capire come difendersi dal mobbing e come tutelarsi.

Mobbing: cos’è?

Prima di spiegare come difendersi dal mobbing è necessario capire in cosa consiste questa triste pratica. Il mobbing si manifesta nei reiterati e prolungati comportamenti ostili del datore di lavoro ai danni del dipendente: si parla, in questo caso, di mobbing verticale (o di bossing). Al contrario, quando le pratiche moleste giungono dai colleghi, si discorre di mobbing orizzontale. In entrambi i casi, comunque, la vittima subisce dei soprusi che hanno dei risvolti negativi sia sulla sua carriera che sulla sua salute.

La Corte di Cassazione [1] ha individuato i cinque elementi fondamentali del mobbing, in presenza dei quali v’è sicuramente responsabilità del datore o dei colleghi:

  • molteplicità dei comportamenti ostili;
  • ripetitività delle vessazioni per un congruo periodo di tempo: è stato ritenuto congruo un periodo pari a circa sei mesi;
  • lesione della salute e della dignità del dipendente (si pensi al disturbo di adattamento, alla depressione, ecc.);
  • tra le condotte del datore e il danno subito dalla vittima ci deve essere un rapporto di causa-effetto;
  • l’intento persecutorio che collega tutti i comportamenti illeciti. In altre parole, il mobbing deve essere finalizzato proprio a danneggiare la vittima.

Quando si può parlare di mobbing?

Sebbene in teoria sia facile capire cos’è il mobbing, nella pratica potrebbe non esserlo. Facciamo qualche esempio. Ipotesi ricorrente è quella in cui il datore di lavoro svuoti di mansioni il dipendente, obbligandolo a una forzata inattività, per umiliarlo e farlo sentire inadeguato.

Un altro caso di mobbing frequente è quello del demansionamento, che avviene quando si costringe il dipendente a svolgere mansioni di livello inferiore rispetto a quelle per cui è stato assunto. Come detto, ciò deve avvenire in più situazioni e con il medesimo intento, non solo occasionalmente (magari per colmare lacune del personale).

Altri esempi di mobbing sono l’emarginazione sul lavoro (si pensi a un lavoratore cui nessun collega rivolge la parola); la diffusione di maldicenze; le continue critiche; la persecuzione sistematica; le limitazioni alla possibilità di carriera.

È chiaro, quindi, che il mobbing rappresenti una situazione penalizzante che, nei casi più estremi, conduce il dipendente a compiere scelte drastiche, come abbandonare il proprio lavoro o cambiare completamente vita; questo a voler tacere dei casi in cui la salute psico-fisica viene totalmente compromessa. E allora, in tutti questi casi, come difendersi dal mobbing?

Mobbing: come tutelarsi?

Il lavoratore vittima di mobbing può difendersi; certo, non è facile, ma la legge offre degli strumenti cui ricorrere. Innanzitutto, la persona che ritiene di essere mobbizzata può, per prima cosa, diffidare per iscritto (mediante raccomandata a/r, ad esempio) il proprio datore di lavoro, denunciando il mobbing subito e comunicandogli che l’illegittimo comportamento può essere provato davanti all’autorità giudiziaria competente per far valere il risarcimento dei danni.

Certo, bisogna avere coraggio: diffidare apertamente il proprio datore di lavoro è un atto che pochi compiono, soprattutto se il mobbing proviene proprio dal capo! Il rischio è di esasperare una situazione già difficile.

L’ipotesi della diffida, però, non è da scartare, perché il boss potrebbe anche rendersi conto che la vittima non sta scherzando e, in presenza di prove evidenti, gli converrà sicuramente cessare spontaneamente la condotta molesta.

Il mobbing può essere denunciato anche rivolgendosi agli sportelli anti-mobbing presenti in numerose città d’Italia: per avere l’indirizzo di quello più vicino basta rivolgersi al Comune, ai sindacati o fare una ricerca su internet. Questi sportelli garantiscono assistenza gratuita e forniscono consigli su cosa fare.

Mobbing: è reato?

Il mobbing può sfociare addirittura nel penale: ciò avviene, ad esempio, nel caso di minacce, molestie, maltrattamenti anche verbali, diffamazione e, nei casi più gravi (generalmente che sfociano in condotte anche extra-lavorative), stalking.

La vittima, in questo caso, può esporre l’accaduto alle autorità competenti (polizia, carabinieri), sporgendo denuncia per uno dei reati sopra indicati, non per mobbing (che reato non è). Se le indagini confermeranno quanto esposto, inizierà un vero e proprio processo penale; in questa sede sarà possibile costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno.

Mobbing: si può chiedere il risarcimento?

È possibile ottenere una tutela civile vera e propria, con ricorso al tribunale competente per chiedere il risarcimento dei danni patiti a causa del mobbing. In questa sede, oltre alla richiesta risarcitoria, il lavoratore potrà richiedere anche l’eventuale annullamento dei provvedimenti a lui deleteri, quali, ad esempio, gli ingiusti provvedimenti sanzionatori di cui la vittima è stata bersaglio.

Mobbing: come difendersi?

Alla luce di quanto abbiamo finora detto possiamo rispondere alla domanda di fondo dell’articolo: come difendersi dal mobbing? Innanzitutto, il lavoratore mobbizzato deve mostrare le unghie, nel senso che non deve lasciarsi intimorire facilmente. Abbiamo visto che uno dei primi atti da porre in essere per difendersi è quello di diffidare formalmente per iscritto il persecutore; affidarsi ad un legale per fare ciò consente di dimostrare con ancora maggiore serietà che si è intenzionati ad adire le vie legali nel caso di ulteriori prevaricazioni.

Ancora, c’è la possibilità di denunciare il mobbing quando le condotte sfocino in comportamenti penalmente rilevanti. Anche in questo caso, con una diffida scritta si può invitare la controparte a cessare dalla condotta illecita, pena denuncia presso le autorità competenti.

Ulteriore metodo di difesa è quello di circondarsi di testimoni. Il consiglio, quindi, è di evitare, se possibile, di farsi trovare in luoghi isolati quando i soprusi vengono realizzati. Certo, ciò non è facile da realizzare, visto che il dipendente svolge le proprie mansioni nel luogo assegnatogli (e quindi non gli è consentito spostarsi liberamente) e che i testimoni sarebbero i colleghi di lavoro, i quali non sempre sono disposti (per ovvie ragioni) a lasciarsi coinvolgere in una situazione di mobbing.

Bisogna ricordare, però, che in un futuro procedimento (civile o penale che sia), anche la testimonianza di chi si è trovato occasionalmente ad assistere a fenomeni di mobbing è valida: pertanto, potrà testimoniare, ad esempio, il corriere che si trovava momentaneamente sul posto per la consegna di un plico, oppure il barista che ha portato direttamente in ufficio il caffè ordinato da capo e dipendenti.

Importante potrebbe essere la testimonianza o l’interrogatorio libero dell’eventuale coniuge o dei figli, in particolare qualora si volesse dimostrare l’esistenza di un danno alla vita di relazione o familiare in senso ampio.

Importanti, al fine della prova del mobbing, sono anche le comunicazioni tra il dipendente vessato e l’autore del mobbing: per esempio, e-mail, lettere, messaggi dal cui contenuto si evince l’intento persecutorio. Purtroppo, secondo la Corte di Cassazione, non è possibile registrare le conversazioni con il datore o i colleghi per provare il mobbing posto in essere da questi ultimi, in quanto questa condotta viola il diritto di riservatezza dei lavoratori sul luogo di lavoro [2]. Addirittura, la registrazione nascosta giustificherebbe il licenziamento in tronco del dipendente.

note

[1] Cass., sent. n. 2142/17 del 27.01.2017.

[2] Cass. sent. n. 26143/2013 del 21.11.2013.


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2 Commenti

  1. Tutte belle parole però quando il mobbing avviene in ambito caserma, magari in una dei carabinieri o polizia, come e dove denunciare i propri comandanti e colleghi?

  2. Prova a scrivere cercando di esporre i fatti nel dettaglio e inoltrarle al sindacato vincolando a non divulgare, finché non si è in giudizio, le relazioni o denunce scritte….

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