Diritto e Fisco | Editoriale

Disoccupazione Naspi revocata, come fare ricorso

29 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 giugno 2018



Decadenza dalla Naspi e riduzione dell’indennità per chi non partecipa alle attività formative o rifiuta un nuovo lavoro: come si presenta il ricorso.

Quelle noiose convocazioni al centro per l’impiego ti hanno proprio stufato? Sei convinto che i seminari, i laboratori e i corsi a cui ti hanno invitato non servano a niente? Oppure ti hanno proposto un nuovo lavoro che non soddisfa le tue aspettative? Fai molta attenzione: chi si assenta ingiustificatamente agli incontri ed alle convocazioni del centro per l’impiego, ed in generale alle iniziative previste nel patto di servizio (il progetto personalizzato finalizzato alla ricollocazione nel mercato del lavoro), dopo un primo taglio dell’assegno, perde completamente l’indennità di disoccupazione Naspi. Non va meglio a chi rifiuta un’offerta di lavoro, purché congrua: in questi casi, difatti, la Naspi si perde subito, assieme allo stato di disoccupazione. Ma se ti sei ammalato e non puoi presentarti agli appuntamenti fissati dal centro per l’impiego? E se l’offerta di lavoro che ti hanno proposto non è realmente congrua? Come evitare di perdere la disoccupazione? Per fortuna, quando l’assenza è giustificata, o quando è giustificato il rifiuto dell’offerta di lavoro, il disoccupato non è soggetto ad alcuna sanzione, né la riduzione della Naspi, né la sua revoca. Tuttavia, sull’adeguatezza delle tue giustificazioni potrebbero sorgere comunque delle discussioni ed il centro per l’impiego a cui ti sei rivolto potrebbe emettere un provvedimento di revoca o di riduzione della Naspi: in questi casi, si può fare qualcosa? La risposta è affermativa: se la Naspi è ridotta o revocata, è possibile ricorrere. Vediamo allora, dopo aver capito quali sono i comportamenti sanzionati dal centro per l’impiego e quali le specifiche sanzioni, come fare ricorso per disoccupazione Naspi revocata o ridotta.

Quando l’offerta di lavoro è congrua?

Vediamo ora, nel dettaglio, quali sono le condizioni che fanno sì che un’offerta di lavoro sia considerata congrua, quindi che non possa essere rifiutata dal lavoratore, pena la perdita dello stato e dell’indennità di disoccupazione.

I requisiti dell’offerta di lavoro congrua cambiano a seconda della durata della disoccupazione dell’interessato.

In particolare:

  • se il lavoratore è disoccupato da non più di 6 mesi, l’offerta di lavoro:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 50 km (35 km in mancanza di mezzi pubblici) o sia raggiungibile in media in 80 minuti con mezzi pubblici;
  • se il lavoratore è disoccupato da 6 a 12 mesi, l’offerta di lavoro:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore, o contigui ai settori individuati;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 50 km (35 km in mancanza di mezzi pubblici) o sia raggiungibile in media in 80 minuti con mezzi pubblici;
  • se il lavoratore è disoccupato da oltre 12 mesi, l’offerta di lavoro:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, può riguardare qualsiasi settore lavorativo;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 80 km (56 km in mancanza di mezzi pubblici) o sia raggiungibile in media in 100 minuti con mezzi pubblici.

Il rapporto di lavoro, per quanto riguarda la durata, deve essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a termine o con contratto di somministrazione, con una durata di almeno tre mesi.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il rapporto deve essere a tempo pieno, o a tempo parziale, con un orario non inferiore all’80% rispetto all’orario dell’ultimo contratto di lavoro.

Lo stipendio previsto, poi, non deve essere inferiore ai minimi della contrattazione collettiva.

Che cosa succede se si rifiuta un’offerta di lavoro congrua?

Come anticipato, la mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua comporta la perdita della Naspi, o di altre indennità di disoccupazione eventualmente percepite, e la decadenza dallo stato di disoccupazione, salvo giustificato motivo.

Quando si può rifiutare un’offerta di lavoro?

Un’offerta di lavoro congrua si può rifiutare se esiste una valida giustificazione alla base del rifiuto. Ad esempio, è possibile rifiutare l’offerta di lavoro se il lavoratore è in stato di malattia o d’infortunio: in questi casi, il giustificato motivo di rifiuto va comunicato e documentato entro due giorni dalla proposta dell’offerta di lavoro congrua.

Che cosa succede se non rispetto il patto di servizio?

Chi percepisce un’indennità di disoccupazione, in caso di mancato rispetto ingiustificato degli obblighi assunti con la sottoscrizione del patto di servizio, subisce delle pesanti sanzioni, che arrivano alla perdita dell’indennità e dello stato di disoccupazione.

Ricordiamo che il patto di servizio è un progetto che si sottoscrive col centro per l’impiego e che prevede attività di formazione, riqualificazione e politiche attive per il lavoro, indispensabile per ricevere la Naspi e per ottenere lo stato di disoccupazione.

Vediamo, più nel dettaglio, quali sono le sanzioni previste per ogni violazione.

Che cosa succede se non mi presento agli appuntamenti?

In caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni oppure agli appuntamenti, previsti per la conferma dello stato di disoccupazione e per la profilazione e la stipula del patto di servizio personalizzato, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di un quarto di una mensilità di Naspi, corrispondente a 8 giorni di prestazione, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decurtazione di una mensilità di Naspi, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla seconda mancata presentazione;
  • la decadenza dalla Naspi e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

Che cosa succede se smetto di cercare lavoro?

Le stesse sanzioni appena elencate si applicano anche in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro.

Che cosa succede se non svolgo le attività previste?

In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altre iniziative di politica attiva del lavoro, e in caso di mancata partecipazione allo svolgimento di attività di pubblica utilità, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di una mensilità di Naspi, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla prima mancata partecipazione;
  • la decadenza dalla Naspi e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

Quando si applicano le sanzioni?

Le sanzioni elencate decorrono dal giorno successivo a quello in cui si è verificata la violazione e sono immediatamente applicate dall’Inps, dato che l’istituto ne viene a conoscenza tramite il sistema informativo unitario delle politiche attive, in tempo reale.

In relazione alle sanzioni, il lavoratore perde non solo lo stato di disoccupazione, ma anche l’indennità di disoccupazione Naspi ed i contributi figurativi nei casi più gravi, cioè per il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e per le violazioni reiterate; negli altri casi, perde parte dell’indennità ed i contributi figurativi accreditati nel periodo di disoccupazione indennizzata, per il periodo di applicazione della decurtazione.

Se il provvedimento sanzionatorio viene comunicato all’Inps quando l’interessato ha già terminato di percepire la disoccupazione, questi deve restituire l’importo dovuto.

Posso fare ricorso contro le sanzioni?

Contro le sanzioni adottate dai centri per l’impiego il lavoratore può proporre ricorso all’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che provvede ad istituire un apposito comitato con la partecipazione delle parti sociali.

L’Inps deve comunque notificare ai titolari delle prestazioni di disoccupazione un’apposita comunicazione che indichi la violazione e la corrispondente sanzione, assieme alla durata dell’eventuale decurtazione della Naspi espressa in giornate.

Nel dettaglio, contro queste decisioni è possibile presentare ricorso al Comitato per la condizionalità, di cui fanno parte il direttore generale dell’Anpal ed i rappresentanti del ministero del Lavoro, dell’Inps, delle Regioni e Province autonome.

Il ricorso deve essere presentato entro 30 giorni dalla sanzione, per motivi di legittimità o di merito, utilizzando la posta elettronica certificata o la raccomandata con ricevuta di ritorno.

Successivamente l’Anpal renderà disponibile una procedura telematica sul suo portale web

Oltre al modulo messo a disposizione da Anpal vanno allegati la copia della sanzione ricevuta dal centro per l’impiego, un documento di identità e altri documenti a supporto delle motivazioni del ricorrente.

Facsimile modulo di ricorso

D seguito, il facsimile del modulo di ricorso all’Anpal

AL COMITATO PER I RICORSI DI CONDIZIONALITÀ

di cui all’articolo 21, comma 12, del d.lgs. n. 150/2015

presso ANPAL – Via Fornovo 8, 00192 Roma

Il/la sottoscritto/a …

Nato/a a… .il…

Residente a …

Via/Piazza …

Domiciliato a …

Via/Piazza …

C.F. …

PEC …

E-mail …

PROPONE RICORSO ai sensi dell’art. 21, comma 12 del d.lgs. n. 150/2015

avverso il provvedimento del Centro per l’impiego di…

comunicato con nota prot. n. … del …

avente ad oggetto (indicare il contenuto del provvedimento)

CHIEDE

(indicare chiaramente quello che viene richiesto con il ricorso – indicando dettagliatamente le motivazioni a supporto di tale richiesta)

DICHIARA di voler ricevere le comunicazioni inerenti il presente ricorso ai seguenti recapiti:

PEC / e-mail …

Allegati (documenti a supporto del ricorso):

Data,

Firma del ricorrente

Allegare fotocopia di un documento di riconoscimento in corso di validità.

note

[1] Art. 25 Dlgs n. 150/2015.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI