| Editoriale

Cannabis: una guida alla produzione legale

12 Giu 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Giu 2018



Produrre e consumare cannabis è legale e sono addirittura previsti incentivi per la coltivazione di un prodotto che sembra destinato ad avviare un mercato sempre più florido e promettente

 Coltivare cannabis e fabbricare prodotti di consumo che la contengono è legale se si rispettano le norme previste dalle leggi in materia e sono anzi previsti aiuti e incentivi pubblici per i produttori. In questa breve guida rivolta a produttori e consumatori cercheremo di distinguere cosa è legale e cosa non lo è per avvicinarci ad un argomento che per molti anni è stato tabù ed evitare al tempo stesso brutte sorprese.

Nelle nostre città stanno fiorendo una gran quantità di punti vendita che recano ben visibile la forma ben nota della foglia di cannabis e si moltiplicano le fiere e gli eventi dedicati e le campagne pubblicitarie per strada e online. In molti si chiederanno come mai si assista ad una vera e propria esplosione del mercato della canapa e se la cosa sia o meno legale.

Si tratta di iniziative commerciali perfettamente legali e che anzi rappresentano una buona opportunità imprenditoriale per chi voglia avviare un’attività in questo campo e la possibilità di rimanere entro i confini della legalità per chi sia interessato al consumo di prodotti a base di cannabis.

La legge italiana che nel 2016 ha disciplinato in maniera organica la materia [1]persegue addirittura il fine di contenere disposizioni “per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”. Quindi secondo la legge italiana la coltivazione e produzione di prodotti a base di cannabis non solo è legale, ma è anche promossa e sostenuta.

Quando è legale la coltivazione di cannabis 

A molti sembrerà curioso, ma il Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole dell’Unione europea, che comprende tutte le varietà di piante ammesse alla coltivazione e per le quali i produttori possono chiedere incentivi economici all’U.E., contiene la cannabis tra le varietà di piante ammesse.

In particolare, è ammessa la coltivazione di una serie di varietà della pianta Cannabis sativa L., nota più comunemente come “canapa” o appunto “cannabis”, ma a condizione che le piante contengano un quantitativo di THC (tetraidrocannabinolo), la sostanza che provoca l’effetto stupefacente, non superiore allo 0,2% [2].

Gli usi leciti della cannabis 

La coltivazione e la lavorazione di canapa non è consentita per qualunque uso, ma soltanto per quelli previsti espressamente dalla legge, che sono:

  • produzione di alimenti e cosmetici;
  • produzione di semilavorati per svariati usi come fibre, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti;
  • produzione di materiale destinato ad usi agricoli, come il sovescio;
  • produzione di materiale destinato a lavori di bioingegneria o bioedilizia;
  • produzione di materiale destinato alla bonifica di siti inquinati;
  • uso didatticodimostrativo o di ricerca scientifica;
  • florovivaismo;
  • produzione di energia come biomassa, ma per la sola autoproduzione aziendale.

Qualunque altro utilizzo è vietato o è sottoposto a specifiche autorizzazioni.

In particolare, non è consentita la produzione e commercializzazione di prodotti derivati dalla canapa destinati alla combustione o al fumo.

Gli obblighi di chi coltiva canapa o prodotti a base di canapa 

A chi coltiva piante di canapa per uno degli utilizzi ammessi dalla legge sono imposti solo due semplici obblighi:

  1. conservare i cartellini delle sementi acquistate per un periodo non inferiore a un anno;
  2. conservare le fatture di acquisto per il periodo previsto dalla normativa in materia di documentazione contabile.

A questi specifici obblighi si sommano quelli previsti dalla legge per ciascun diverso utilizzo della pianta: alimentare, cosmetico, energetico, agrario ecc.

Controlli e sanzioni 

La legge prevede che coltivatori, produttori e distributori di canapa o prodotti a base di canapa siano sottoposti a controlli dei quali sono incaricati in via principale i Carabinieri del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare (ex Corpo forestale dello Stato), ma controlli possono essere svolti nell’ambito di procedimenti giudiziari da ogni corpo di polizia giudiziaria.

Nel caso in cui il valore di THC nelle piante o nei prodotti controllati risulti superiore al limite di legge è esclusa la responsabilità del coltivatore o produttore nel solo caso in cui costui sia in grado di dimostrare di avere rispettato ogni norma di legge, ma se il valore supera lo 0,6% l’autorità giudiziaria può ordinare il sequestro e la distruzione delle coltivazioni non a norma.

In merito alle sanzioni la legge non risulta affatto chiara:

  • sembra infatti che il superamento del valore massimo di THC non comporti alcuna conseguenza se il coltivatore o produttore dimostra di aver rispettato gli obblighi di legge, ma nulla è detto in merito alla utilizzabilità e commerciabilità delle piante e dei prodotti;
  • nel caso di superamento anche della soglia dello 0,6% il sequestro e la distruzione non sono obbligatori e sono previsti solo per le coltivazioni, non anche per i prodotti (alimenti, cosmetici…) che siano stati fabbricati con l’utilizzo di piante o sementi non a norma.

Gli alimenti a base di cannabis

La legge delega il Governo a stabilire il valore massimo di THC ammissibile negli alimenti contenenti cannabis. Il Governo avrebbe dovuto provvedere entro sei mesi, ma ciò non è ancora avvenuto.

Si deve intendere, pertanto, che al momento il limite massimo di THC negli alimenti sia uguale a quello previsto generalmente per le coltivazioni e per gli altri prodotti, cioè lo 0,2%.

È previsto inoltre, a tutela dei consumatori, che il Governo promuova il riconoscimento di un sistema di garanzia di qualità per gli alimenti a base di cannabis.

Pertanto, alla luce delle recenti novità normative e dell’attuale andamento del mercato, la filiera della cannabis legale si presenta non soltanto come una alternativa legale agli usi più noti di tipo “ricreativo”, ma si propone come un importante settore di investimento che si candida a diventare protagonista del mercato e promette innovazione in svariati settori economici.

note

[1] Legge 2 dicembre 2016, n. 242

[2] Reg. UE n. 1307/2013, art. 32 comma 6


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