Diritto e Fisco | Editoriale

Pignoramento: perché è così lungo?

10 giugno 2018


Pignoramento: perché è così lungo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 giugno 2018



Esecuzione forzata: le ragioni per cui, dopo la sentenza di condanna, ci vuole molto tempo per riscuotere le somme riconosciute dal giudice. Come funziona il pignoramento mobiliare, immobiliare e presso terzi.

Hai vinto una causa e, come c’era da immaginarsi, il tuo avversario fa finta di niente. Dovrebbe pagarti una alcune migliaia di euro ma ancora non hai visto un soldo sul tuo conto. Come mai? Hai chiesto informazioni al tuo avvocato temendo che si trattasse di un suo ritardo, ma non è così: la sentenza è stata regolarmente notificata alla controparte e, insieme ad essa, anche l’atto di precetto (un ultimo sollecito a pagare entro 10 giorni in via bonaria). Tentativi risultati inutili. Il legale ti ha detto che, purtroppo, non resta che fare esecuzione forzata ossia bloccare le somme del debitore che ha in banca e “prelevarle” con l’ufficiale giudiziario. Ma, giustamente, ti chiedi come mai ci vuole tanto tempo: perché il pignoramento è così lungo? Qui di seguito proverò a spiegarti come funziona la procedura civile e, in particolare, proprio il pignoramento nelle sue varie forme. Ciò servirà a illustrarti le ragioni tecniche di tali ritardi che a te appaiono, comprensibilmente, inspiegabili.

Per poter capire perché il pignoramento è così lungo devi prima entrare nella logica che regola il processo. Ogni atto non può che seguire una catena di altri atti tutti volti a contemperare le contrapposte esigenze delle parti processuali: il diritto di una a recuperare ciò che le spetta e il diritto dell’altra a difendersi e a non essere colta “di sorpresa”.

Detto ciò, puoi ben immaginare come proprio la fase di riscossione di un credito sia quella più delicata in quanto comporta una “intrusione” nella proprietà del debitore. Ecco perché la legge fissa una serie di termini e limiti.

Sono sicuro che questa ti sembrerà una premessa scolastica: a conti fatti a te interessa avere i tuoi soldi e trovi inconcepibile aspettare così tanto tempo per riscuoterli se già un giudice ti ha dato ragione. E allora cerchiamo di capire perché il pignoramento è così lungo, quanto ancora dovrai aspettare e se invece c’è qualcosa che si è inceppato nella procedura.

La notifica della sentenza

Dopo che la sentenza viene depositata in cancelleria (momento che segna anche la sua ufficiale pubblicazione), l’avvocato è chiamato a una scelta strategica: decidere se notificare o meno la sentenza alla controparte, ossia portargliela a conoscenza tramite l’ufficiale giudiziario. La differenza sostanziale è che nel primo caso i termini per quest’ultimo per proporre appello sono solo di 30 giorni e decorrono da quando questi riceve la notifica; nel secondo caso invece i termini sono di 6 mesi e decorrono da quando la sentenza è stata depositata in cancelleria. A te interessa che la sentenza diventi al più presto definitiva e non più impugnabile. Notificare subito la sentenza ha il vantaggio di porre il debitore davanti a una scelta urgente, incalzarlo e dargli meno tempo per poter predisporre un appello; dall’altro lato però lo si mette a conoscenza dell’atto che magari potrebbe essergli sfuggito e quindi suggerirgli di fare appello (per quanto ormai, non appena esce una sentenza, questa viene notificata dalla cancelleria sulla Pec dell’avvocato). Invece far finta di nulla è vero che richiede più tempo prima che la sentenza passi in giudicato (ossia diventi inoppugnabile) però consente di far leva proprio sulla distrazione dell’avversario.

Una cosa però è certa: tu puoi già iniziare il pignoramento anche se la sentenza non è ancora divenuta definitiva e, addirittura, se l’avversario va in secondo grado.

Per iniziare l’esecuzione forzata devi comunque notificare la sentenza, sia che hai deciso di attendere i sei mesi, sia che invece hai intenzione di avviare subito il pignoramento.

La notifica del precetto

Nella prassi (ma non è obbligatorio), alla notifica della sentenza segue una comunicazione informale dell’avvocato (tramite fax o Pec) con cui sollecita il collega avversario al pagamento delle somme, comunicandogli un preventivo di parcella e indicandogli i codici bancari per il pagamento.

Subito dopo – non c’è un termine minimo da rispettare – va notificato l’atto di precetto. Sebbene si può notificare, contemporaneamente, sentenza e precetto questo comportamento è stato ritenuto un illecito deontologico e difficilmente gli avvocati lo fanno più.

L’atto di precetto è un sollecito di pagamento, notificato anch’esso tramite ufficiale giudiziario o posta elettronica certificata. Si danno 10 giorni di tempo al debitore per pagare in via bonaria altrimenti si inizierà il pignoramento vero e proprio.

Spirati i 10 giorni, e comunque non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto, si può agire. Se decorrono 90 giorni è invece notificare un nuovo atto di precetto. Ogni precetto interrompe la prescrizione per cui non devi preoccuparti se è passato molto tempo dalla sentenza: il tuo diritto non verrà meno.

La scelta del pignoramento

Notificato il precetto devi decidere quale pignoramento avviare. Lo scopo del pignoramento è quello di prendere i beni del debitore e metterli in vendita per poterti poi soddisfare sull’eventuale ricavato dall’asta. Sempre ammesso che qualcuno voglia acquistare tali bene. Chiaramente, se oggetto del pignoramento sono somme di denaro (ad esempio il conto corrente o uno stipendio) non hai bisogno di metterle in vendita ma ti verranno accreditate direttamente: ciò ti consentirà di evitare la lunga – e aleatoria – trafila dell’asta.

Tu e il tuo avvocato dovrete quindi individuare quali beni ha il debitore e quali di questi sono più facilmente aggredibili. A seconda del tipo di bene sono previste procedure differenti:

  • se intendi pignorare arredi, strumenti, automobili e beni di valore che ha il debitore in casa (ad esempio gioielli, quadri, televisioni, ecc.) o in azienda (computer, scrivanie, ecc.) devi avviare il pignoramento mobiliare;
  • se intendi pignorare una casa o un terreno, anche per una singola quota, devi avviare il pignoramento immobiliare;
  • se infine vuoi pignorare lo stipendio, la pensione, il conto corrente o canoni di affitto percepiti dal debitore devi intraprendere il pignoramento presso terzi.

Puoi anche avviare tutti e tre i pignoramenti tenendo conto che non puoi aggredire beni per un valore superiore al tuo credito aumentato della metà (ciò al fine di coprire eventuali interessi e costi legali di procedura).

Ogni pignoramento ha le sue regole e i suoi tempi. Quello più celere, ma anche più incerto e poco conveniente è il pignoramento mobiliare; quello più sicuro è quello presso terzi, ma è necessario che vi siano i crediti da pignorare.

L’avvio del pignoramento porta con sé anche un altro vantaggio: stimolare il debitore a trovare un accordo. Questi potrebbe presentare una richiesta di “saldo e tralcio” o di rateazione che potrebbe accontentare entrambe le parti. È molto importante non chiudere ogni trattativa: se ad esempio il debitore dovesse offrire un piano di pagamento di un anno, preferibilmente con il rilascio di garanzie (cambiali, assegni, ecc.), la proposta è da accogliere con favore tenendo conto che nessun pignoramento dura molto meno di tale termine.

Pignoramento mobiliare

Il pignoramento mobiliare non richiede la notifica di ulteriori atti dopo il precetto. L’avvocato deve recarsi dall’ufficiale giudiziario affinché, entro i 90 giorni dalla notifica del precetto, si presenti a casa del debitore a verificare quali beni sottoporre a pignoramento. Spesso l’ufficiale si riduce proprio agli ultimi giorni.

In quella sede l’ufficiale individua i beni da pignorare. Poi il creditore deve depositare telematicamente un’istanza in cui chiede che si proceda alla vendita di tali beni. Il giudice fissa delle aste, a distanza di qualche settimana o mese l’una dall’altra, e infine la procedura prende il suo corso. Se alle aste nessuno si presenta (cosa verosimile visto che di esse non è prevista alcuna forma di pubblicità), i beni vengono restituiti al debitore (dietro pagamento delle spese di apprensione e deposito) e la procedura si chiude. Se invece dovessero esservi delle offerte, il ricavato dalla vendita viene erogato al creditore.

Di solito la procedura non dura meno di sei/dieci mesi dal momento della notifica dell’atto di precetto.

Pignoramento immobiliare

Se il debitore ha un immobile di proprietà esclusiva, il pignoramento immobiliare è sicuramente l’arma più convincente: nessuno vuol perdere la casa per un debito che riesce a pagare. Se però il debitore ha solo una quota, le cose si complicano perché, se il bene non può essere diviso in natura, andrà venduto ma il creditore si potrà soddisfare solo sulla parte di ricavato proporzionale a tale quota. In più ci sarà da fare le notifiche ai contitolari con la speranza che questi non mettano i bastoni tra le ruote.

Il pignoramento immobiliare è quello più lungo. Non solo perché ci sono una serie di certificati da depositare prima dell’avvio del procedimento e perché lo stesso non può essere intrapreso se, dopo l’atto di precetto, non viene notificato l’atto di pignoramento vero e proprio; ma anche e soprattutto perché le aste sono spesso deserte, almeno le prime, e tra l’una e l’altra spesso decorrono mesi. Un pignoramento immobiliare può durare anche diversi anni. Non è comunque detto che l’immobile si venda. In caso di insuccesso, la procedura si chiude e il creditore dovrà scegliere altre vie.

Pignoramento presso terzi

La via preferibile è sempre pignorare il conto corrente, lo stipendio, la pensione o i canoni di affitto percepiti dal debitore. Ammesso che ne abbia. Il creditore comunque ne può venire a conoscenza chiedendo al Presidente del Tribunale di consultare l’anagrafe tributaria e dei conti correnti da cui risulteranno tutti gli averi dell’avversario.Qui non c’è la spada di Damocle dell’asta e una volta individuate le somme queste verranno trasferite direttamente al creditore. Chiaramente bisogna attendere i tempi tecnici che non sono quasi mai inferiori a un anno. Difatti la procedura inizia con un atto di pignoramento che va notificato sia al debitore che al terzo. Ci sarà, dopo alcune settimane (in alcuni tribunali ci vogliono mesi) un’udienza davanti al giudice che assegna le somme pignorate. Una volta emesso il provvedimento di assegnazione, questo va notificato al debitore affinché adempia.

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2 Commenti

  1. Se sul conto corrente affluisce solo la pensione e magari questa vivente pignorata alla fonte nella misura di 1/5, la differenza accreditata al debitore può essere prelevata mensilmente in attesa che il giudice del l’esecuzione si pronunci?
    Altrimenti il debitore come fa ad affrontare le spese quotidiane di alimenti canone locazione , medicine ecc.?
    Non avendo altre entrate e una cessione volontaria in corso? E’ possibile una risposta? Grazie

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