Diritto e Fisco | Editoriale

Come aprire partita Iva

12 Giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Giugno 2018



L’apertura della Partita Iva richiede particolari competenze? Quali sono i costi? Quali gli adempimenti necessari? Guida pratica.

Hai aperto la tua attività o stai iniziando a svolgere la tua professione e ti chiedi come aprire la partita Iva? Ti domandi se i costi saranno molto elevati, se le procedure saranno lunghe e richiederanno tanto tempo? Scopriamolo insieme. Innanzitutto, cos’è la partita Iva?

La Partita Iva è un insieme di numeri che identificano una persona fisica o una società. In particolare, si tratta di undici numeri totali di cui, i primi sette, collegano la partita Iva al suo titolare, i successivi tre corrispondono al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo ha una funzione di controllo.

I soggetti obbligati ad aprire la partita Iva sono tutti coloro che svolgono attività in forma autonoma, ossia come liberi professionisti, oppure le imprese di beni o servizi. Si tratta cioè, di quei soggetti che non hanno un reddito da lavoro dipendente e, dunque, sono tenuti ad adempiere i propri obblighi fiscali con “imposizione fiscale diretta” (Iva). Non sono, invece, obbligati all’apertura della partita Iva coloro che non superano il reddito annuale di 5 mila euro.

Passaggi pratici

Per aprire una partita Iva occorre presentare la richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà poi ad attribuire, al richiedente, il codice di undici cifre necessario per la sua identificazione.

E’ necessario compilare il cosiddetto Modello AA9/12 in caso di persone fisiche 

o il cosiddetto Modello AA7/10 in caso di soggetti diversi

Questi modelli possono essere agevolmente scaricati sul sito web dell’Agenzia delle Entrate o del Ministero dell’Economia e delle Finanze e, nel file (in formato PDF) che scaricherete, potete trovare – nella parte finale – le istruzioni necessarie ai fini della compilazione

Una volta compilato il modulo, come posso consegnarlo?

Puoi recarvi fisicamente presso l’ufficio apposito dell’Agenzia delle Entrate più vicino, portando con voi un documento d’identità;

– potete inviare una raccomandata A/R nella quale dovete allegare, oltre al modulo compilato, la fotocopia di un documento d’identità in corso di validità;

– potete presentare la domanda tramite internet. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, infatti, è possibile scaricare il modulo, compilarlo ed inviarlo attraverso una casella di posta elettronica certificata (PEC), dopo averlo firmato digitalmente. In tal caso, ovviamente, è necessario essere titolari di una firma digitale;

Il secondo ed il terzo metodo, sebbene più veloci, presentano un indiscutibile svantaggio in quanto la presentazione della partita Iva comporta, necessariamente, la scelta del cosiddetto codice ATECO (su cui ci soffermeremo più avanti), ossia di un codice specifico relativo all’attività che avete deciso d’intraprendere. Inoltre, occorre scegliere il regime fiscale al quale si desidera aderire (agevolato o ordinario). Ne consegue che, mentre presentando la domanda tramite raccomandata o a mezzo internet, si possono fare errori, recandosi di persona all’Agenzia delle Entrate per la consegna, è possibile interagire con un impiegato che potrà aiutarvi ed indirizzarvi nella scelta più adatta alle vostre esigenze.

Se, al contrario, avete già le idee chiare su codice ATECO e regime fiscale, sicuramente la via più rapida è quella dell’utilizzo della raccomandata o del sito internet, evitando, così, anche eventuali code agli sportelli dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Come accennavamo, al momento dell’apertura della partita Iva, occorre scegliere il codice ATECO dell’attività che s’intende svolgere (così come, in caso di variazione dell’attività, si dovrà procedere alla comunicazione del nuovo codice identificativo dell’attività).

Il codice Ateco per la classificazione delle attività economiche (da qui la sigla “Ateco”: Attività ECOnomiche) introdotto nel 2008, è un codice che si può reperire visualizzando la relativa tabella e che individua il tipo di attività che andrete a svolgere.

Questa classificazione delle attività è composta da una struttura gerarchica a cinque livelli ad albero che indicano sezioni, divisioni, gruppi, classi, categorie e sotto categorie. Dovrete, cioè, partire da una sezione generica (per esempio, “costruzioni”). A questo punto, si aprirà un menù con più sottocategorie (per esempio, “costruzione di edifici” o “ingegneria civile” ecc…), dovrete scegliere la vostra categoria di riferimento, fino ad arrivare ad una classificazione dettagliata che descriva l’esatta attività svolta dall’impresa. E se la mia attività ricade in più categorie Ateco?

Se un’impresa svolge un’attività che ricade in più categorie Ateco, è necessario verificare quante sono queste categorie. Se sono solo due, occorre vedere quale, tra le due posizioni, incide maggiormente dal punto di vista produttivo: quella che, quindi, supera più del 50% è assunta come attività prevalente e determina la classificazione definitiva. Se, invece, la classificazione ricade in più di due posizioni possibili e nessuna incide più dell’altra, per l’esatta determinazione del codice si deve utilizzare il cosiddetto metodo “top down” ossia un principio gerarchico secondo cui la classificazione di un’unità al livello più basso deve essere coerente con quello più alto della struttura.

Siccome l’individuazione del codice Ateco non è sempre agevole, il sito web dell’Istat ha messo a disposizione un metodo di ricerca rapida del codice attraverso l’inserimento di una descrizione sintetica dell’attività svolta (per esempio, “psicologia” nel caso in cui volete aprire la partita Iva per svolgere la professione di psicologo). In questo modo vi sarà fornito immediatamente il codice di riferimento.

Cosa succede se indico un codice Ateco sbagliato?

Niente d’irreparabile. Chi riceverà la vostra richiesta di apertura della partita Iva, vi avviserà dell’errore e, nel caso in cui vi siate presentati fisicamente all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, provvederanno immediatamente a modificarlo con il codice corretto.

Lavoratore autonomo o imprenditore individuale?

Uno dei primi quesiti che deve essere affrontato quando si apre una partita Iva è quello di domandarsi se si appartiene alla categoria dei lavoratori autonomi o a quella degli imprenditori individuali. Si tratta, infatti, di una differenza significativa in quanto ha anche risvolti pratici rilevanti (per esempio, solo l’imprenditore – e non anche il lavoratore autonomo – ha l’obbligo d’iscriversi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio).

L’imprenditore individuale è un soggetto appartenente alla categoria degli artigiani (per esempio, l’elettricista o il panettiere) o commercianti.

Il lavoratore autonomo, invece, è un professionista (che può essere o non essere iscritto ad un ordine professionale) che non necessita dell’iscrizione alla Camera di commercio. Si tratta dei giornalisti, degli psicologi, degli avvocati ecc…

Altra differenza tra le due macro-categorie sta nel fatto che, mentre l’imprenditore individuale deve iscriversi all’Inps (nell’apposita gestione dedicata agli artigiani o ai commercianti), generalmente i professionisti sono obbligati ad iscriversi alla cassa previdenziale di riferimento del proprio Ordine. Se, questi ultimi, non appartengono a nessun Ordine, devono versare i contributi alla gestione separata Inps.

Infine, il lavoratore autonomo paga l’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) sul proprio reddito annuale, calcolato come differenza tra compensi incassati nell’anno ed i costi deducibili pagati nell’anno stesso. Viceversa, l’imprenditore individuale paga l’Irpef sul proprio reddito annuale d’impresa, calcolato come differenza tra ricavi e costi.

La partita Iva agevolata

Si tratta di una partita Iva a regime fiscale agevolato alla quale si può aderire in presenza di tre requisiti fondamentali:

– il richiedente non deve aver svolto un’attività come lavoratore dipendente nei tre anni precedenti alla richiesta di apertura della partita Iva;

– il richiedente non deve aver svolto un’attività simile, nemmeno in qualità di lavoratore subordinato;

– il richiedente non deve superare un fatturato di circa 30.000 € all’anno;

Ma come si apre la partita Iva con regime agevolato?

L’iter procedurale è identico a quello previsto per l’apertura della partita Iva “classica”: compilazione del modulo (con individuazione del codice Ateco) ed invio della documentazione all’Agenzia delle Entrate.

L’unica differenza sta nel fatto che, in presenza dei requisiti necessari per aderire al regime dei minimi, è necessario e sufficiente apporre una crocetta su una specifica casella che si trova sull’apposito modulo

.

Il modello su cui indicare la predetta comunicazione di adesione al regime fiscale agevolato deve essere presentato entro trenta giorni dall’inizio dell’attività. Tale inizio, tuttavia, non coincide necessariamente con l’apertura della partita Iva ma è calcolato dal momento in cui il lavoratore inizia ad emettere fatture. Da quel momento, il regime fiscale scelto vincola il richiedente per un anno.

Quali vantaggi presenta? È indubbiamente un regime fiscale molto vantaggioso, perché:

– prevede il versamento di un unico contributo sostitutivo d’imposta, costituito solo dal 5% del reddito, ossia di ciò che resta dopo aver sottratto i costi dell’attività dalle entrate;

– non obbliga a tenere i registri contabili che, invece, sono obbligatori in caso di partita iva ordinaria. E’ sufficiente, infatti, conservare le fatture relative all’attività. E gli svantaggi?

Più che di svantaggi, si può parlare di limiti. Le spese totali per i beni necessari alla gestione dell’attività non possono superare i 15.000€. Il reddito annuo non può superare i 30.000€. Inoltre, non è possibile l’assunzione di personale.

Si tratta, comunque, di un regime fiscale molto conveniente, soprattutto per i giovani professionisti e le nuove imprese.

Regolarizzazione della posizione previdenziale

Avete seguito l’intero iter procedurale e, finalmente, avete aperto la partita Iva. Tuttavia il percorso utile per poter esercitare regolarmente la vostra attività non è ancora terminato. Occorre, infatti, regolarizzare la propria posizione nei confronti dell’ente previdenziale, la cui individuazione dipende dalla categoria professionale di appartenenza.

Per esempio, se il lavoratore autonomo è un professionista senza una cassa di riferimento, dovrà eseguire l’iscrizione presso l’Inps. Viceversa, se il lavoratore autonomo è un professionista con apposito albo (per esempio, l’avvocato), l’istanza di iscrizione deve essere trasmessa alla Cassa previdenziale dell’Ordine.

I costi

Hai finalmente deciso di aprire la tua attività e, quindi, la tua partita Iva ma sei preoccupato dei costi che dovrai affrontare? Vediamo a cosa puoi andare incontro.

Sarai contento di sapere che aprire una partita Iva è totalmente gratuito, ad eccezione dei costi dovuti per diritti di segreteria e imposta di bollo (i relativi costi possono essere visualizzati nella sezione “importi” al momento della spedizione della pratica tramite web).

Ciò non significa, tuttavia, che non ci siano dei costi di gestione che variano a seconda del regime scelto, ossia ordinario o agevolato.

In caso di regime forfettario (regime fiscale agevolato) è applicata un’aliquota sostitutiva Irpef e Iva al 5% per i primi cinque anni e che passa, poi, al 15% a partire dal sesto anno. Per quanto riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa (quindi iscritti alla gestione separata Inps), l’aliquota contributiva è del 27,72% ma è prevista la possibilità di adottare un regime Inps agevolato, che prevede il minimale ridotto del 35% da pagare in tre rate trimestrali.

In caso di regime ordinario, i costi di mantenimento della partita Iva sono certamente maggiori. In particolare, ci saranno costi per la Camera di commercio, costi Irpef, costi di gestione separata Inps o cassa professionale, Irap ed Iva (Imposta sul Valore Aggiunto).

Partita Iva a costi zero

Dal 2018 le imprese possono aprire la partita Iva on line gratuitamente grazie all’istituto della Comunicazione Unica del Registro delle Imprese, in particolare tramite un software gratuito (chiamato ComUnica Impresa). Una volta terminata la compilazione, il Registro delle Imprese invia automaticamente, all’indirizzo PEC (Posta Elettronica Certificata) dell’impresa, la ricevuta valida per l’avvio dell’impresa. A questo punto, la Camera di commercio, entro cinque giorni, comunica l’iscrizione all’indirizzo PEC dell’impresa.

Per procedere all’apertura della Partita Iva on line con ComUnica sono necessari due strumenti:

– la firma digitale;

– le credenziali Telemaco, che possono essere richieste presso Ordini professionali o associazioni di categoria o registrandosi sul sito web del registro delle imprese;

La partita Iva comunitaria

Se, già al momento dell’apertura della partita Iva, sapete di dover procedere ad acquisti o vendite con altri Stati dell’Unione Europea, dovete chiedere l’iscrizione all’archivio Vies, ossia un registro telematico che consente agli operatori economici ed al Fisco di controllare l’effettiva esistenza della partita Iva e le necessarie autorizzazione ad operare di chi vende o acquista tra paesi aderenti all’Unione Europea. Per iscriversi all’archivio Vies è sufficiente selezionare la voce “Operazioni intracomunitarie” nel modello AA9 utilizzato per l’apertura della Partita Iva. Il tutto avviene gratuitamente, senza alcun costo aggiuntivo. E se possiedo già una partita Iva?

Nessun problema. Potete chiedere l’iscrizione all’archivio Vies anche dopo l’apertura della partita Iva, semplicemente spendendo una lettera raccomandata A/R all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate di competenza. Si può sapere se una partita Iva è comunitaria?

Si. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è possibile selezionare uno stato membro dell’Unione Europea e digitare il numero da verificare. A quel punto, potrete sapere se il codice Iva è valido, i dati relativi alla denominazione del titolare della partita Iva ed il suo indirizzo.


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