Diritto e Fisco | Editoriale

Un nullatenente paga l’avvocato?

3 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 luglio 2018



Chi non ha reddito deve pagare il proprio avvocato? In caso di soccombenza, il nullatenente paga l’avvocato di controparte? Come accedere al gratuito patrocinio?

La Costituzione italiana garantisce a tutte le persone il diritto alla difesa, cioè il diritto ad avere un avvocato per tutelare in giudizio i propri diritti e le proprie ragioni. Il problema, però, è che gli avvocati costano: la loro parcella, nei procedimenti più importanti, può raggiungere importi molto elevati. Come può permettersi un avvocato chi a mala pena arriva a fine mese? La Costituzione ha pensato anche a questo: alle persone più povere sono ugualmente assicurati i mezzi per agire e difendersi in tribunale.

Con questo articolo vedremo come una persona priva (o quasi) di reddito possa permettersi un difensore e, soprattutto, se un nullatenente paga l’avvocato, proprio o di controparte.

Patrocinio a spese dello Stato: cos’è?

Per consentire anche ai nullatenenti di essere assistiti da un avvocato la legge italiana, in ossequio a quanto stabilito dalla Costituzione, ha previsto l’istituto del patrocinio a spese dello Stato. Di cosa si tratta? Spieghiamolo con parole semplici.

il patrocinio a spese dello Stato (normalmente conosciuto come gratuito patrocinio) consente anche a chi non ha i mezzi economici per farvi fronte di essere assistiti in un procedimento giudiziario da un avvocato la cui parcella verrà pagata dallo Stato. Il gratuito patrocinio è un istituto che trova riferimento direttamente nella Costituzione, secondo cui sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione [1]. La legge prevede che si possa accedere al patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario [2].

Attualmente, può essere ammesso al patrocinio chiunque sia titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.528,41 euro (i limiti di reddito sono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat). Se l’istante convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.

Per quali processi un nullatenente può chiedere il gratuito patrocinio?

Secondo la legge, è assicurato il gratuito patrocinio nel processo penale per la difesa del nullatenente indagato, imputato, condannato, persona offesa da reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile, ovvero, civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

È, inoltre, assicurato il gratuito patrocinio nel processo civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, per la difesa del cittadino non abbiente quando le sue ragioni risultino non manifestamente infondate. In poche parole, il nullatenente potrà sempre avere un difensore che lo assista.

Nullatenente: come chiedere il gratuito patrocinio?

Accertata la sussistenza dei requisiti sopra menzionati, l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve essere inoltrata dall’avvocato di fiducia. Le modalità sono diverse a seconda che si tratti di procedimento civile o penale:

  • nel primo caso, l’istanza di ammissione va presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui deve incardinarsi il processo. Allo stato, gran parte dei Consigli dell’Ordine accettano solamente l’invio telematico;
  • nel secondo caso, invece, l’istanza deve essere presentata all’ufficio del magistrato innanzi al quale pende il processo.

Nullatenente: quando non può accedere al gratuito patrocinio?

Alle regole sopra elencate seguono delle eccezioni: non possono accedere al gratuito patrocinio i soggetti che, pur essendo nullatenenti, sono stati condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, spaccio di sostanze stupefacenti, associazione dedita al narcotraffico, nonché per i reati commessi avvalendosi degli strumenti intimidatori tipici delle associazioni mafiose oppure per favorire una di dette associazioni.

Un nullatenente paga le spese dell’avvocato di controparte?

È noto a tutti che, al termine di un processo, la parte soccombente è chiamata (di norma) a pagare le spese processuali sopportate dalla parte vittoriosa, tra cui anche le spese legate alla parcella dell’avvocato.  Orbene, il fatto di aver ottenuto il gratuito patrocinio non dispensa il nullatenente dall’obbligo di pagare le spese processuali all’avversario in caso di sconfitta: una situazione di reddito scarso o nullo, infatti, non giustifica l’aver intrapreso una causa temeraria. Per questa ragione, il giudice può condannare la parte ammessa al beneficio a restituire i costi del giudizio sopportati dall’avversario.

note

[1] Art. 24 Cost.

[2] Decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002.

Autore immagine: Pixabay.com


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